Non ho pagato l’Imu, quando arriva la prescrizione

Non ho pagato l'Imu, quando arriva la prescrizione o anche la decadenza, quando cioè il tributo può essere dichiarato nullo e quindi non esigibile? I tempi, i modi e le procedure per non pagare l'Imu. Quali sono gli accertamento effettuati dagli enti locali e perché alcuni sono in ritardo nella riscossione della tassa sulla casa.

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Non ho pagato l’Imu, quando arriva la prescrizione o la decadenza? Ovvero: come posso sperare di scampare ai controlli (e per quanto) e non pagare la tassa sulla casa?

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L’attesa – diciamolo subito – non è lunga. Ma le speranze di farla franca non sono tante. Anche perché la prescrizione è sì a cinque anni, ma quel tempo si azzera se viene notificata una diffida o una cartella esattoriale. A quel punto si riversano le possibilità sulla decadenza, che è il termine massimo entro il quale può essere fatto l’accertamento.

Scaduti quei due termini (che vedremo), non sarà possibile eludere il pagamento dell’Imu.

Non ho pagato l’Imu: i controlli dei Comuni

Gli accertamenti vengono effettuati dai Comuni (gli enti che ricevono il pagamento del tributo). Non tutti i Comuni hanno la stessa efficienza. Potrebbe capitare che quello dove avete la seconda casa sia puntuale nella verifica dei contribuenti che non hanno pagato. Mentre quello che non è molto distante dal vostro sia invece sepolto da un carico di arretrati che trasforma il controllo in una impresa ai limiti dell’umano.

In realtà la verifica non dovrebbe essere complessa:

  • ogni Comune ha censiti gli immobili che ricadono nel suo territorio;
  • bisogna eliminare le abitazioni che risultano prima casa;
  • il pagamento va richiesto ai proprietari di tutti gli altri immobili.

La prima casa è in pratica l’abitazione principale, quella dove il contribuente ha fissato la residenza e dove vive per una buona parte dell’anno.

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Non ho pagato l’Imu: l’imbroglio prima casa

Per aggirare l’imbroglio “prima casa”, i Comuni hanno anche adottato una serie di verifiche incrociate. Ovvero ci sono cittadini che dichiarano un appartamento residenza abituale anche se in realtà vivono altrove. Un tentativo per evitare di pagare l’Imu sulla seconda casa.

I comuni verificano anche i consumi (luce, acqua, gas), collegati a quell’abitazione. Se sono decisamente bassi scatta inevitabile l’accertamento della polizia municipale.

Non ho pagato l’Imu: la prescrizione

Premessa necessaria, ma l’argomento in questione è un altro: non ho pagato l’Imu, quando scatta la prescrizione?

Come detto l’Imu è un tributo locale (da pagare al Comune) e quindi si prescrive dopo 5 anni.

Prescrizione in 5 anni significa questo:

se entro questo periodo di tempo (5 anni, appunto) il Comune non invia l’accertamento fiscale, il tributo viene annullato. Non si deve più pagare.

Anche se dopo quel termine vi arriva una cartella esattoriale.

Bisogna comunque ricordare che se nel frattempo (entro i 5 anni) arriva invece un avviso di pagamento, il tempo di prescrizione si azzera e ricomincia da capo.

Ma torniamo alla cartella esattoriale, si prescrive anche quella. Sempre dopo 5 anni.

Che significa? Se vi arriva una cartella di pagamento e trascorrono cinque anni senza che niente altro accada, anche la cartella è prescritta. E qualsiasi atto successivo a quella scadenza può essere definito nullo.

Non ho pagato l’Imu: la decadenza

Abbiamo risposto alla domanda: non ho pagato l’Imu, quando arriva la prescrizione. Ma c’è anche un’altra scadenza che può consentire a un contribuente di non versare l’imposta: la decadenza.

La decadenza scatta il 31 dicembre del terzo anno successivo all’accertamento definitivo.

Non ho pagato l’Imu: le sentenze

Una disposizione che è stata confermata anche da una sentenza dei giudici della Commissione tributaria del Lazio. La numero 4994/2019. La decadenza, per come è stata definita dai magistrati romani, impone all’ente pubblico la necessità di svolgere determinate attività (anche di recupero) entro una certa data, in caso contrario perde il diritto (come ha invece stabilito il comma 163 dell’articolo 1 numero 296/2006: «Nel caso di riscossione coattiva dei tributi locali il relativo titolo esecutivo deve essere notificato al contribuente, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui l’ accertamento è divenuto definitivo».

Questo limite (tre anni) sono quelli necessari per stabilire la tardiva notifica e la successiva decadenza del tributo.

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