Niente zona gialla in Italia fino al 3 maggio

Se fino al 15 aprile sono molto probabili le restrizioni da zona rossa in molte parti del Paese si fa strada anche l'ipotesi di rimandare il passaggio in zona gialla. Si vuole evitare lo spostamento degli italiani da una regione all'altra il primo maggio. La decisione non è stata ancora presa, dipende dai numeri della pandemia che per ora sono ancora molto preoccupanti. Ma anche dalla campagna vaccinale, che deve decollare il prima possibile.

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Se fino al 15 aprile è assai probabile continuino le restrizioni in zona rossa, c’è anche la concreta possibilità che la zona gialla sia da escludere fino al tre maggio. Motivo: la zona arancione non consente gli spostamenti tra Regioni e quello che si vuole evitare è che gli italiani vadano in giro per il Paese il primo maggio.

La proposta del Cts

Per ora è una prospettiva molto probabile. Ma tutto dipende dalla curva dei contagi e dalla campagna vaccinale. I numeri dei positivi, dei ricoveri in ospedale e soprattutto dei morti, sconsigliano delle riaperture, anche minime. Il Comitato tecnico scientifico lo ha ripetuto al presidente del Consiglio Mario Draghi, trovando l’appoggio del ministro della Salute, Roberto Speranza, uno dei rigoristi al governo.

Zona gialla e i dubbi di Draghi

Il premier sta valutando. Non vuole certo ripetere l’errore di Angela Merkel che in Germania ha prima imposto un lockdown duro per le feste di Pasqua per poi fare una improvvisa marcia indietro condita da scuse ai tedeschi. Draghi ha valutato delle riaperture. In particolare le scuole.

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Tornano tutti in classe dopo Pasqua nelle zone dove il contagio è in discesa (ma con didattica a distanza al 50%), nelle zone rosse andranno invece a scuola i bambini dell’asilo e delle elementari.

L’ipotesi «niente zona gialla» fino a maggio dovrà essere valutata con i dati alla mano. Inutile azzardare da ora previsioni. Prima i numeri dunque. Ma la possibilità, con i numeri attuali dei contagi e la diffusione preoccupante di varianti più contagiose, resta in piedi. Anzi, al momento è quella che sembra più concreta.

Altri sacrifici per gli italiani stanchi

Il discorso sembra chiaro: altri quindici giorni di sacrifici possono mettere il Paese in sicurezza se, come sembra, ad aprile dovrebbe iniziare una massiccia campagna di vaccinazione. E assicurare quindi un’estate un po’ più serena.

Ma gli italiani sono anche molto stanchi, sia per ragioni economiche facilmente comprensibili, sia per una questione più psicologica. E con l’arrivo della primavera, del clima gradevole e con l’ora legale che allungherà le giornate, le restrizioni rischiano di diventare ancora più pesanti. Lo scorso anno il lockdown duro è stato sopportato bene dal Paese ad aprile. Ma è passato un anno, e pesa sulle spalle di tutti, su qualcuno anche di più.

Certo prorogare anche i divieti di spostamento tra Regioni, la chiusura di bar e ristoranti, lo stop ai centri commerciali nei fine settimana e tra le altre, di cinema, piscine, palestre e teatri, ha un costo economico. Si riuscirà a reggere?

Come la Gran Bretagna

Tutto molto difficile. Ma è anche vera un’altra cosa. Consentire alla campagna di vaccinazione di procedere con velocità, ci potrebbe presto portare a una situazione molto simile a quella della Gran Bretagna, dove i contagi sono drasticamente calati (da 60mila a 5mila), e i morti sono passati da centinaia e centinaia a decine, con gli ospedali che si stanno svuotano e il sistema sanitario è in grado di assicurare cure adeguate a tutti, anche a chi non è infettato dal coronavirus.

Ma non solo, in una situazione di contagi in discesa e vaccinazioni sempre più massicce, anche l’economia può iniziare a riprendersi.

Il timore è che riaprire troppo presto, anche con due settimane di anticipo, potrebbe avere un costo che al momento, per le conseguenze probabili, gli italiani e il Paese nel suo complesso non possono permettersi.

Bisogna solo sperare che da qui a Pasqua i contagi inizino a scendere in modo consistente e la campagna vaccinale diventi davvero di massa.

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