Nuovo Dpcm, sono in arrivo restrizioni ancora più severe

Nuovo Dpcm: i contagi in aumento hanno convinto il governo a mettere in discussione il provvedimento adottato lo scorso sei marzo. Sono allo studio divieti più stringenti: se non si ferma la diffusione delle varianti potrebbe rallentare la campagna di vaccinazione, un rischio che l'Italia non può permettersi di correre.

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Un nuovo Dpcm con restrizioni molto più severe per contrastare la diffusione delle varianti e la crescita preoccupante dei contagi da coronavirus e dei ricoveri ospedalieri. Sarà una settimana di incontri e riunioni: l’allarme è evidente e la possibilità di divieti quasi in stile lockdown totale sembra all’orizzonte. Saranno giorni decisivi, da oggi a venerdì: l’analisi dei dati sarà determinante per valutare l’impatto delle mutazioni e gli eventuali rischi per il decollo della campagna vaccinale.

Non i dati di oggi (lunedì), spesso inattendibili per la fisiologica riduzione del numero dei tamponi nel fine settimana. Ma quelli da martedì a giovedì: i numeri daranno un’idea più precisa sull’andamento della curva epidemiologica indirizzando le scelte dell’esecutivo e i contenuti del nuovo Dpcm di Mario Draghi.

Anche i dati di ieri hanno destato preoccupazione, con il tasso di positività salito al 7.6% e le terapie intensive che continuano a riempirsi.

Ridurre i contagi per aiutare anche le vaccinazioni

Il presidente del Consiglio sembra intenzionato a convocare già questo pomeriggio la Cabina di Regia politica per valutare la situazione nazionale. C’è un nodo principale da sciogliere, comprendere se questo aumento dei contagi da coronavirus potrà incidere in maniera negativa sulla campagna di vaccinazione che dovrà avere, a partire dalle prossime settimane (se non giorni), una accelerata decisa, soprattutto se si vuole centrare l’obiettivo delle 60 milioni di dosi somministrate entro l’inizio dell’estate. Negli Stati Uniti e soprattutto in Gran Bretagna, dove sono molto avanti con le vaccinazioni, l’immunizzazione ha consentito di far decrescere in modo importante il numero dei contagi, dei morti e dei ricoveri.

Alla riunione della Cabina di Regia non sarà presente il presidente del Consiglio, ma parteciperanno i ministri Speranza, Gelmini, Giorgetti, Patuanelli, Franceschini e Bonetti. Insieme a loro il sottosegretario Garofoli, gli esperti del Cts e il commissario all’emergenza coromnavirus, Figliuolo.

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Il nuovo dpcm, perché

L’impianto del dpcm in vigore fino al 6 aprile non sembra più adatto a fronteggiare la nuova evoluzione dei contagi. Anche per questo si discute su un nuovo dpcm. Quello attuale lascia ai presidenti di Regione e ai sindaci la possibilità di adottare misure più severe di contenimento. Ma con la diffusione attuale di contagi un’Italia multicolore e a discrezione degli amministratori locali non sembra la soluzione migliore per fermare il coronavirus. Servirebbe una linea univoca, nazionale. Magari a partire da un rafforzamento della zona gialla, probabilmente non più sufficiente (nella versione attuale), anche in territori a rischio moderato, a frenare l’ascesa delle varianti.

Il nodo dei governatori

C’è un altro punto da discutere per il nuovo dpcm, ma al momento è divisivo: quello di far scattare la zona rossa in automatico laddove si registrano più di 250 contagi ogni 100.000 abitanti, così come accade per lo stop nelle scuole alle lezioni in presenza. Sul punto i governatori delle Regioni non sono d’accordo: potrebbe essere un incentivo a fare meno tamponi per non raggiungere quel limite.

Che ci sembra una spiegazione in parte logica e in parte assurda. Chiaro che se fai meno tamponi quel limite può essere distante, ma ci chiediamo per quale motivo il presidente di una regione debba mettere a rischio il suo territorio e la popolazione che ci abita per eludere una zona rossa altrimenti necessaria. Le conseguenze sarebbero inevitabili e quella zona rossa solo rimandata, con gli ospedali però ancora più saturi.

Venerdì il monitoraggio decisivo

Venerdì prossimo, quando ci sarà un nuovo monitoraggio del Cts sui numeri della pandemia in Italia potrebbero passare in zona rossa molte altre regioni (a rischio quasi tutte quelle oggi in arancione), eppure potrebbe non essere sufficiente ad arginare la diffusione della variante inglese del coronavirus. Anche per questo sono allo studio misure davvero stringenti. Due in particolare: l’anticipo del coprifuoco (l’ipotesi è tra le 19 e le 21) e la serrata totale dei negozi nel fine settimana.

Misure che dovrebbero durare il tempo necessario per appiattire la curva e lanciare la campagna di vaccinazione (sono in arrivo milioni di dosi).

Nuovo dpcm, il fronte della prudenza

Nel governo non c’è accordo tra chi è più propenso ad aprire e i rigoristi. Che è poi lo scontro che sta animando sia il dibattito politico, sia le discussioni tra i cittadini. Ma se fino a qualche settimana fa il fronte «non chiudiamo», sembrava avere più frecce all’arco, in questo momento, in questa fase così delicata, ovvero tra la recrudescenza del contagio e la campagna vaccinale, c’è un fronte intermedio che cresce, ed è quello della prudenza, ovvero: un mese in zona rossa (rinforzata), potrebbe innescare le vaccinazioni e frenare la terza ondata con maggiore efficacia. Il che aprirebbe delle prospettive decisamente più ottimistiche in vista della primavera e soprattutto dell’estate, che non è così lontana.

Saranno questi i temi da affrontare nel nuovo dpcm. Potrebbe essere l’ultimo a imporre delle restrizioni severe.

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