Chi ha la Naspi deve sempre dichiarare il reddito

Chi ha la Naspi deve sempre dichiarare il reddito: la norma vale per tutti gli iscritti alla gestione separata e deve farlo anche se il reddito è pari a zero. Lo ha comunicato l'Inps che ha aggiornato il modulo online. L'obbligo è valido per chi si è iscritto alla gestione separata prima o dopo aver ricevuto l'indennità.

4' di lettura

Chi è iscritto alla gestione separata dell’Inps e ha presentato una domanda di Naspi deve ricordare di dichiarare il suo reddito presunto.

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“Sempre” significa anche quando è pari a zero. Lo ha reso noto l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale nel messaggio numero 3608/2021.

Vediamo nel dettaglio di cosa sui tratta e perché è stata adottata questa decisione.

Naspi e dichiarazione del reddito all’Inps

C’è un articolo di legge che chiarisce le ragioni del messaggio inviato dall’Inps (articolo 10, comma 1 del decreto legislativo numero 22 del 2015).

In questa norma si spiega: se un assistito che riceve l’indennità Naspi avvia una attività lavorativa autonoma o un qualsiasi tipo di impresa individuale e ricava un reddito annuo inferiore a 4.800 euro, deve comunicarlo all’Inps.

E deve farlo entro un mese dall’avvio della sua attività.

Perché questa disposizione?

Lo spiega lo stesso ente di previdenza: la comunicazione del reddito (anche presunto) serve all’Inps per ridurre, eventualmente, la prestazione di disoccupazione (la Naspi, appunto), dell’80% del reddito previsto che deriva dall’attività lavorativa.

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Naspi, per chi esiste l’obbligo

L’obbligo di dichiarare il reddito viene imposto nell’ipotesi che l’attività lavorativa autonoma sia successiva alla liquidazione della Naspi (per intenderci, mentre si riceve l’indennità). Ma non solo.

L’obbligo per l’assistito esiste anche se il lavoro autonomo è preesistente alla cessazione involontaria del rapporto di lavoro che ha poi portano alla concessione della Naspi.

Queste regole si applicano anche nel caso l’assicurato che ha richiesto la Naspi sia iscritto alla gestione separata prima della data di presentazione della domanda per ricevere l’indennità di disoccupazione.

In questo caso l’interessato può svolgere l’attività lavorativa in forma autonoma (e si intende anche la collaborazione coordinata e continuativa oltre all’attività di dottorato o assegno di ricerca con borsa di studio), ma a una precisa condizione: deve comunicare all’Inps il reddito potenziale che ricava dal suo lavoro.

Naspi, anche se la dichiarazione è zero

L’ente di previdenza ha poi spiegato nel messaggio che la comunicazione deve essere effettuata anche per il solo fatto di essere iscritti alla gestione quando è stata inviata la domanda per la Naspi.

E quindi anche se non c’è ancora un contratto di collaborazione in vigore o non si stanno svolgendo attività che prevedono l’obbligo del versamento di contributi.

Per essere chiari: anche se il reddito sia pari a zero.

Naspi, la domanda online

Proprio per questi motivi l’Inps ha anche spiegato che è stata aggiornata la domanda di Naspi online. All’interno del modulo è stata resa obbligatoria, se appunto c’è una iscrizione alla gestione separata, la dichiarazione del reddito presunto. E, lo ribadiamo, anche se è pari a zero.

Cos’è la Naspi

La Naspi (Nuova assicurazione sociale per l’impiego) è, lo ricordiamo, una indennità mensile di disoccupazione che è stata introdotta nel marzo del 2014.

L’indennità spetta ai lavoratori con rapporto di lavoro subordinato che hanno perduto involontariamente l’occupazione.

Possono accedere a questa prestazione anche:

  • apprendisti;
  • soci lavoratori di cooperative con rapporto di lavoro subordinato con le medesime cooperative;
  • personale artistico con rapporto di lavoro subordinato;
  • dipendenti a tempo determinato delle pubbliche amministrazioni.

Qual è l’importo della Naspi

La Naspi è pari al 75% della retribuzione media mensile degli ultimi 4 anni. Se appunto la retribuzione non è inferiore a 1.227,55 euro (per il 2021).

Se invece la retribuzione media è superiore a quell’importo, il calcolo parte sempre dal 75% dell’importo di riferimento (che è sempre di 1,227,55 euro), più il 25% della differenza tra la media mensile e quel limite stabilito per legge.

In qualsiasi caso, comunque, la Naspi non può superare i 1.335,40 euro (per il 2021). La cifra viene rivalutata ogni anno in base alle variazioni dell’indice Istat.

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