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Non possiamo rinunciare al gas russo

Non possiamo rinunciare al gas russo: il governo annuncia che entro due anni non saremo più dipendenti dall'energia del Cremlino, ma è un'impresa difficile.

di The Wam

Marzo 2022

Non possiamo rinunciare al gas russo, sia l’Italia, sia una buona fetta dell’Europa. E, a dire il vero, neppure del petrolio. (scopri le ultime notizie su bonus, Rem, Rdc e assegno unico. Leggi su Telegram tutte le news su Invalidità e Legge 104. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

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Ne sono sicuri soprattutto a Mosca. Il vice premier russo, Aleksandr Novak, lo ha ribadito anche ieri.

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Non possiamo rinunciare al gas russo: conseguenze dello stop

I motivi sono molti. Uno fra tutti: la rinuncia dell’Europa al petrolio del Cremlino avrebbe un effetto immediato: il rialzo dei prezzi del petrolio fino a 300 euro al barile. Il triplo rispetto a oggi. Un costo insostenibile per le economie occidentali.

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Non possiamo rinunciare al gas russo: il Cremlino non taglia (per ora)

Il vice premier ha anche dichiarato che la Russia non ha nessuna intenzione di ridurre la produzione, continuerà quindi a fornire il greggio ai Paesi dell’Ue. Ma nel frattempo il Cremlino sta studiando le strategie che potranno consentire di vendere il petrolio anche ad altre nazioni. In particolare alla Cina, via Kazakistan.

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Non possiamo rinunciare al gas russo: Usa e Gb stop alle importazioni

In Russia non sono preoccupati dall’annuncio di Stati Uniti e Regno Unito, che imporranno il divieto di importare petrolio russo. Beh, visti i numeri sembra ovvio: la Gran Bretagna già non importa petrolio da Mosca, mentre negli Stati Uniti acquistano dalla Russia solo il 3% del loro fabbisogno di greggio e il 7% di altri idrocarburi. Lo stop non avrà, evidentemente, conseguenze significative.

Non possiamo rinunciare al gas russo: guai per l’Italia

Ma le esportazioni in Europa sono tutta un’altra questione.

Vediamo com’è la situazione in Italia. La nostra dipendenza da fonti di energia che arrivano dall’estero è un limite riconosciuto da decenni. Solo dalla Russia importiamo il 40% del fabbisogno di gas. Meno rilevante il petrolio, ma comunque determinante, l’importazione di greggio russo copre il 10% del fabbisogno nazionale. E in buona parte si compra dal Cremlino anche il carbone.

Una dipendenza notevole, cresciuta negli anni. Difficile da sostituire, nel breve e nel medio periodo.

Se Mosca decidesse di imporre uno stop alle esportazioni sarebbe un mezzo disastro. Inutile negarlo. Se non accade è solo perché il disastro si rifletterebbe anche sulla Russia, che dovrebbe così rinunciare alla sua può importante fonte economica.

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Non possiamo rinunciare al gas russo: chi può farne a meno

Non tutti i Paesi sono così esposti come l’Italia. In una inchiesta pubblicata da Milena Gabanelli sul Corriere, si mette in evidenza come Danimarca, Regno Unito, Spagna e Portogallo potrebbero tranquillamente fare a meno delle fonti energetiche che arrivano dalla Russia. Anche la Francia, che è ricca di centrali nucleari, non avrebbe contraccolpi significativi. Il presidente Macron ha già annunciato la costruzione di 6 nuovi reattori nucleari e 50 parchi eolici entro il 2050, raggiungendo così la piena autonomia (a emissioni zero).

Chi pagherebbe un costo alto dai tagli delle forniture di gas all’Europa sarebbero soprattutto Germania (51% dell’importo complessivo) e Italia (40% del gas totale).

Non possiamo rinunciare al gas russo: e tra due anni?

Con questa situazione l’Italia può rinunciare entro due anni alle importazioni di energia dalla Russia? L’obiettivo, che è stato anche annunciato da Draghi, sembra difficile da raggiungere. Certo, nei giorni scorsi Algeria, Angola, Qatar e Congo hanno detto sì a un aumento dei forniture per il nostro Paese. Ma questo potrebbe consentirci di ridurre la dipendenza da Mosca, non certo di azzerarla.

Che sia un’impresa al limite del possibile lo indica un altro dato: la Francia, che ha molte più risorse energetiche della nostra nazione, ha annunciato che sospenderà del tutto le importazioni di gas russo solo nel 2027. Come potrebbe l’Italia impiegarci la metà del tempo se la dipendenza dalle fonti energetiche gestite dal Cremlino è molto più rilevante?

Il nostro Paese negli anni che verranno sarà capace certo di ridurre le importazioni dalla Russia, ma eliminarle del tutto sarà davvero molto più complesso (paghiamo l’assenza di centrali nucleari e gli ultimi 30 anni di immobilismo rispetto al varo di un adeguato piano energetico nazionale).

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