Noi, briganti 2.0: dall’Irpinia per difendere il Sud contro i colonizzatori

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Gennaro Riola, presidente dell’Associazione Culturale Centro Studi Ruggero II-Lo Brigante Hirpino, ci parla in modo dettagliato dei Briganti Irpini e fa un’attenta analisi della politica italiana di ieri e oggi. Ascoltiamolo insieme.

Chi sono i Briganti Irpini? Com’è nata l’iniziativa? Qual è la sua storia e il suo scopo?

“Giunto in Irpinia, nel 2012 – inizia Gennaro – decisi di dar vita, insieme ad amici e altre persone innamorate e appassionate del proprio territorio e della sua storia, a un’associazione che continuasse quel lavoro di divulgazione e riscoperta storica operata nella provincia di Avellino da Carmine Palatucci.

Questo è avvenuto dopo anni di collaborazione e attività culturale identitaria a Napoli con l’Alfiere – rivista periodica di Silvio Vitale – e successivamente col dirigente dell’ Associazione Culturale “Nazione Napoletana”, il professore Gabriele Marzocco, mio principale mentore. Insieme a una prolungata e benevola collaborazione con l’ultimo brigante d’Hirpinia, l’amico Carmine Palatucci di Montella e l’Ekoclub di Montella.

I Briganti Irpini sono un gruppo di uomini e donne – giovani e meno giovani di ogni estrazione sociale – che non vogliono essere costretti a lasciare la propria terra e vita a causa delle disuguaglianze con le aree del centro-nord della penisola . E che sicuramente non intendono più soccombere al ricatto della mala politica partitica anche di molti sciagurati conterranei.

Questo gruppo di uomini è il Centro Studio Ruggero II, nome dedicato al Re Normanno, primo fondatore dell’ unità politica e territoriale del Sud. ripubblicando quale suo organo periodico di stampa in continuità ideale con “Lo Brigante” di Palatucci – a suo tempo inserto hirpino allegato a “Nazione Napoletana”, “Lo Brigante Hirpino”. Che viene diffuso per le vie e piazze d’ Hirpinia attraverso banchetti e partecipazioni dell’Associazione a eventi, sagre, concerti.

Quest’Associazione ha tra i suoi scopi principali soprattutto quello di promuovere un’ azione di supporto e propaganda delle attività autoctone della provincia Hirpinia e del Sud, per stimolarne un’iniziale presa di coscienza sociale e culturale dei propri talenti e risorse. E, inoltre, portare i territori a un loro riscatto, economico, sociale e politico.

In comunione e continuità di spirito con quelle masse contadine di fine ‘800 d’Irpinia e di diverse aree dell’ ex Regno delle Due Sicilie etichettate in modo dispregiativo col termine di “Briganti”. Masse che si opposero all’invasione e furto sabaudo-piemontese avvenuta in nome di un’ “unità nazionale italiana” mai esistita e per difendere il proprio Stato, il legittimo sovrano e, la propria terra. Ebbene, questi Briganti Hirpini del terzo millennio si prefissano la continuità di lottare come quei loro avi fecero per un futuro migliore.

Noi siamo i Briganti “2.0”. Difendiamo noi e la nostra Terra, opponendoci alle nuove colonizzazioni culturali, politiche ed economiche dei signori dell’Alta Finanza e del sistema globalista. Questi attentano e distruggono ogni particolarità, costume, economia e caratteristica delle nostre zone”.

Qual è il tuo giudizio sulla situazione attuale della politica italiana?

“Non si può sparare un giudizio sull’attuale situazione politica in Italia senza una necessaria analisi storica della nascita questo paese. Nel 1860 non venne unificato alcunchè. Anzi, i Popoli italiani tutti dalle Alpi a Lampedusa fino ad allora, seppur governati da monarchie, vivevano delle loro peculiarità territoriali e di buone economie autoctone in un sistema socio – economico equilibrato e di reciproco rispetto istituzionale tra gli stati preunitari.

Lo sviluppo industriale del Sud garantiva benessere e crescita di riflesso anche a molte altre aree della penisola. Basti pensare ad esempio il solo indotto industriale siderurgico di Mongiana in Calabria che nel 1857 contava addirittura circa cinquemila unità di lavoro, una “Mediaset dell’epoca” in rapporto temporale -oggi impensabile in quelle zone- e la costruzione delle prime tratte ferroviarie Napoli-Portici. Poi fino a Castellammare di Stabia, la Napoli – Caserta e la Napoli – Cava De’ Tirreni tra il 1839 e il 1846.

Quindi possiamo dire che i popoli degli stati cosiddetti “preunitari” erano paradossalmente molto più collaboranti e uniti rispetto alla loro successiva unificazione forzata. Quest’ultima, invece, apportò al al Sud povertà diffuse e arretratezza coi tristi fenomeni del progressivo depauperamento dei territori e dei paesi. E, per di più, un’emigrazione senza precedenti. Fenomeni ancora attuali purtroppo al Sud. E non solo.

Mentre, il nord in primis e dopo il resto della penisola si svilupparono soprattutto grazie ai beni, risorse, strutture e finanze sottratte all’ex Regno Duosiciliano. Ma anche grazie all’elevatissima pressione fiscale introdotta. Il tutto da allora controllato e ordinato dalla supervisione dei potentati finanziari e multinazionali esteri. Prima inglesi e francesi, poi statunitensi. Fino a giungere agli odierni europei.

