Nuovo dpcm Draghi: i governatori invocano più controlli

Nuovo dpcm Draghi: i governatori invocano più controlli. I presidenti di Regione ma anche i sindaci hanno chiesto di impedire assembramenti nelle strade. «Non possiamo chiudere le scuole e vedere folle in strada». Più facile a dirsi che a farsi. Stretta sulle scuole, ma i governatori pretendevano ancora più rigore, anche se poi volevano riaprire i centri commerciali nel fine settimana...

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I governatori hanno chiesto al governo, durante l’incontro sul nuovo dpcm Draghi, più controlli per il rispetto delle misure contro il contagio da coronavirus. Il discorsi è semplice e lo ha sintetizzato in una frase il rappresentante dei sindaci italiani nella riunione con il governo e le Regioni che ha dato il via libera al nuovo dpcm Draghi: «Non è possibile – ha dichiarato Antonio Decaro, sindaco di Bari – chiudere le scuole e consentire assembramenti per le strade».

Le regole non vengono rispettate

Una linea che è stata ripetuta spessa durante l’incontro ed è uno dei ritornelli più citati dal presidente della giunta regionale campana, Vincenzo De Luca. E non solo da lui. Il punto è chiaro: non ha senso imporre con il nuovo dpcm Draghi delle regole se poi non vengono rispettate.

Nessuna clausura epocale, come quella vissuta lo scorso anno proprio in questo periodo, ma stop con le scene viste nell’ultimo fine settimana, da Milano a Palermo, con strade e piazze affollate di persone e senza il rispetto del minimo distanziamento.

La stanchezza dei cittadini

Più facile a dirsi che a farsi. Lo scorso anno il lockdown totale ha consentito alle forze dell’ordine di concentrarsi sui controlli per il rispetto dei provvedimenti del governo. Ma non solo: c’era meno stanchezza e più collaborazione tra la gente. Un anno di pandemia ha fiaccato l’economia (e le tasche di tanti), ma anche provocato un senso di rigetto, verso altre e continue restrizioni. Tanto per dire: se qualcuno canta dal balcone lo prendono a secchiate.

La diffusione delle varianti

C’è però la consapevolezza, da parte dell’esecutivo e condivisa dai molti presidenti di Regione, che questo sia il momento cruciale della lotta alla pandemia. Bisogna arginare la nuova ondata di contagi da coronavirus innescata dalla diffusione sempre più massiccia delle varianti (ieri in Lombardia è stato accertato che quasi il 60% delle nuove infezioni è stata causata dalla variante inglese). Anche perché è il momento, con la nuova organizzazione della campagna vaccinale e l’arrivo tra marzo e aprile di un massiccio di numero di dosi, di dare una sterzata decisa alla immunizzazione dei cittadini.

La base, del nuovo dpcm Draghi in vigore dal sei marzo al sei aprile èì proprio questa.

Unica chance, la vaccinazione di massa, per dire basta il prima possibile alle restrizioni e dare il via a una ripresa economica che potrebbe essere favorita dai fondi in arrivo dall’Europa. Ma fino a quando il coronavirus sarà in circolazione il ritorno alla cosiddetta normalità sarà solo un miraggio.

La stretta sulle scuole

La stretta ieri, nel nuovo dpcm Draghi, è arrivata soprattutto sulle scuole, sostenuta da tutti i governatori che hanno premuto per imporre la dad dall’asilo all’università anche in zona arancione. Una richiesta che è stata respinta con decisione dal nuovo ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi: «Non potete pretendere di lasciare aperti i centri commerciali, che possono essere diffusori di contagio, e chiudere le scuole». Una risposta secca, che non ha consentito repliche. Tutte le scuole chiuse sì, ma solo in zona rossa. E su decisione di amministratori locali, dai sindaci ai governatori, e sulla base di criteri oggettivi, come appunto i numeri sulla crescita dei contagi, in particolare quelli causati dalle varianti.

Anno scolastico più lungo

È stata di nuovo ventilata l’ipotesi, sostenuta questa volta dal ministro della Salute, Roberto Speranza, di allungare l’anno scolastico fino a fine giugno. Nei prossimi mesi potrebbe essere abbassata la curva dei contagi, anche con la vaccinazione di massa, e gli studenti potrebbero recuperare, almeno in parte, le lezioni che sono andate perse, o sono state seguite via dad e con difficoltà, in tutti questi mesi.

Ma la questione aperta resta quella dei controlli. Un punto sul quale sarà in particolare il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, a fornire risposte.

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