Nuovo decreto. A Natale e Capodanno si può pranzare fuori

Nuovo decreto. A poche ore dall'entrata in vigore del nuovo decreto il governo lima gli ultimi dettagli per le ulteriori restrizioni e le deroghe. Il Cts valuta positivamente di concedere la possibilità di pranzare nei ristoranti. Resta il nodo spostamenti e Conte valuta la possibilità di aprire le scuole il 14 dicembre.

6' di lettura

Sarà un nuovo decreto che impone altre restrizioni, mantiene quelle già in atto compresa la divisione dell’Italia nelle tre fasce, gialla, arancione e rossa. Entrerà in vigore il 4 dicembre e deciderà come dovremo trascorrere le prossime vacanze in Italia. Discussione che è intensa oin queste ore nella Penisola così come in gran parte dell’Europa.

Fascia gialla rinforzata

Che il governo punti a un Natale con tutte le regioni in fascia gialla è risaputo. E che questo risultato sia alla portata, dopo il lento ma costante calo dei contagi da coronavirus e dei ricoveri in ospedale, è altrettanto noto. Ma fascia gialla non sarà sinonimo di allentamento: il nuovo decreto imporrà regole uguali ovunque sul territorio nazionale. A prescindere dalle fasce. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha parlato proprio per questo di fascia gialla rinforzata. Un po’ come ha fatto il governatore Luca Zaia, a proposito del Veneto.

Nei giorni di festa stop a spostamenti tra comuni

Sul tappeto delle restrizioni previste nel nuovo decreto, ormai imminente, gli spostamenti tra le Regioni, la quarantena per chi rientra dall’estero, gli impianti di sci chiusi, e il coprifuoco anche durante le vigilie di Natale e Capodanno.

Ma alla riunione tra il premier, i capi delegazione e il ministro Francesco Boccia, sono emerse altre possibili restrizioni per Natale e Capodanno, con uno stop imposto anche tra i comuni. L’obiettivo è quello di evitare riunioni di famiglia troppo allargate.

Nel nuovo decreto lo stop agli spostamenti tra Regioni dovrebbe scattare il 21 dicembre e restare in vigore fino al 7 o al 10 gennaio.

Sci, impianti chiusi anche senza accordo europeo

L’accordo europeo per imporre delle restrizioni condivise sugli impianti di sci e le località del turismo invernale non è stato raggiunto. Troppa distanza con alcuni Paesi. Ma l’Italia ha comunque scelto di evitare rischi: quindi impianti chiusi e quarantena per chi rientra dall’estero. Misura inevitabile dopo che la Svizzera e la Slovenia hanno deciso di aprire comunque, invitando i turisti italiani. L’Austria ha di fatto chiuso le porte: quarantena di quindici giorni per chi arriva dall’estero, Italia compresa. Quindi: niente vacanze in Austria.

Conte vuole riaprire le scuole il 14 dicembre

Sul ritorno alle lezioni in presenza c’è ancora dibattito nel governo e non c’è quindi ancora nero su bianco per i provvedimenti previsti nel nuovo decreto. Il presidente del Consiglio vorrebbe dare «segnale», e riaprire le scuole il 14 dicembre. Parole che fanno sorridere la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina e Italia Viva, ma hanno generato preoccupazione nella folta ala rigorista del governo e tra numerosi componenti del Comitato tecnico scientifico. Non si capisce molto la ratio della scelta: i ragazzi tornerebbero in classe solo per una settimana e l’apertura contrasta con la decisione di imporre un Natale blindato per evitare la terza ondata di coronavirus. Probabile che il «segnale» di Conte resti solo una intenzione e in classe si tornerà dopo le feste, soprattutto se la curva dei contagi dovesse continuare a scendere.

Ma resta il nodo dei trasporti

Anche perché resta irrisolto il nodo dei trasporti, il vero punto critico del ritorno a scuola, soprattutto nelle grandi città. Nodo che il nuovo decreto non può sciogliere. E’ molto probabile che venga chiesto alle prefettura di convocare presidi, amministratori e responsabili del trasporto locale per studiare delle soluzioni: orari differenziati da zona a zona per l’ingresso e l’uscita dagli istituti. Difficile che il piano possa essere articolato in pochi giorni su base nazionale. Più semplice prendere qualche altro giorno e ripartire dopo le feste.

Lo scetticismo dei presidi

Del resto gli stessi presidi sono scettici, eppure si sono augurati a lungo un ritorno delle lezioni in classe. «Capisco l’operazione – ha dichiarato il presidente dell’Associazione Nazionale Presidi, Antonello Giannelli – ma mi chiedo cosa possa accadere nei grandi centri dove i trasporti non sono pronti». La domanda che si fatto tutti. E che rende improbabile, nonostante le intenzioni del premier, la decisione nel nuovo decreto di riaprire le scuole.

Le deroghe per gli spostamenti

Come detto nel nuovo decreto saranno vietati gli spostamenti dal 20 dicembre, anche tra le regioni in fascia gialla. E’ una linea chiara quella del governo: evitare quello che è accaduto la scorsa estate. Che è un po’ il ritornello che accompagna la stesura del nuovo decreto. La parola d’ordine che sta spingendo con forza l’ala rigorista dell’esecutivo.

L’obbligo non riguarderà chi fa rientro nel proprio comune di residenza o domicilio (è il caso, ad esempio, degli studenti fuori sede, ma non solo). Si discute da giorni sulle deroghe per chi deve raggiungere familiari anziani che altrimenti resterebbero soli. La questione è delicata. Da una parte si vuole evitare che tanti restino da soli durante le feste, dall’altra concedere deroghe significa allargare le maglie, con i pericoli che questo, per l’esecutivo, potrebbe comportare.

Ma c’è anche un’altra deroga in discussione e riguarda le seconde case, nel nuovo decreto dovrebbe essere consentito di raggiungerle anche se si trovano fuori regione. Ma solo se in fascia gialla.

La questione spostamenti, e delle possibili deroghe, è stata la più delicata tra quelle affrontate per il nuovo decreto. Quella che ha anche acceso il dibattito nelle riunioni. Anche per questo Palazzo Chigi ha intenzione di scrivere nel nuovo decreto un capitolo a parte che analizzi anche dal punto di vista costituzionale la limitazione delle libertà personali.

La messa di Natale alle 20

Sul coprifuoco si è raggiunto l’accordo anche per le vigilie di Natale e Capodanno. Nessuna deroga: tutti a casa alle 22. La messa di Natale potrebbe iniziare alle 20. Nessuna polemica con la Chiesa. La Conferenza episcopale ha già dato indicazioni a tutte le parrocchie: attenersi alle disposizioni del nuovo decreto, rispettare i protocolli previsti ed evitare assembramenti.

Ristoranti aperti a pranzo a Natale e Capodanno

Nel nuovo decreto potrebbe essere concesso ai ristoranti di restare aperti il giorno di Natale, a Santo Stefano e il primo dell’anno così da consentire il tradizionale pranzo all’interno dei locali. Una soluzione che per gli esperti del Cts potrebbe evitare «pranzi con un numero alto di commensali all’interno delle case favorendo invece gli incontri in luoghi che hanno regole ferree».

I negozi – nel nuovo decreto – resteranno aperti fino alle 21 e i centri commerciali aperti anche il sabato e la domenica, fino al 21 dicembre. Ristoranti chiusi alle 18 (come i bar), con possibilità di vendita d’asporto e consegna a domicilio.

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