Dopo ben due conflitti mondiali, lo stato italiano ha progressivamente e sempre più dimostrato in maniera degenerativa di non essere una nazione e nemmeno di avere un popolo. Eccetto nel forzato, ostinato ma illusorio tentativo fascista di fare l’Italia e gli italiani. Una “democrazia” affidata a chi non ha alcun costrutto di coscienza nazionale unitaria non può che fallire o trasformarsi peggio ancora in Plutocrazia, come è avvenuto. L’esempio più lampante di tutto questo è quello dei partiti. Dei veri e propri comitati d’affare ufficialmente contrapposti tra di essi. Ma con lo stesso traguardo: la gestione del potere a qualunque costo. Lontani dalla gente e dalle sue problematiche tranne che per chiedere il voto nel tempo di elezioni. E, per di più, col coraggio di rinnegare se stessi e allearsi oggi all’acerrimo nemico di ieri a discapito d’ ogni forma di Stato Sociale.

Ed ecco che a fronte di tutto questo, noi Briganti Irpini -pur lanciando inevitabilmente anche un messaggio politico sin dalla nascita- siamo in antitesi e totalmente scevri da ogni legame partitico.

Infatti riteniamo che il sistema politico da esso rappresentato da quasi centosessanta anni, sia stato costantemente deleterio per il Sud e i suoi territori. Che hanno dovuto sempre soccombere e patire a fronte di ogni decisione ed avvenimento stabilito dal loro “sistema Italia”. Come ad esempio conflitti bellici, la Terra dei Fuochi, i disastri naturali, arretratezza infrastrutturale, pressione fiscale, luoghi comuni. Quindi per me e per noi, le destre, le sinistre o altro sono soltanto pedine di uno stesso sistema che ne muove i fili. E questi difficilmente agiranno negli interessi degli strati sociali, del Sud in particolare”, dice.

Credi in un movimento meridionalista come quello di Pino Aprile?

“È necessaria anche qui – continua – una distinzione nominale e d’intento politico. Lo svariato e frammentato “universo” umano che non amo definire “meridionalista” -per il motivo che tale termine, d’invenzione unitaria sul Sud e le sue genti, ha spesso un’accezione negativa – bensì identitario o nello specifico Duosiciliano, non è strettamente politico. Almeno non ancora. Oltre l’opera di analisi storica e di riscoperta di una coscienza e di un orgoglio nazionale iniziato da poco più di mezzo secolo con lo scrittore Carlo Alianiello – autore de “L’Eredità della priora” e la “Conquista del Sud”- e di successivi tanti autori susseguitisi, dopo diversi piccoli tentativi di tradurre l’identitarismo in azione politica, non sono state finora raggiunte basi concrete per un discorso politico e partitico.

La mancanza di “sensum politico proprio”, ovvero l’assenza di seminari per una vera formazione politica identitaria, scevra da riferimenti partitici d’ogni collocazione. Causate da forse troppe alienazioni temporali di stampo nostalgico-borboniche. Quindi rivolte indirettamente a una obsoleta affiliazione ideale monarchica. E soprattutto dall’inevitabile influenza ideologica e partitica di provenienza dal dualismo del “destra-sinistra”, fanno di questo ambiente un semplice, impotente ma potenziale contenitore di consensi elettorali rivolti all’occorrenza di chi può strumentalizzarne le motivazioni storico-culturali tramutandole in voti reindirizzati ai partiti di sempre. Soprattutto se queste neo formazioni “meridionaliste” dovessero addirittura rientrare in coalizioni ben contraddistinte. Spero che non si tratti proprio di questo. Anche se ho forti dubbi”, afferma.

In ultimo, Gennaro Riola ci svela un po’ della sua vita. “Per molti -per via di motivi di attività associative sui social- sono “Ruggero”, nome da me scelto in onore a Re Ruggero II d’ Altavilla che nel 1130 riunì politicamente per la prima volta i territori del Sud dello stivale, dalla Sicilia agli Abruzzi. Ho 41 anni, sono napoletano di nascita ma vivo e lavoro per scelta in Irpinia. Per precisare, a San Mango sul Calore, nella “Terra del Lupo e dei Briganti”.

Sin da bambino, infatti, ho sempre frequentato e apprezzato queste zone per le loro peculiarità territoriali, caratteristiche culturali, storiche ed elevati aspetti di spessore umano. Sono un operatore socio sanitario con anni di esperienza trascorsi tra chi soffre. Mi occupo dell’ assistenza socio – sanitaria globale e parainfermieristica di persone con handicap e/o con patologie e disturbi della fase evolutiva e senile. Svolgo con passione, amore, dedizione e grande soddisfazione spirituale la mia attività.

Poi, da sempre, coltivo la passione culturale della ricerca storica e identitaria dei territori del Sud d’Italia attraverso l’associazionismo. Difatti, sono uno dei fondatori, nonché il Presidente dell’Associazione Culturale Centro Studi Ruggero II-Lo Brigante Hirpino dal 2012. Ma non sono un professore o un accademico.

I miei studi didattico – umanistici (oltre che professionali) non conseguono una laurea. Ma semplicemente, come già detto, una passione per la mia terra e la sua storia, spesso modificata e mortificata dalla storiografia ufficiale. Mi piace anche dare una mano alla mia e nostra terra, contribuendo a pubblicizzare e a supportare, attraverso la nostra Associazione, le attività autoctone di produzione a quasi completa vocazione agro – alimentare ed le eccellenze che ne conseguono e contribuiscono allo sviluppo socio – culturale ed economico del territorio”, conclude.

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