Nuovo governo: che succede a rdc, lavoro e pensioni

Il centrodestra stravince le elezioni e Giorgia Meloni si appresta a diventare il primo premier donna della storia repubblicana. Numerosi temi quindi saranno oggetto di discussione. Vediamo col nuovo governo cosa succede a rdc, lavoro e pensioni

7' di lettura

Quindi dove eravamo rimasti. Con la vittoria del centrodestra numerosi sono gli interrogativi che emergono, soprattutto sul futuro di numerose iniziative messe in campo e trattate principalmente dalla nostra testata. Proprio per questo – con il quadro politico chiaro all’indomani del verdetto emerso dalle urne – vediamo col nuovo governo cosa succede a rdc, lavoro e pensioni. (scopri le ultime notizie su agevolazioni economiche e diritti per la famiglia. Leggi su Telegram le novità su educazione, cura e salute dei figli, gravidanza, consigli per neo-mamme e relazioni familiari. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

INDICE

Nuovo governo: l’esito elettorale

Il centrodestra vince le elezioni, ma soprattutto vince Giorgia Meloni con Fratelli d’Italia oltre il 26%. Mentre la Lega crolla al 9% e Forza Italia all’8%. 

Il centrosinistra non arriva al 27%: il Pd è sotto il 19%, mentre Verdi e Sinistra superano la soglia del 3%, obiettivo che non raggiungono +Europa e Impegno Civico. Fuori Emma Bonino e Luigi Di Maio. Bene il Movimento 5 Stelle che è intorno al 15%. Infine il terzo polo di Azione-Italia Viva si ferma sotto l’8%.

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Nuovo governo: quale destino per l’rdc?

Il reddito di cittadinanza è da sempre stato un cavallo di battaglia del Movimento 5 Stelle, fin dalla sua nascita. Ricordiamo che l’Italia è stato uno degli ultimi Paesi europei (insieme alla Grecia) a istituire uno strumento di contrasto alla povertà. Parliamo di una misura che inevitabilmente ha coinvolto una gran parte di elettorato. Secondo gli ultimi dati Inps, infatti, sono 1,15 milioni i nuclei familiari coinvolti, con 2,6 milioni di persone interessate.

Nuovo governo: le posizioni sul reddito di cittadinanza

Come abbiamo visto, uno dei temi su cui si è giocata gran parte della campagna elettorale è stato il reddito di cittadinanza.

Possiamo affermare che nel centrodestra  si tende a considerare la misura più come un sussidio per chi non può lavorare che come un attivatore del mercato del lavoro. Giorgia Meloni – ormai premier in pectore – sostiene, infatti, che l’rdc vada dato a chi non può lavorare, disabili e famiglie senza reddito con minori a carico.

Quanto a Forza Italia, Berlusconi ha dichiarato di non volerlo abolire, anzi, di volerlo rafforzare per tutte le persone in povertà. Ha altresì dichiarato che bisogna fare un distinguo tra chi ne ha veramente bisogno e chi potrebbe andare a lavorare. Due visioni, da quanto si evince, totalmente contrastanti.

Su TheWam.net abbiamo spiegato quando arriverà il pagamento dell’Rdc a settembre 2022 e chi sarà escluso dalle ricariche.

Nuovo governo: posizioni sul lavoro e aumento salari

Il centrodestra, in particolare Fratelli d’Italia, ha proposto degli incentivi per le aziende che assumono di più, in particolare quelle che inseriscono nel proprio organico un numero maggiore di giovani e donne.

Il tema pensioni è stato altrettanto centrale in questa tornata elettorale, anche a causa dello spettro del ritorno alla legge Fornero dal 2023.

Il centrodestra, nel suo programma comune, parla di innalzare le pensioni minime, sociali e di invalidità. La Lega di Matteo Salvini insiste su Quota 41 – il che significa pensione a 67 anni -. La promessa di Forza Italia, infine, è di innalzare tutte le pensioni a un minimo di mille euro. Tuttavia, si tratta di due proposte particolarmente costose, che se combinate tra di loro costerebbero ben 30 miliardi l’anno.

Nuovo governo: il reddito di cittadinanza si cancella o si modifica?

