Nuovo piano ospedaliero. A Bisaccia ospedale di comunità

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La Campania ha un nuovo piano ospedaliero. E’ stato approvato dal Mef al termine del tavolo di verifica che ha analizzato sia la situazione economica della sanità campana (i conti sono in ordine), sia i livelli essenziali di assistenza (in netto miglioramento). Inoltre a maggio partirà anche il piano di edilizia ospedaliera.

Buone notizie? Così sembra, dopo anni di emergenza assoluta e tagli. Ma cosa cambia in concreto e come sarà ridisegnata la geografia sanitaria della nostra regione. Vediamo nel dettaglio.

L’Irpinia perde posti letto

Ma c’è una premessa che riguarda l’Irpinia e che approfondiremo nel corso dell’articolo. La provincia perde dei posti letto, perché erano eccedenti. Ma riapre l’ospedale di Bisaccia, che diventa ospedale di comunità. Una novità, per la Campania. Una esperienza già sperimentata e molto positiva in regioni come l’Emilia Romagna.

Il nuovo piano ospedaliero campano prevede: il riequilibrio dei posti letto sulle varie province, la risoluzione di un’antica questione: quella che riguarda la disciplina delle case di cura con meno di 40 o 60 posti letto (senza questo piano 15 strutture avrebbero chiuso: 1200 posti di lavoro in meno), il riequilibrio di discipline non esclusivamente a carico delle strutture pubbliche, il mantenimento dei sette punti nascita, il mantenimento delle attività nei presidi ospedalieri che avrebbero dovuto essere chiusi e l’inserimento di nuove reti cliniche.

Posti letto in Campania: più mille e 637

Ma entriamo nel dettaglio del nuovo piano ospedaliero campano. Il numero dei posti letto passa dagli attuali 18mila 204 a 19mila 841 (un incremento di mille e 637 posti). Non è un numero a caso, l’aumento consente di raggiunge i 3,6 posti letto ogni mille abitanti. E’ previsto anche un riequilibrio tra posti letto tra acuti (16mila 231) e post acuti (3mila 610).

C’è stata anche una redistribuzione per macro aree. Avellino e Benevento, che erano sovradimensionate, passeranno da 2mila961 posti letto a 2mila 790. Caserta più 604, Napoli più 966 e Salerno più 254.

Ridefinita la rete delle emergenze

Sarà anche definita la rete dell’emergenza/urgenza, con l’identificazione di otto Dea di secondo livello, nove Dea di primo livello, ventisette pronto soccorso e altri quattro in zone disagiate.

Il nuovo piano ospedaliero campano prevede – come detto – il recupero dei presidi ospedalieri chiusi. Saranno annessi a un presidio principale con accorpamento di servizi strategici (Incurabili, Ascalesi, Loreto Mare). Saranno aperti nuovi pronto soccorso (Azienda dei Colli, Scafati, Agropoli, Reavello, Maddaloni, Gragnano, Boscotrecase, Roccadaspide). Con la riconversione di ospedali dismessi in ospedali di comunità (Bisaccia, Cerreto Sannita, San Bartolomeo in Galdo, Capua, Teano), o l’aggregazione di strutture attive nell’ambito di una azienda o un ospedale più grande per migliorare l’offerta specialistica (Rummo con Sant’Agata dei Goti e Pascale con Ascalesi, Eboli/Battipaglia/Roccadaspide, Vallo della Lucania/Agropoli, Torre del Greco/Boscotrecase).

A Bisaccia l’ospedale di comunità

Quindi Bisaccia diventa un ospedale di comunità. Ma cos’è? Si tratta di strutture intermedie tra l’assistenza domiciliare e l’ospedale. In pratica si tratta di un ponte tra i servizi territoriali e l’ospedale, per tutte quelle persone che non hanno necessità di essere ricoverate in reparti specifici, ma hanno bisogno di un’assistenza sanitaria che non potrebbero ricevere a domicilio.

L’assistenza erogata negli ospedali di comunità prevede 15-20 posti-letto. La responsabilità del modulo è di un responsabile infermieristico, la responsabilità clinica è affidata a medici di famiglia, mentre l’assistenza è garantita da infermieri presenti continuativamente nelle 24 ore, coadiuvati da altro personale (operatori socio-sanitari) e altri professionisti quando necessario.
La durata media della degenza attesa ha una durata limitata, di norma non superiore alle 6 settimane, in relazione alle valutazioni e agli obiettivi definiti.

Saranno inoltre chiuse le case di cura neuropsichiatriche, riconvertite verso l’assistenza post acuzie e territoriale.

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