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Niente mantenimento moglie invalida che lavora

Scopri se viene erogato il mantenimento alla moglie con invalidità che lavora: qual è la decisione della Cassazione in merito a questa situazione?

di Cassandra Testa

Dicembre 2023

Mantenimento alla moglie con invalidità che lavora: vediamo nel dettaglio cosa dice la normativa per questi specifici casi. (scopri le ultime notizie su Invalidità e Legge 104, categorie protette, diritto del lavoro, sussidi, offerte di lavoro e concorsi attivi. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Viene erogato il mantenimento alla moglie con invalidità che lavora?

La Corte di Cassazione, nella sentenza del 20 aprile 2023, n. 10702, ha respinto l’appello di una donna cui era stato negato l’assegno di divorzio. La decisione si basava sulla mancanza di prove dell’insufficienza dei suoi guadagni e l’assenza di altri criteri validi per giustificare la richiesta di supporto economico dall’ex marito.

La Corte d’Appello di Roma aveva annullato l’assegno di divorzio precedentemente stabilito, contrariamente alla decisione iniziale. Nonostante la donna fosse stata dichiarata invalida dopo un intervento di isterectomia, continuava a lavorare come psicoterapeuta, guadagnando circa 1.000 euro al mese. L’ex marito, guadagnando 2.500 euro al mese, pagava 400 euro mensili per il sostegno di una figlia nata da un precedente matrimonio.

La Corte territoriale aveva stabilito che non spettasse alcun assegno alla donna. La decisione si basava sulla durata relativamente breve del matrimonio (dieci anni), sulla mancanza di sacrifici professionali da parte di entrambi i coniugi a beneficio dell’altro, e sull’assenza di un aspetto assistenziale.

In appello, la donna ha sottolineato la mancata considerazione delle sue condizioni di salute e della sua incapacità lavorativa. Ha, inoltre, argomentato che avrebbe dovuto essere presa in considerazione la durata non breve del matrimonio, la sua età avanzata (sessant’anni), la mancanza di una proprietà immobiliare, e il suo contributo alla creazione del patrimonio familiare e di quello del coniuge, incluso l’investimento di denaro (anche tramite prestiti familiari) per la ristrutturazione e l’arredamento della casa di proprietà dell’ex marito.

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Quali sono state le motivazione della decisione della Corte di Cassazione?

Nella sua decisione sul caso di divorzio in questione, la Corte di Cassazione ha ribadito un principio già stabilito nella sentenza n. 12287/2018 della Corte di Cassazione, Sezioni Unite Civili.

Questo principio stabilisce che, dopo la dissoluzione del matrimonio, ogni ex coniuge dovrebbe idealmente provvedere al proprio sostentamento. Tuttavia, si ammettono eccezioni in caso di incapacità di autosufficienza di uno degli ex coniugi o se durante il matrimonio si è verificato uno spostamento patrimoniale ingiusto, che necessita di un adeguamento tramite l’assegno divorzile, con funzione compensativa e perequativa.

Una situazione che giustifica tale assegno si verifica quando un coniuge ha sacrificato le proprie aspirazioni professionali per supportare la carriera dell’altro o per dedicarsi esclusivamente alla gestione della famiglia.

In mancanza di prove di tali circostanze, l’assegno può essere giustificato solamente da una necessità assistenziale, nel caso in cui il coniuge più vulnerabile non disponga di mezzi adeguati per garantirsi un tenore di vita dignitoso o non sia in grado di procurarseli a causa di motivi oggettivi.

Nel caso specifico, per quanto riguarda l’aspetto perequativo-compensativo dell’assegno, la Corte d’Appello ha osservato che nessuno dei due ex coniugi aveva fatto sacrifici per favorire la carriera dell’altro o per contribuire alla formazione di un patrimonio familiare condiviso.

Per quanto riguarda l’aspetto assistenziale dell’assegno, la Corte d’Appello ha valutato adeguatamente le condizioni di salute della donna, notando che la sua malattia oncologica risaliva al periodo del matrimonio e che, nonostante il divorzio e un riconoscimento di invalidità del 75%, continuava a lavorare come libera professionista, dichiarando un reddito mensile di circa 1.000 euro, considerato però poco credibile in relazione alle spese sostenute.

Quando spetta l’assegno divorzile?

L’assegno divorzile, il sostegno economico che un coniuge può ricevere dall’altro dopo il divorzio, dipende da vari fattori. Esso è dovuto quando esiste una disparità economica significativa tra i due ex coniugi e se il coniuge con reddito inferiore non è in grado di mantenersi autonomamente.

Tuttavia, non è automaticamente garantito se il coniuge meno abbiente ha risorse sufficienti per rendersi autonomo. Per esempio, un’insegnante con uno stipendio mensile di 1.500 euro non avrebbe diritto a un assegno se l’ex marito è molto più ricco, poiché la sola differenza di reddito non legittima il riconoscimento dell’assegno.

Il giudice deve anche considerare se la disparità economica sia il risultato di scelte comuni prese durante il matrimonio, come nel caso in cui un coniuge abbia sacrificato le proprie opportunità professionali per dedicarsi alla famiglia. Questo potrebbe includere la decisione di diventare casalinga o di lavorare part-time per gestire meglio la famiglia e i figli.

Mantenimento alla moglie con invalidità che lavora
Mantenimento alla moglie con invalidità che lavora – L’immagine mostra una coppia che sta litigando davanti a un avvocato.

Inoltre, anche l’età del coniuge richiedente e la durata del matrimonio sono fattori importanti. Un coniuge più giovane con potenziale lavorativo, anche in caso di disoccupazione o difficoltà economiche, potrebbe non avere diritto all’assegno.

In un matrimonio di breve durata, è meno probabile che il coniuge economicamente più debole abbia perso il contatto con il mondo del lavoro in modo così significativo da giustificare l’erogazione dell’assegno.

L’assegno di mantenimento è più probabile in situazioni dove un coniuge si è dedicato completamente alla famiglia, perdendo il contatto con il mondo del lavoro per un lungo periodo, al punto di non potersi più mantenere autonomamente dopo il divorzio.

FAQ su mantenimento alla moglie con invalidità che lavora

Quando non spetta l’assegno di mantenimento alla moglie?

Nel caso in cui una donna sia in grado di provvedere autonomamente a se stessa, non avrà automaticamente diritto a ricevere un assegno di mantenimento dopo il divorzio. Tuttavia, questo diritto sarà garantito ai figli minori, a quelli con disabilità, o a quelli maggiorenni che, senza colpa, non sono in grado di sostentarsi economicamente.

Come si può togliere l’assegno di mantenimento alla moglie?

Per richiedere una modifica dell’importo dell’assegno di mantenimento o divorzile, esistono due approcci: il primo è presentare un ricorso giudiziale al tribunale, situazione che si verifica quando marito e moglie non riescono a raggiungere un accordo, dando così avvio a un processo legale. Il secondo modo è tramite un ricorso congiunto, applicabile quando entrambe le parti si trovano in accordo riguardo all’assegno di mantenimento.

Quanto spetta alla moglie separata del TFR?

A differenza del coniuge separato che non ha diritto a ricevere una parte del trattamento di fine rapporto (TFR), il coniuge che abbia inoltrato una richiesta di divorzio, che si trovi in un procedimento di divorzio in corso, o che abbia già ottenuto una sentenza di divorzio, può legittimamente richiedere fino al 40% del TFR accumulato dall’altro coniuge.

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