Sul reddito di cittadinanza tutti sono d’accordo sulla revisione, ma le formule sono diverse per ciascuno.

Forza Italia vuole tagliare la dote di quattro miliardi per destinarla ad alzare le pensioni a 1000 euro o il taglio del cuneo fiscale.

La Lega spinge per un voucher di formazione che servirebbe a riassorbire i disoccupati.

Fratelli d’Italia invece vuole il reddito di solidarietà, che consiste in un assegno da 650 euro ai non occupati over 60 e a famiglie con minori o persone con disabilità. Ma solo per chi ha un Isee inferiore ai 15 mila euro l’anno. Il sostegno a chi perde il lavoro, invece, verrebbe parificato tra i dipendenti e coloro che hanno una partita Iva. All’epoca dell’annuncio FdI diceva che Lega e FI erano d’accordo con Meloni. Oggi non più, evidentemente.

Nuovo governo: è possibile abolire l’rdc?

Ma facciamo un po’ di chiarezza. Abolire il sussidio da subito non è un’opzione realistica. Come già avanzato in molti nostri approfondimenti, un sussidio anti-povertà è presente in tutti i Paesi europei.

L’Italia è stata uno degli ultimi a dotarsi di una misura (tendenzialmente) universale di contrasto alla povertà.

Aprire una crisi sociale nel Paese cancellandolo non è nell’interesse di nessuna formazione politica in quanto si tratterebbe di una scelta impopolare e che, vista la platea raggiunta, potrebbe incidere sul consenso al nuovo governo. Non proprio un buon punto di partenza diciamo.

Tuttavia, le strade per abolirlo sarebbero alquanto lunghe. O si procede con una legge in sostituzione e per questo bisognerà aspettare il nuovo governo; o con un referendum abrogativo; o si dovrebbe pronunciare la Corte costituzionale dichiarando la misura illegittima. Cosa, quest’ultima, che sarebbe già accaduta da tempo se ce ne fossero stati gli estremi.

Nuovo governo: alcuni dettagli sull’rdc

Attualmente parliamo di una misura che proprio nell’ultima legge di Bilancio ha incassato una copertura fino al 2029. Questo significa che anche se domani mattina scomparisse la misura (parliamo di fantascienza) l’Inps garantirebbe ancora i soldi a tutti i percettori attuali.

Ancora – come già anticipato in precedenza -, per cancellarla si potrebbero seguire diverse strade.

La prima strada è quella di creare una misura che sostituisca quella attuale. Quindi si dovrebbe mettere in campo il classico iter parlamentare con i soliti tempi. Scenario improbabile, almeno attualmente con la nascita di un nuovo governo.

La seconda ipotesi sarebbe quella che si pronunci la Corte costituzionale e dichiari la legge illegittima. Al momento non risultano gli estremi per tale evenienza. Anche perché se fosse stato così la misura sarebbe già saltata da un pezzo.

La terza opzione sarebbe quella di promuovere un referendum abrogativo. Come avanzato in altri approfondimenti, Matteo Renzi si è prodigato per una raccolta firme che promuova il referendum per la cancellazione del reddito di cittadinanza. Tutto sommato – secondo l’articolo 31 della legge n. 352 del 25 maggio 1970 – non si può depositare un richiesta di votazione referendaria nell’anno precedente della scadenza della legislatura. Quindi per quest’anno non se ne parla.

Ancora, un’ordinanza della Cassazione risalente al 1992 spiega che non è possibile sovrapporre una consultazione referendaria alle elezioni politiche. E anche il 2023 è saltato. Si andrebbe perciò al 2024 per poi avere gli effetti della cancellazione della misura – sempre in caso di successo del referendum – solo nel 2025.

C’è da dire inoltre che attualmente in Italia usufruiscono del reddito di cittadinanza tra i dodici e i quindici milioni di persone e quindi di votanti. Una bella fetta di elettorato che inciderebbe e non poco sulla nascita della futura squadra di governo.

Senza contare il fatto che difficilmente si riesce a cancellare un diritto acquisito. In Italia non è mai avvenuto. E questo a dirlo non siamo noi, ma la storia.

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