Ci risiamo, far west Gratteri: Procuratore delle due Calabrie

Nicola Gratteri, ci risiamo. Orbene, se l'ipotesi d'accusa regge, il merito è del Procuratore della Repubblica e degli Inquirenti. Se viene castigata e cancellata dalla vita e dalla Storia, riservandola all'oblio per evitare residui di ipotesi smentite, la colpa è dei giudici soltanto.

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Dinanzi a Giovanni Bianconi, giornalista del Corriera della Sera, che gli ha chiesto “perché le indagini della sua Procura con decine o centinaia di arresti vengono spesso ridimensionate dal Tribunale del Riesame o nei diversi gradi di giudizio?”, Gratteri, super Procuratore delle Calabrie, non ha per nulla indietreggiato. Anzi ha randellato, da far suo, piccato: “i Gip mi danno ragione”, ha chiosato.

Come se la Giustizia fosse una questione di ragione o torti, da attribuire all’uno o all’altro.

E nemmeno alle parti private – imputati e parti civili, attori o convenuti – bensì, e più curiosamente, agli stessi soggetti che concorrono alla sua amministrazione e realizzazione. Il pubblico ministero ha ragione e l’avvocato ha torto, dunque. O viceversa, ha ragione l’avvocato e torto il pubblico ministero.

Ma il procedimento penale è strumento per attribuire torti e ragioni o per accertare l’esistenza, per lo più, di responsabilità in capo ad un imputato, previa osservanza di regole e divieti?

E quello civile? Per far sfogare i belligeranti procuratori costituiti, per poi bacchettarli? O per dirimere, invero, controversie ed accogliere o rigettare domande dei cittadini?

Un fiume in piena, è un fiume in piena. E non si può certo affermare, senza rischiare immediatamente la smentita, che il Procuratore Gratteri non lo sia: “se altri giudici scarcerano nelle fasi successive non ci posso fare niente, ma credo che la storia spiegherà anche queste situazioni”.

A questo punto, l’interrogativo del giornalista, atteso come pioggia al deserto, arriva: che significa? Ci sono indagini in corso? Pentiti ‘ndranghetisti che parlano anche di giudici?

All’attesa domanda, succede la scontata risposta: “Su questo ovviamente non posso rispondere”.

Come in politica, così nella giustizia, così ancora nella società ed in economia, quando la volpe non arriva all’uva, è solo perché si palesa acerba.

Orbene, se l’ipotesi d’accusa regge, il merito è del Procuratore della Repubblica e degli Inquirenti.

Se viene castigata e cancellata dalla vita e dalla Storia, riservandola all’oblio per evitare residui di ipotesi smentite, la colpa è dei giudici.

Insinuazioni, quelle del Super Procuratore delle Calabrie, sui numerosi magistrati del Riesame e della Cassazione che hanno ammaccato o azzerato le sue di ipotesi accusatorie.

Come nel caso dell’ex Presidente della Calabria Oliverio, assolto qualche giorno fa da accuse che lo avevano rinchiuso in un Comune e cancellato dalla vita, propria e politica.

Non sono, quindi, le indagini errate, iniziate male e finite peggio, a volte inutili, altre volte superflue, altre volte ancora fuori dalla grazia del diritto. Bensì i giudici ad essere, nella migliore delle ipotesi, stonati, nella peggiore collusi, in quella deprecabile corrotti.

Come accadde a Napoli. Tribunale del Riesame e Direzione Distrettuale Antimafia, un legame non sempre bucolico, spesso impetuoso.

Si arrivò a sottoporre ad intercettazione i giudici addirittura nella camera di consiglio perchè l’ipotesi era che fossero troppo “allegri” nell’annullare le ordinanze applicative delle misure cautelari chieste ed ottenute dalla DDA, non certo che, sempre in ipotesi, fossero viziate le indagini stesse e, dunque, illegittimi i provvedimenti custodiali.

Questa è la storia, che pochi raccontano, ancor meno ricordano.

Soldi pubblici spesi, a beveroni. Vite cancellate, a zeffunno. Onore e dignità, in uno a lavoro e famiglia, eliminati con un tratto di penna; anzi, oggi, con un click sul tasto invio.

È il sistema, Signori!

Epperò, “a fare a gara a fare i puri, troverai sempre uno più puro…che ti epura”, diceva Nenni, Padre della Repubblica, socialista.

Un uomo per bene, come tanti ai suoi tempi, di cui oggi possiamo solo ammirare il fulgido folgore, a distanza, con mestizia.

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