Riforma pensioni nel 2024: cosa arriva subito e cosa no

Riforma pensioni: cosa entrerà in vigore subito e cosa nel 2024? Ecco le proposte al vaglio del nuovo Governo e su cosa poggerà la riforma pensioni "Meloni-Calderone"?

5' di lettura

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Indice

Riforma pensioni: cosa arriva subito?

Ci sarà da attendere per la riforma pensioni: non tutto arriverà subito, nel 2023. Si procederà a piccoli passi, con ritocchi e piccole modifiche da attuare entro fine anno. Poi il Governo definirà con i sindacati le misure da introdurre nel 2024.

Diverse ipotesi al vaglio, per evitare il ritorno alla Legge Fornero in versione integrale a partire dal 1° gennaio 2023. Lo spauracchio va scacciato con le proroghe di Opzione Donna e dell’Ape Sociale e con una misura intermedia, che si piazzi tra la pensione di vecchiaia e la pensione anticipata ordinaria con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne.

Ma su questo fronte manca l’intesa tra le forze politiche. Si è partiti da Quota 41 per tutti, la proposta caldeggiata da Matteo Salvini già durante la campagna elettorale: una misura che permetta a chiunque, e non più soltanto ai lavoratori precoci e a determinate categorie tutelate, di andare in pensione con 41 anni di contributi, a prescindere dall’età anagrafica.

La proposta è ancora valida, ma non entrerà in vigore a stretto giro di posta. Convince i sindacati, sarebbe particolarmente apprezzata dai lavoratori e dalle lavoratrici, ma costa troppo (circa 5 miliardi di euro l’anno) e se ne riparlerà, forse nel 2024.

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Cosa accadrà, dunque, entro fine anno? Oltre alle proroghe di Opzione Donna e dell’Ape Sociale fino al 31 dicembre 2023, dovrebbe entrare in vigore una tra le proposte attualmente al vaglio: Quota 102 flessibile (senza più i vincoli anagrafici e contributivi), Quota 103 (62 anni di età e 41 di contributi) e Quota 104 (63 anni di età e 41 di contributi), quest’ultima è la proposta che costerebbe meno alle casse dello Stato, ma che non piace affatto ai sindacati.

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Riforma pensioni: cosa accadrà nel 2024?

Abbiamo visto che entro fine anno, il Governo varerà una mini riforma pensioni, prorogando Opzione Donna e l’Ape Sociale, che sono “in scadenza” al 31 dicembre 2022 e introducendo una tra queste proposte: Quota 102 flessibile, Quota 103 o Quota 104.

La vera riforma pensioni arriverà non prima di maggio-giugno 2023 per entrare in vigore nel 2024 con il nome di riforma “Meloni-Calderone”. Il premier e la Ministra del Lavoro hanno intenzione di riassettare il sistema previdenziale italiano.

Tramite un confronto con i sindacati, si dovrebbe arrivare nel 2024 a una riforma pensioni che preveda la flessibilità in uscita strutturale, per superare definitivamente la Legge Fornero, la permanenza nel sistema di “vie di fuga” anticipate per alcune categorie di lavoratori o in determinate situazioni e, infine, l’introduzione della pensione di garanzia giovani.

Oltre a Quota 41 per tutti, pallino di Matteo Salvini, sul piano della flessibilità in uscita strutturale si è parlato pure dell’ipotesi di una pensione con 62 anni di età e 35 di contributi, messa in ghiaccio per gli alti costi che lo Stato si troverebbe a dover fronteggiare.

L’alternativa è già stata trovata alzando la soglia anagrafica a 63-64 anni con premi o penalizzazioni progressive calcolate sull’importo della pensione rispetto agli anni che mancano per la pensione di vecchiaia (fino al 31 dicembre 2024, fissata a 67 anni).

Il lavoratore che vorrà andare in pensione in anticipo perderebbe circa l’1 o il 2% per ogni anno in meno lavorato, sull’importo della sua pensione.

Il presidente dell’INPS, Tridico ha formulato la sua proposta ipotizzando l’attribuzione di una quota di pensione a 63 anni calcolata con il sistema contributivo, mentre la quota di pensione a 67 anni verrebbe calcolata col sistema retributivo.

Riforma pensioni
Riforma pensioni: cosa entrerà in vigore subito e cosa nel 2024?

Riforma pensioni: cos’è la pensione di garanzia per i giovani?

Nelle intenzioni del Governo Meloni c’è l’introduzione di una pensione di garanzia per i giovani.

Con il sistema contributivo, con il quale si calcolano integralmente le pensioni di chi ha iniziato a lavorare dal 1996 in poi e, quindi, dei più giovani, il rischio è di arrivare, tra qualche anno, a “pensioni inesistenti”, come spiegato dal premier Meloni.

Si calcola che ogni anno gli importi delle pensioni perdono per strada dai 30 ai 40 euro: di questo passo, chi ha iniziato a lavorare da poco rischia di ricevere pensioni da fame.

La soluzione passa dalla previsione di un’integrazione del trattamento maturato dal lavoratore, da parte dello Stato, dando così la possibilità di maturare un assegno che non sia inferiore ai 1.000 euro al mese.

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