Nuovo decreto: niente messa a Natale e abbracci vietati

Nuovo decreto. Le misure allo studio per contenere la diffusione del coronavirus nei giorni di festa e anche nelle zone in fascia gialla. Si esclude la messa della vigilia, i ristoranti resteranno chiusi, come gli impianti sulla neve. E si prevedono rigidi limiti agli spostamenti. Al cenone massimo in sei e tutti tracciati.

Nuovo decreto: niente messa a Natale e abbracci vietati
Nuovo decreto: le rigide misure allo studio per contenere la diffusione del coronavirus nei giorni di festa e anche nelle zone in fascia gialla.
5' di lettura

Messa di Natale vietata per coronavirus nel nuovo decreto del governo. Per intenderci: “soppressa” anche la celebrazione anticipata alle 22, come aveva invece suggerito il ministro degli Affari Regionali, Francesco Boccia («Non è eresia far nascere Gesù Bambino due ore prima).

Ma nel nuovo decreto verranno dettate regole anche per il cenone di Natale, e naturalmente anche quello di Capodanno. Niente tavolate: massimo in sei, con il tracciamento di tutti i presenti, in particolare dei commensali che nei giorni precedenti alla Vigilia hanno avuto dei contatti con persone poi risultate positive al coronavirus.

Niente baci e abbracci

Nel nuovo decreto si farà anche riferimento a baci e abbracci, che abbondano nelle feste e sono formidabili trasmettitori di coronavirus: sia quando si arriva in casa, sia allo scoccare della mezzanotte, quando viene stappato il tradizionale spumante. Bisognerà rimediare con gesti di affetto alternativi…

La stretta è stata consigliata al governo dal Comitato tecnico scientifico. Ed è valida in tutta Italia, a prescindere dalla fascia, rossa, arancione o gialla che sia.

Il nuovo decreto del governo imporrà anche altre restrizioni per le ormai imminenti feste di Natale. Ieri l’esecutivo e il Cts ne hanno discusso per ore. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, vorrebbe firmare il nuovo decreto il prima possibile, magari il due dicembre.

Spostamenti stop, anche tra regioni in zona gialla

Per evitare una nuova ondata di contagi da coronavirus sarà disposto lo stop agli spostamenti anche tra le regioni gialle. Ci sarà qualche deroga, ma su questo si discute: concederle significa aprire la strada a mille “scappatoie”. I rigoristi del governo vorrebbero inserire nel nuovo decreto una sorta di «quest’anno a Natale ognuno a casa sua». Con la speranza, fondata, che sia l’ultimo vissuto così. Il coronavirus entro il 2021 dovrebbe essere un ricordo. Sperando che la pioggia di vaccini in arrivo sia efficace, sicura e duratura.

L’esecutivo sostiene che la libertà di movimento rischierebbe di far correre di nuovo i contagi da coronavirus, con conseguenze inevitabili e gravi sul sistema sanitario nazionale. La scelta non piace alle Regioni: ma come proprio mentre si viene inseriti nella fascia gialla aumentano le restrizioni? Il governo dovrà assumersene la responsabilità e il peso. Sarà uno dei punti più discussi del nuovo decreto.

Coprifuoco e ristoranti chiusi

E se nel nuovo decreto la regola base sarà «ognuno a casa sua», sono inevitabili le altre restrizioni in arrivo. Coprifuoco dalle 22 alle 6, quarantena obbligatoria per chi torna dall’estero e niente sci in Italia. Per i ristoranti il colpo è duro: resteranno chiusi dalle 18 (eccetto l’asporto) e saracinesche giù a Natale e Santo Stefano. I negozi resteranno aperti fino alle 21 (e non più come si ipotizzava alle 22).

Insomma: non si vuole ripetere il Ferragosto. Quando, complice il calo drastico delle infezioni da coronavirus, le restrizioni sono lentamente sparite, fino a concedere un’estate uguale a tutte le altre. Con le conseguenze che si sono riverberate proprio in questi mesi.

Non possiamo sbagliare

E del resto, la situazione epidemiologica sarà in miglioramento ma non è certo rassicurante. Oggi nessun virologo oserebbe dire, come è accaduto nei mesi estivi, «il coronavirus è morto». Ma c’è di più: la pressione sugli ospedali è meno drammatica di qualche giorno fa, ma i reparti ordinari e le terapie intensive sono comunque al limite, se non oltre. E si continuano a contare, ogni giorno, 800 morti. Un numero altissimo. Non è proprio la situazione di questa estate.

Il nuovo decreto porterà incisa una considerazione: «Non possiamo sbagliare, non possiamo permetterci una terza ondata tra la fine dell’inverno e la primavera».

C’è anche un altro aspetto che il nuovo decreto contro il coronavirus dovrà valutare con attenzione, che per il governo è un riferimento base: le misure di contenimento adottate da ottobre stanno funzionando. «Tra il 10 e il 15 dicembre – ha infatti osservato il ministro della Salute, Roberto Speranza – l’Italia sarà tutta gialla. Se consentissimo libertà di movimento il coronavirus riprenderebbe a correre e il Sistema sanitario non reggerebbe».

Natale, sugli orari delle messe decidono le parrocchie

Per le messe di Natale, da escludere quella di mezzanotte (e delle 22), nel nuovo decreto non ci sarebbero deroghe al coprifuoco. Gli orari saranno stabiliti dalle singole parrocchie seguendo i criteri contro il contagio da coronavirus stabiliti nel nuoco decreto. Il governo avrebbe intenzione di chiedere la celebrazione di più funzioni durante i giorni festivi per evitare assembramenti, sia dentro, sia all’esterno delle chiese.

Per la Santa Sede non è un problema. Da anni la messa della Vigilia di Natale viene celebrata alle 22. E infatti, Vicenzo Corrado, portavoce della Cei, ha dichiarato: «Avremo modo di monitorare la situazione epidemiologica e confrontarci sulle modalità di celebrare i riti natalizi in condizioni di sicurezza, nella piena osservanza delle norme, come finora avvenuto. È desiderio continuare la valida collaborazione, in ascolto reciproco, con la presidenza del Consiglio, il ministero dell’Interno e il Cts».

Naturalmente si chiederà ai parroci il rispetto dei protocolli inseriti nel nuovo decreto (ma le regole sono state dettate anche nei precedenti dpcm). Ovvero: distanziamento tra i fedeli, mascherine, acquasantiere svuotate, igienizzante all’ingresso. Anche i componenti dell’eventuale coro hanno l’obbligo di mantenere le distanze, tra loro e altre persone che sono presenti alla funzione.

Scuola, tutto confermato: in presenza dopo le feste

Per le scuole è stato confermato l’orientamento già espresso ieri. Nel nuovo decreto si potrà ipotizzare l’apertura delle scuole, o meglio il ripristino delle lezioni in presenza anche alle superiori, solo dopo il 7 gennaio. Il ragionamento è chiaro: perché riaprirle sotto le feste, quando si ipotizza anche una maggiore circolazione di persone e quando – soprattutto – la situazione epidemiologica è ancora critica e non sono stati risolti i problemi legati ai trasporti, ossia il vero punto critico che ha portato alla decisione di applicare la didattica a distanza?

Infatti non è il caso. Se ne riparla dopo l’Epifania. Forse con un nuovo decreto.

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