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Niente mantenimento se l’ex rifiuta il lavoro

Niente mantenimento se l'ex rifiuta il lavoro: una sentenza della Cassazione impone una nuova stretta all'assegno.

di The Wam

Febbraio 2023

Niente mantenimento se l’ex rifiuta il lavoro senza una giustificazione valida. Lo ha sancito la Corte di Cassazione in una sentenza del 23 gennaio. (scopri le ultime notizie su agevolazioni economiche e diritti per la famiglia. Leggi su Telegram le novità su educazione, cura e salute dei figli, gravidanza, consigli per neo-mamme e relazioni familiari. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

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L’ex coniuge può dunque perdere il diritto di ricevere l’assegno di mantenimento se si rifiuta una seria offerta di lavoro. Per i giudici dell’Alta Corte questo rifiuto viola i doveri post coniugali.

Tra questi doveri c’è quello, appunto, dell’autodeterminazione e dell’autoresponsabilità

Scopri la pagina dedicata all’Assegno unico per conoscere altri diritti e agevolazioni.

In pratica, così stabilisce la normativa, i due ex coniugi dopo la separazione, se non ci sono altri problemi (come ad esempio una salute precaria o l’invalidità)  hanno il dovere di rendersi autonomi.

E quindi, se si rifiuta un lavoro serio, ben retribuito e stabile, non si può pretendere il diritto che venga versato l’assegno di mantenimento.

Su questo argomento puoi leggere un post sull’assegno di mantenimento 2023: importo, calcolo e regole; c’è un articolo che spiega invece se assegno di mantenimento e invalidità siano compatibili; e infine abbiamo verificato se l’assegno di mantenimento viene ridotto quando l’ex coniuge che ha l’obbligo è invalido.

Niente mantenimento se l’ex rifiuta il lavoro: la storia

La sentenza riguarda una ex coppia di Ancona. Il marito avrebbe dovuto versare alla ex consorte un assegno di mantenimento di 48mila euro l’anno.

L’uomo ha chiesto che venisse revocato l’obbligo perché nel frattempo si sono verificate tre condizioni:

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Niente mantenimento se l’ex rifiuta il lavoro: l’Appello

I giudici della Corte d’Appello di Ancona hanno rigettato la richiesta dell’ex marito e confermato l’obbligo di versare per intero l’assegno di mantenimento alla ex consorte.

Per questi motivi:

Niente mantenimento se l’ex rifiuta il lavoro: la Cassazione

I giudici della Corte di Cassazione hanno ribaltato la sentenza, accolto le ragioni del marito, annullato il verdetto della Corte di Appello e disposto un nuovo procedimento.

La prima motivazione del ricorso presentato dall’ex marito non ha convinto neppure i magistrati dell’Alta corte. Infatti la nuova relazione della donna, anche se si può definire una convivenza di fatto, non fa scattare automaticamente la revoca dell’assegno.

Questa volta l’ex marito ha fornito prove più consistenti sul nuovo legame della ex consorte, tramite indagini e testimonianze.

Per i giudici però  «in tema di assegno divorzile in favore dell’ex coniuge economicamente più debole, questi, se privo anche nell’attualità di mezzi adeguati e se impossibilitato a procurarseli per motivi oggettivi, conserva il diritto al riconoscimento dell’assegno, in funzione esclusivamente compensativa».

In pratica il marito avrebbe dovuto dimostrare in termini concreti l’apporto economico della nuova relazione.

Cosa che evidentemente non è accaduta.

Ma il punto principale della sentenza è un altro. Quello che riguarda il rifiuto da parte della ex consorte di accettare un’offerta lavorativa e anche una polizza che avrebbe assicurato alla donna una pensione integrativa.

Su questi aspetti gli Ermellini hanno ritenuto che il ricorso dell’ex marito fosse fondato.

Ed è qui, su questi due punti che la sentenza emessa dalla Corte d’Appello è stata completamente ribaltata. I giudici di secondo grado li avevano infatti respinti definendoli “ininfluenti”.

Niente mantenimento se l’ex rifiuta il lavoro: la sentenza

Per la Cassazione i magistrati d’Appello avrebbero dovuto dare una valutazione più approfondita dell’offerta di lavoro rifiutata dall’ex coniuge. Infatti si trattava di un impiego consono, compatibile e adeguato rispetto alla formazione professionale della donna.

Proprio per questo motivo il rifiuto della ex moglie può essere configurato come una violazione dei “doveri post coniugali”.

Cosa dice infatti la legge? Che dopo il matrimonio i due coniugi debbano impegnarsi per rendersi autosufficienti.

Anzi, si dispone la necessità che entrambi i coniugi trovino un’occupazione per diventare autonomi uno dall’altro.

Se ne deduce che chi chiede l’assegno di mantenimento deve rispettare due condizioni:

Resta da precisare che comunque una valutazione di questo tipo è adatta a coppie che hanno divorziato in giovane età. Più complessa l’applicazione di questi principi se il matrimonio è stato interrotto quando entrambi i coniugi avevano un’età più avanzata.

Nella foto il martelletto del giudice e 2 fedi nunziali.

Niente mantenimento se l’ex rifiuta il lavoro: precedenti

Le pronunce della Cassazione che stanno imponendo delle strette significative sull’assegno divorzile sono sempre più frequenti.

La pronuncia più importante, forse quella che ha fatto da apripista a tutte quelle successive, risale al 2017. In quell’occasione i giudici hanno stabilito che l’assegno di mantenimento non deve essere collegato al tenore di vita che si aveva durante il matrimonio.

In altri casi l’assegno divorzile è stato revocato al coniuge che oltre a non lavorare era impegnato in spese voluttuarie.

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