Nuovo decreto. Addio cenone fuori casa: crack da 500 milioni

Nuovo decreto. Il provvedimento del governo ha imposto il divieto di cenoni fuori casa causando un duro colpo a ristoranti, alberghi e agriturismi. In crisi anche tutta la filiera: saranno consumati meno panettoni, pandori, cotechini e spumante.

Nuovo decreto. Addio cenone fuori casa: crack da 500 milioni
Nuovo decreto. Il provvedimento del governo ha imposto il divieto di cenoni fuori casa causando un duro colpo a ristoranti, alberghi e agriturismi.
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Le restrizioni imposte dal nuovo decreto per arginare la diffusione del coronavirus in Italia imporranno a sei milioni di italiani di non cenare fuori casa nel tradizionale cenone di fine anno. Con una conseguenza immediata: un crack da mezzo miliardo per ristoranti, alberghi e agriturismi.

La stima è stata effettuata dalla Coldiretti e resa nota nel corso dell’incontro con i soci di Filiera Italia, al quale hanno partecipato il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini e il Ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli.

Veglioni addio, incassi pure

«Il nuovo decreto firmato dal premier Giuseppe Conte obbliga alla chiusura serale dei locali in tutte le regioni, e di fatto cancella i tradizionali veglioni di Capodanno che – fa notare la Coldiretti – segnano per molte realtà della ristorazione il picco degli incassi durante l’anno, con un spesa media che lo scorso anno ha superato gli 80 euro per persona».

«A pesare – continua la Coldiretti – è anche la decisione inserita nel nuovo decreto, del coprifuoco di fine anno dalle 22 alle 7 del mattino seguente, che impedisce ogni forma di socialità a tavola ostacolata peraltro durante tutte le feste dall’obbligo di chiusura alle 18 per tutte le attività di ristorazione, anche nelle regioni gialle».

In crisi 24mila agriturismi

«Peraltro la decisione di blindare, con il nuovo decreto, gli italiani nel proprio comune nei giorni di Natale, Santo Stefano e Capodanno – denuncia la Coldiretti – mette ko le 24mila strutture agrituristiche nazionali che sono principalmente situate in piccoli centri rurali con una clientela proveniente dalle grandi città e dai paesi limitrofi».

«Un duro colpo – afferma il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini – per l’economia dei piccoli comuni e anche vero paradosso se si considera che gli agriturismi spesso situati in zone isolate in strutture familiari con un numero contenuto di posti letto e a tavola e con ampi spazi all’aperto, sono i luoghi più sicuri perché è più facile garantire il rispetto delle misure di sicurezza per difendersi dal contagio da coronavirus fuori dalle mura domestiche».

Nei piccoli comuni il 92% delle produzioni tipiche

«Oltretutto – aggiunge – dalla tenuta del tessuto economico e sociale delle aree interne dipende molto delle possibilità di ripresa del Paese».

In Italia i centri sotto i 5mila abitanti sono, infatti, 5.498, quasi il 70% del totale. Un’analisi Coldiretti evidenzia che il 92% delle produzioni tipiche nazionali nasce nei piccoli borghi italiani.

In difficoltà l’intera filiera

Rischiano di essere duramente colpiti dallo stop agli spostamenti e al turismo in montagna imposto dal nuovo decreto. La situazione di difficoltà – aggiunge la Coldiretti – si trasferisce a cascata sull’intera filiera agroalimentare, dall’industria all’agricoltura, con un drastico taglio degli acquisti di prodotti alimentari e bevande da portare in tavola».

«La chiusura dei locali è infatti destinata a provocare un forte ridimensionamento – conclude la Coldiretti – nei consumi di 70 milioni di chili tra pandori e panettoni, 74 milioni di bottiglie di spumante, 6 milioni di chili tra cotechini e zamponi e frutta secca, pane, carne, salumi, formaggi e dolci spariti dalle tavole lo scorso anno solamente nelle feste di fine anno».

E volano gli acquisti di cibo low cost

Nel frattempo invece volano gli acquisti di cibo low cost. I discount alimentari fanno segnare un balzo del +12,9% nelle vendite rispetto allo scorso anno. Lo conferma una indagine Istat che arriva fino a ottobre.

«E’ una situazione che – sottolinea la Coldiretti – evidenzia la situazione di difficoltà in cui si trovano le famiglie italiane che per risparmiare orientano le proprie spese su canali a basso prezzo e su beni essenziali come cibi e bevande, nel tempo del coronavirus».

Crolla il consumo in bar, ristoranti e mense

«Le vendite degli alimentari nei discount infatti – precisa la Coldiretti – sono quelle che registrano il tasso di crescita più elevato dopo il commercio elettronico che, anche per le chiusure, cresce su base annua del 54,6%. Si tratta di un andamento che traina l’intero settore alimentare dove le vendite crescono del 5,2% sostenute in realtà – conclude la Coldiretti – anche dal crollo dei consumi fuori casa in bar, ristoranti e mense per la preoccupazione del contagio da coronavirus, lo smart working e le minori disponibilità economiche che hanno favorito l’acquisto di alimenti da consumare tra le mura domestiche».

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