Niente più Reddito di cittadinanza col nuovo governo?

Con l’uscita dal governo dei pentastellati si aprono nuovi scenari. Si potrebbe mettere in discussione la misura.

Valerio Pisaniello è un saggista esperto di materie finanziarie.
Conoscilo meglio

6' di lettura

Quindi niente più Reddito di cittadinanza? Un interrogativo che in tanti si stanno ponendo. In particolar modo tra i dodici e i quindici milioni di cittadini che usufruiscono della misura. E anche un interrogativo nato in vista della crisi di governo in corso. Ma andiamo con ordine e analizziamo la situazione (scopri le ultime notizie e poi leggi su Telegram tutte le news sul Reddito di Cittadinanza. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

INDICE

Niente più Reddito di cittadinanza: gli scenari

«Non permetteremo che il Reddito di cittadinanza venga smantellato», così il leader del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte esordisce all’indomani dello strappo avvenuto in maggioranza non non votando la fiducia al Decreto Aiuti a palazzo Madama. Da lì le conseguenti dimissioni del presidente del Consiglio Mario Draghi, respinte poi dal capo dello Stato Mattarella, e che porteranno ad affrontare la questione mercoledì al Senato. Con la parlamentarizzazione della crisi, di fatto, si passa la palla ai gruppi politici sulla tenuta del governo. E va da sé che con essa si trascinerà anche la questione del Reddito di cittadinanza. Ma qual è lo scenario?

Il cavallo di battaglia del Movimento 5 stelle – istituito dal decreto legge n. 4 del 2019 – è stato approvato dall’allora governo «gialloverde». Le principali forze politiche – guidate dall’ormai ex presidente del Consiglio, Giuseppe Conte – Movimento 5 stelle e Lega, partorirono uno strumento che solo in Italia e in Grecia non era presente rispetto agli altri partner europei. Ma diciamocela tutta: il Reddito di cittadinanza non andava giù alla Lega. Tant’è vero che proprio con il Carroccio si è dovuti scendere a un compromesso: sì al Reddito di cittadinanza a patto che passi Quota 100, con conseguente superamento della legge Fornero. E così nasce il Reddito di cittadinanza.

Ora, con un eventuale uscita dalla maggioranza dei pentastellati – indipendentemente dal ritorno alle urne o dal proseguo della legislatura guidata da Draghi o meno – come si farà a tutelare l’Rdc?

Di fatto la misura non è mai piaciuta a Salvini il quale vorrebbe concentrare tali risorse sulla riforma delle pensioni. Stesso discorso per il leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni e per la compagine berlusconiana che la considerano una misura «assistenzialistica» e «parassitaria». Inoltre è proprio di poche ore fa l’annuncio del leader di Forza Italia Silvio Berlusconi che dichiara di «non voler più alleanze con i 5 stelle». In casa Pd anche storcono il naso, ma tuttavia l’accettano per un mero compromesso di coalizione e i centristi del movimento Azione di Carlo Calenda e Italia Viva guidati dall’ex segretario democratico Matteo Renzi anche vogliono eliminare la misura. Tant’è vero che proprio quest’ultimo ha promosso un referendum per abrogare l’Rdc. Quindi niente più Reddito di cittadinanza?

È chiaro che con la mossa di uscire dal governo Conte ha reso tutto più difficile allo scopo di tutelare l’Rdc, ma come altri adempimenti resi concreti dal movimento tipo il Superbonus. Tuttavia possiamo affermare che il Reddito di cittadinanza non è così tanto vincolato dalla presenza dei 5 stelle al governo. Vediamo perché.

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Niente più reddito di cittadinanza in un governo futuro?

In caso di scioglimento delle Camere – e quindi del voto anticipato – l’attuale situazione politica risulterebbe così definita. Tenendo fede agli ultimi sondaggi, Fratelli d’Italia sarebbe il primo partito con un 23,1% dei voti. Segue il Partito democratico con il 22%, mentre la Lega è al 16,3%. Ancora dietro il Movimento 5 stelle con il 12,5% dei voti, mentre Forza Italia resiste al 7,7%.

Una coalizione di centrodestra, quindi, potrebbe raggiungere complessivamente la soglia del 47,1%, sufficiente per governare il paese.

Logicamente parliamo sempre di sondaggi, ma resta chiaro che con un eventuale vittoria del centro destra la misura non sarebbe vista di buon occhio e non avrebbe vita facile.

Leggi anche l’articolo pubblicato sul sito Thewam.net.

Niente più Reddito di cittadinanza?
Niente più Reddito di cittadinanza?

Niente più reddito di cittadinanza: una misura dura da uccidere

Attualmente parliamo di una misura che proprio nell’ultima legge di Bilancio ha incassato una copertura fino al 2029. Questo significa che anche se domani mattina scomparisse la misura (parliamo di fantascienza) l’Inps garantirebbe ancora i soldi a tutti i percettori attuali.

Ancora, per cancellarla si potrebbero seguire diverse strade:

La prima strada è quella di creare una misura che sostituisca quella attuale. Quindi si dovrebbe mettere in campo il classico iter parlamentare con i soliti tempi. Scenario improbabile a circa un anno dalla fine della legislatura e soprattutto con la fragilità del governo attuale.

La seconda ipotesi sarebbe quella che si pronunci la Corte costituzionale e dichiari la legge illegittima. Al momento non risultano gli estremi per tale evenienza. Anche perché se fosse stato così la misura sarebbe già saltata da un pezzo.

La terza opzione sarebbe quella di promuovere un referendum abrogativo. Come già avanzato Matteo Renzi è all’opera per una raccolta firme che promuova il referendum per la cancellazione del Reddito di cittadinanza. Tutto sommato – secondo l’articolo 31 della legge n. 352 del 25 maggio 1970 – non si può depositare un richiesta di votazione referendaria nell’anno precedente della scadenza della legislatura. Quindi per quest’anno non se ne parla. Ancora, un’ordinanza della Cassazione risalente al 1992 spiega che non è possibile sovrapporre una consultazione referendaria alle elezioni politiche. E anche il 2023 è saltato. Si andrebbe perciò al 2024 per poi avere gli effetti della cancellazione della misura – sempre in caso si successo del referendum – solo nel 2025.

C’è da dire inoltre che attualmente in Italia usufruiscono del Reddito di cittadinanza tra i dodici e i quindici milioni di persone e quindi di votanti. Una bella fetta di elettorato che inciderebbe e non poco sulla elezione della futura squadra di governo.

Senza contare il fatto che difficilmente si riesce a cancellare un diritto acquisito. In Italia non è mai avvenuto. E questo a dirlo non siamo noi, ma la storia.    

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