Novolegno, Fantoni: non chiudiamo per i presunti ambientalisti



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“Non sono certo le proteste di presunti ambientalisti a farci desistere”. Uno stralcio del comunicato, pubblicato dal gruppo Facebook “Non sei irpino se…“, con cui la proprietà Fantoni spiega le ragioni della chiusura della Novolegno a Pianodardine. Un messaggio che tradisce un rapporto ormai consumato con i comitati ambientalisti del territorio.

Il comunicato di Fantoni

Il Gruppo Fantoni ribadisce: “Lo stabilimento rispetta tutte le autorizzazioni necessarie e concesse, ma purtroppo (pesa) una situazione di mercato con prospettive irreversibili nonostante gli sforzi profusi per la competitività aziendale, legata al mutamento intercorso nella tipologia di imballo richiesta dalla grande distribuzione”.

Insomma, le ragioni della chiusura della Novolegno sarebbero di tipo economico. Nessun riferimento agli investimenti fatti a Osoppo, in uno stabilimento analogo a quello di Pianodardine. Nessuna risposta alle polemiche con gli operai. E la decisione, almeno per il momento, di non concedere interviste. Solo quello stringato comunicato.

Mentre i lavoratori hanno già manifestato tutto il loro dissenso, cercando di coinvolgere il Prefetto, Maria Tirone. E, poi, inviando comunicazione anche al vicepremier, Luigi Di Maio, per far approdare la vertenza sul tavolo del Ministero dello sviluppo economico.

Nei prossimi giorni potrebbero esserci altre iniziative importanti. Il comitato, Salviamo la Valle del Sabato, aveva già ben chiarito la propria posizione sulla vicenda.

“Non scaricate su di noi una responsabilità di altri. L’Irpinia è una terra che è stata spesso depredata e poi abbandonata”. Aveva dichiarato a The Wam Franco Mazza.

Fantoni chiude la Novolegno: che conseguenze per Pianodardine?

La chiusura della Novolegno da parte di Fantoni, infatti, avrà inevitabili ricadute sul territorio. Uno sviluppo degli eventi che sarebbe, però, superficiale addebitare alle proteste dei cittadini. E affonda le sue radici in una riconversione di certe attività che non è stata mai realizzata. Così da venire incontro, in primo luogo, proprio alle esigenze del mercato.

I cittadini, negli anni, hanno infatti cercato di far valere un diritto sacrosanto: quello alla salute. Pregiudicato anche da una posizione geografica non favorevole. Nella Valle del Sabato, infatti, gli scarichi industriali finiscono per ristagnare. E rendono invivibile la situazione per i tanti agglomerati urbani che si trovano a ridosso delle attività produttive.

“La decisione è sofferta – si legge nella nota di Fantoni – perché consapevoli delle conseguenze che ricadranno su tanti collaboratori. Le motivazioni sono quindi trasparenti e la decisione non può più essere protratta anche per evitare maggiori danni al nostro gruppo”.

C’è da giurare, che queste spiegazioni non basteranno a fermare le proteste dei lavoratori.

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