Nuovo Dpcm. Rischio contagio troppo alto, non si riapre

Nuovo Dpcm. Rischio contagio troppo alto, non si riapre: ieri il premier ha incontrato gli scienziati per avere un quadro sulla situazione epidemiologica nel Paese. La fase non incoraggia riaperture: il contagio è troppo alto e non è ancora chiaro l'impatto che avrà la variante inglese. Un picco è previsto per metà marzo. Resta l'Italia a tre colori, ma l'impianto verrà rimodulato e le zone di rischio potrebbero essere su base provinciale o comunale e non regionale.

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Per ora non si riapre. Nessun allentamento delle restrizioni nel nuovo dpcm, quello che dovrà sostituire dal 5 marzo il provvedimento emanato dal governo Conte. Il livello dei contagi è ancora troppo alto, ma soprattutto è ancora da verificare l’impatto che avrà la variante inglese sulla diffusione del coronavirus in Italia.

Varianti, a marzo picco dei contagi

Per gli esperti il picco è previsto a marzo, solo allora si capirà quanto e in che modo anche il nostro Paese è stato colpito dalle mutazioni. Ma non solo, per metà marzo si avrà anche un quadro meno nebuloso sulla fornitura di vaccini, che arranca e colleziona brutte notizie quasi ogni giorno (l’ultima è l’ennesimo ritardo annunciato di Astrazeneca).

Ieri il premier Draghi ha incontrato gli esperti del Comitato tecnico scientifico. Hanno delineato uno scenario che incoraggia alla prudenza e che sconsiglia “avventure aperturiste”, almeno in questa fase. Sarebbe troppo rischioso.

Nuovo dpcm: Italia a tre colori, con correttivi

Nel nuovo dpcm le restrizioni dovrebbero essere confermate. Il premier sperava di poter lentamente far riaprire alcune attività, in particolare ristoranti, palestre, piscine, cinema. Un segnale di speranza e fiducia per il Paese. Non è ancora il momento.

Nel nuovo Dpc, resteranno le divisioni colorate, ma saranno introdotti dei correttivi. Probabilmente, come è già accaduto in Umbria, rendere più immediate anche le divisioni in province: se nella stessa regione un territorio è decisamente da zona rossa e un altro da zona gialla, non dovrebbero essere più tutte nella fascia del rischio più grave. Un frazionamento a macchia di leopardo del rischio coronavirus, che avrebbe il vantaggio di essere più aderente alla reale situazione pandemica in un determinato luogo riducendo anche le ricadute economiche che sono inevitabili soprattutto nelle zone arancione e rossa.

Draghi: i cittadini non sono sudditi

Il presidente del Consiglio non vorrebbe più ricorrere allo strumento del dpcm, ma ridare voce e centralità al Parlamento. Questa volta non sarà possibile, i tempi sono troppo stretti. Ma ha intenzione di decidere presto il provvedimento per informare con adeguato anticipo i cittadini.

Lo avrebbe ribadito nell’ultimo Consiglio dei Ministri: «I cittadini non sono sudditi, le decisioni non possono essere calate dall’alto all’ultimo minuto, la gente deve avere il tempo di informarsi e organizzarsi». È già un notevole cambio di registro.

Brescia e i ricoveri in terapia intensiva

A preoccupare in questa fase è anche l’aumento dei ricoveri nelle terapie intensive, cosa che non accadeva da qualche settimana. Ma pure la situazione che si sta vivendo nella provincia di Brescia, dove le varianti del coronavirus stanno innescando un aumento esponenziale dei contagi. C’è il timore che potrebbe essere lo stesso scenario che presto si vivrà in gran parte del Paese.

Si spera di no, ma al momento, per evitare di aumentare il rischio, il governo sembra intenzionato a rinviare le riaperture. Se ne riparla a fine marzo, quando saranno più chiare le conseguenze delle mutazioni e si conoscerà la situazione sui vaccini (nel frattempo potrebbe essere approvato il vaccino Johnson&Johnson, che prevede una sola somministrazione).

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