Nuovo decreto. Le misure che blindano le feste di Natale

Nuovo decreto. Il provvedimento che sarà firmato oggi dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte è particolarmente severo sigli spostamenti tra le Regioni. Ha prevalso l'ala rigorista dell'esecutivo che d'accordo con il Comitato Tecnico Scientifico non vuole correre rischi a due passi dai vaccini. Tutte le misure.

Nuovo decreto. Le misure che blindano le feste di Natale
Nuovo decreto. Il provvedimento che sarà firmato oggi dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte è particolarmente severo sigli spostamenti tra le Regioni.
5' di lettura

Il nuovo decreto è stato quasi chiuso ieri sera dal governo. E sono confermate le misure rigide, soprattutto sugli spostamenti nel periodo delle feste di fine anno. Nella bozza del nuovo decreto emanato dall’esecutivo si legge: «Dal 21 dicembre 2020 al 6 gennaio 2021 è vietato, nell’ambito del territorio nazionale, ogni spostamento in entrata e in uscita tra i territori di diverse regioni o province autonome, e nelle giornate del 25 e del 26 dicembre 2020 e del primo gennaio 2021 è vietato altresì ogni spostamento tra comuni, salvi gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute».

Nuovo decreto: feste blindate

Feste blindate dunque. Il nuovo decreto punta soprattutto a evitare rischi di contagio nei giorni caldi. Come si supponeva e come aveva proposto da tempo l’ala rigorista del governo supportata dal Comitato tecnico scientifico.

A poche settimane dalla possibile somministrazione dei primi vaccini – manca ancora l’approvazione dell’Ema -, non si può correre il rischio di invertire una curva epidemiologica in calo e rischiare una terza ondata di contagio da coronavirus tra il pieno inverno e l’inizio della primavera.

Si salva il ponte dell’Immacolata

Sugli spostamenti il nuovo decreto prevede qualche deroga, ma riguarda solo chi rientra «alla propria residenza, domicilio o abitazione, con esclusione degli spostamenti verso le seconde case ubicate in altre Regione o Provincia autonoma e, il 25 e 26 dicembre del 2020 e il primo gennaio 2021, anche ubicate nella stessa regione, ai quali si applicano i predetti divieti».

Dal 4 al 20 dicembre chi vive nelle Regioni in fascia gialla avrà la possibilità di muoversi verso altre regioni, sempre in fascia gialla. Ovvero: salvo per un bel po’ di italiani il ponte dell’Immacolata.

L’11 dicembre nuove fasce gialle

Su alcuni dettagli le trattative politiche sono ancora in corso. Per le prossime settimane non ci sarà nessuna restrizione sugli spostamenti per chi risiede nelle regioni in fascia gialla. L’11 dicembre potrebbero rientrare nelle zone a rischio moderato la Lombardia e il Piemonte.

Molte chance anche per Toscana, Emilia Romagna e Campania. Chi vive in regioni che sono ancora in fascia arancione, o peggio rossa, niente da fare: si continua a non poter uscire dal proprio comune di residenza.

Chi abita nella fasce gialle dovrà comunque, lo ripetiamo, rispettare tutte le restrizioni previste nel nuovo decreto a partire dal 21 gennaio e fino al 6 gennaio.

Nuovo decreto: il più importante

Non è stato comunque un confronto sereno all’interno del governo. I ministri sanno bene, e lo hanno dichiarato anche ieri, questo nuovo decreto sarà il più importante nella lotta contro la diffusione del coronavirus. Sarà certamente il più lungo. Il nuovo decreto resterà in vigore per 50 giorni. Una enormità rispetto agli altri.

Feste in casa: regole

Per le feste a casa, nel nuovo decreto, è stata inserita la raccomandazione “forte” a non ospitare persone non conviventi. Ma c’è anche un tetto massimo di persone sedute allo stesso tavolo per cenoni e pranzi: dieci.

Niente cenone negli hotel

I ristoranti degli hotel resteranno chiusi la notte del 31 dicembre, nonostante il pressing di Italia Viva, che spingeva per una scelta opposta.

Ricongiungimenti familiari: ancora un no

I renziani hanno tentato di ottenere una deroga per i ricongiungimenti familiari anche tra regioni diverse e il soggiorno nelle seconde case senza limiti territoriali. Speranza ha detto no e ancora no. «Se abbassiamo la guardia – ha replicato, ed è un concetto che ripete da settimane – la terza ondata è dietro l’angolo: le prossime feste vanno affrontate con estrema serietà».

Ovvero: poche concessioni per evitare la replica di questa estate.

Coprifuoco sempre

Confermato il coprifuoco dalle 22 alle 6, in vigore dal 4 dicembre al 6 gennaio. Niente deroghe nei giorni di festa. Nessuna concessione. Anche a Natale, Santo Stefano, Capodanno e l’Epifania si torna a casa prima delle 22.

Si potrà uscire di casa solo per le consuete comprovate esigenze. Ossia: motivi di lavoro, di salute e di urgenza.

Chiaro come il sole che resta in vigore il divieto assoluto di assembramenti e l’obbligo di indossare la mascherina ovunque.

Pranzo di Natale, anche al ristorante

Il giorno di Natale, il 26 e il 31, chi vuole potrà pranzare al ristorante (resteranno aperti fino alle 18). Per la messa della vigilia sarà confermata la funzione alle 20, anche se la Cei ha consigliato alle diocesi di celebrare quel giorno diverse celebrazioni per scaglionare la presenza dei fedeli e ridurre la possibilità di assembramenti.

Il giorno di Natale, il 26 e il 31 dicembre i ristoranti saranno aperti per il pranzo. La messa di Natale potrebbe essere fissata alle 20, in ogni caso la Conferenza episcopale ha già raccomandato alle diocesi di programmare funzioni durante tutta la giornata per favorire la partecipazione scaglionata dei fedeli.

Alberghi aperti, servizio in camera

A Capodanno gli alberghi resteranno aperti. Ma i ristoranti chiusi non potranno preparare il cenone. Si vuole evitare di trasformarli in inevitabili veglioni. Possibile solo il servizio in camera.

I bari e i ristoranti delle zone gialle chiuderanno alle 18. Quelli nelle zone arancione o rosse resteranno chiusi tutto il giorno.

Quarantena per chi rientra dall’estero

Confermata la quarantena di quindici giorni per chi rientra dall’estero. Provvedimento che è stato adottato per scoraggiare i turisti della neve che per aggirare la chiusura degli impianti italiani si stava organizzando per trascorrere le vacanze in Svizzera o Slovenia.

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