Nuova Opzione donna per caregiver e fragili. Meloni ci pensa

Nuova Opzione donna per caregiver e fragili: il governo pensa a cambiare di nuovo la misura, restringendo la platea. Accesso con gli stessi requisiti anagrafici e contributivi, ma solo per lavoratrici con invalidità, caregiver e disoccupati, un po’ come l’Ape sociale.

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6' di lettura

Nuova Opzione donna, dopo l’approvazione della bozza di Bilancio ci sono più dubbi che certezze sul trattamento pensionistico. (scopri le ultime notizie e poi leggi su Telegram tutte le news sulle pensioni e sulla previdenza. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

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La questione sembrava semplice: Quota 103, addio Quota 102, conferma di Opzione donna e Ape sociale, incentivo a restare e rivalutazione ridotta per le pensioni sopra i 2.100 euro lordi. Sembrava semplice, poi tutto si è complicato. In questo post vi spieghiamo cosa sta accadendo. A partire dalla nuova opzione donna, la terza ipotesi.

Per comprendere meglio i dubbi del governo sulla riformulazione di Opzione donna puoi leggere un post che spiega la prima marcia indietro del governo; o anche la decisione, poi non adottata, di aggiungere un criterio legato ai figli; per chi non conoscesse bene questa misura spieghiamo in un altro articolo quanto si perde con Opzione donna (che prevede solo il calcolo contributivo).

Nuova Opzione donna, la terza ipotesi

Il balletto su Opzione donna indica che il governo non ha le idee chiare su quello che vuole fare per i trattamenti pensionistici. Tra proroghe, modifiche, marce indietro e riforme dell’ultima ora, siamo nella confusione più totale. Se qualche lavoratrice aveva puntato a questa misura per uscire in anticipo dal lavoro, beh, farebbe bene ad aspettare la decisione definitiva su Opzione donna, rischia altrimenti cocenti delusioni.

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Ora per Opzione donna spunta una terza ipotesi: riservare questa uscita solo a chi ha una invalidità (67%), alle caregiver e alle donne che hanno perso il lavoro.

Parlavamo di balletto, ve lo sintetizziamo:

Opzione donna confermata così com’è: era la scelta originaria del governo, e quindi consentire per almeno un altro anno l’accesso a questa pensione anticipata solo alle donne che rientravano in questi requisiti:

  • 58 anni e 35 di contribuzione per le lavoratrici dipendenti;
  • 59 anni e 35 di contribuzione per le lavoratrici autonome.

Opzione donna con il quoziente figli: poi il governo ha deciso di “premiare” le lavoratrici che avevano avuto figli. E quindi, uscita con questi requisiti:

  • 58 anni e 35 di contribuzione per le lavoratrici con due o più figli;
  • 59 anni e 35 di contribuzione per le lavoratrici con un figlio;
  • 60 anni e 35 di contribuzione per le lavoratrici senza figli.

Poi la marcia indietro: questi requisiti erano palesemente discriminatori nei confronti delle donne che non avevano avuto figli.

Opzione donna con platea ristretta: l’ultima strada indicata del governo per il rinnovo della misura nel 2023 prevede di ridurre il numero delle lavoratrici che avrebbero potuto accedere, questi sono i requisiti emersi nelle ultime ore:

  • l’età e la contribuzione per lavoratrici autonome e dipendenti resta la stessa della misura originaria;
  • ma possono accedere a Opzione donna 2023 solo:
    • le caregiver;
    • le lavoratrici con una disabilità superiore al 74%;
    • le lavoratrici licenziate o che operano in aziende in crisi.

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La nuova Opzione donna replica l’Ape sociale

Beh, l’ultima modifica del governo a Opzione donna vi ricorda qualcosa? Ebbene sembra più o meno la replica dell’Ape sociale, cambiano solo i requisiti anagrafici e contributivi: si esce prima ma con più anni di contribuzione.

Ci spieghiamo: se il governo confermasse le ultime indicazioni, Opzione donna, così come l’Ape sociale, sarebbe rivolta in particolare a caregiver, lavoratrici fragili e disoccupate.

Siamo sicuri sia utile replicare un trattamento che già esiste e che prevede più o meno gli stessi requisiti?

Nuova Opzione donna, non cambia l’Ape sociale

Ok, si penserebbe allora a qualche modifica per l’Ape sociale. Invece niente. Certo, Ape sociale è una via d’uscita che accompagna alla pensione di vecchiaia anche i lavoratori maschi e chi è stato impegnato in operazioni gravose. Comunque sia questa misura resta identica, non si cambia.

E questi sono i requisiti:

  • in pensione a 63 anni;
  • con 30 o 36 di contribuzione (dipende dalle categorie).

Cambia l’età di uscita, per il resto sarebbe identica all’ultima versione di Opzione donna.

Insomma, il governo più che proporre diverse alternative di uscita anticipata le restringe. Di fatto poi non resta che la pensione di vecchiaia voluta dalla Fornero (a 67 anni e 20 di contributi) o la neonata Quota 103, di cui parleremo (che riguarda una platea molto ridotta di cittadini: non più di 48mila nel 2023).

Nuova Opzione donna / Incentivo a chi resta

La verità è che sembra cambiato il paradigma. Ci spieghiamo: fino allo scorso anno si puntava a far uscire dal lavoro chi era agli sgoccioli della carriera per favorire l’ingresso dei giovani. Con un duplice motivo:

  • velocizzare il ricambio generazionale;
  • facilitare la transizione verso un lavoro sempre più digitale.

Ora le prospettive sono radicalmente cambiate. Il governo ha capito che per molti lavoro non c’è un’adeguata “sostituzione”. Una conseguenza, tra l’altro, anche del vertiginoso calo delle nascite, che dura da qualche decennio e ora fa sentire i suoi effetti anche sul mondo del lavoro.

Quindi, piuttosto che spingere i lavoratori all’uscita, si fa di tutto per trattenerli. Non solo per una questione economica (le pensioni costano), ma anche e soprattutto perché si rischia di restare sguarniti in settori chiave. Un esempio: c’è un’alta percentuale di medici della sanità pubblica ormai prossima all’uscita e non c’è un numero adeguato di sostituti.

E allora? Il governo conferma l’incentivo per chi rinvia la pensione. I calcoli per questo incentivo sono molto più chiari, rispetto ai numeri dati da Giorgetti e Salvini: l’aumento lordo dello stipendio (rinunciando ai contributi previdenziali) è del 33%, molto più del 10% ipotizzato qualche giorno fa.

Con quella percentuale il discorso diventa più interessante.

Nuova Opzione donna per caregiver e fragili. Meloni ci pensa

Nuova Opzione donna/ La certezza è Quota 103

Se su Opzione donna siamo ancora in piena incertezza, nessun dubbio per Quota 103, ovvero andare in pensione a 62 anni con 41 di contributi. La misura sostituisce Quota 102 che a sua volta aveva sostituito Quota 100. Tutte misure costose e che non hanno avuto un grande successo.

Per Quota 103 rischia di andare peggio. Per questo trattamento sono stati posti molti paletti:

  • non sarà cumulabile con altri redditi da lavoro (a differenza di altre pensioni);
  • l’importo massimo sarà di 2.600 euro lordi;
  • solo a 67 anni chi ha diritto a ricevere di più prenderà la pensione piena.

Insomma, fate due più due: se ho 41 anni di contribuzione forse conviene di più restare al lavoro e prendere l’incentivo, intascando negli ultimi anni di carriera un netto in busta paga più alto del 33%.

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