Ad Avellino il leader della Pfm, Mussida. Ma non per suonare

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Franco Mussida, il leader e fondatore di uno dei più grandi gruppi rock di sempre della scena italiana, la Premiata Forneria Marconi, o più semplicemente la Pfm, sarà domani ad Avellino. Ma non per un concerto. Nessuna esibizione. Non imbraccerà con la sua straordinaria abilità la consueta chitarra. E neppure canterà. Il grande artista sarà in città per parlare della vita dietro le sbarre, nell’ambito di un convegno organizzato dalla Camera penale irpina, presieduta dall’avvocato Luigi Petrillo, su “Marcire in galera: la pena come vendetta”.

Franco Mussida da anni collabora con il carcere di San Vittore a Milano. Si occupa in particolare dell’umanizzazione delle condizioni di detenzione. Una scelta importante, e un impegno portato avanti senza le fanfare dell’auto celebrazione.

All’incontro, che si svolgerà nella sala blu del Carcere Borbonico, oltre a Franco Mussida, parteciperanno due autorevoli componenti della Giunta dell’Unione Camere Penali, il professor Nicola Mazzacuva e l’avvocato Giuseppe Guida. Insieme a loro anche l’avvocato Gennaro Santoro del Comitato direttivo dell’Associazione Antigone, il più importante osservatorio italiano del pianeta carcere, il professor Daniele Negri, ordinario di procedura penale all’università di Ferrara e il direttore del carcere di Avellino, Claudio Pastena.

La questione carcere è di grande attualità. Il convegno prende forse lo spunto da una frase pronunciata dal ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che qualche settimana fa, riferendosi a persone che erano state arrestate, ha detto: devono marcire in galera. Una battuta infelice, anche perché il carcere ha una funzione riabilitativa. E’ una pena, certo. Ma non prevede che il detenuto marcisca.

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