Indagine su Taccone, la storia infinita: nuovo sequestro da quasi due milioni

Nuova richiesta accolta dalla Procura.

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La Storia infinita, verrebbe da dire, anche se per spiegare l’indagine su Walter Taccone forse, più del romanzo di Micheal Ende, servirebbe una sceneggiatura degna di Beautiful, dove il colpo di scena è sempre dietro l’angolo. Dopo l’annullamento della maggior parte dei sequestri, disposta dal tribunale del Riesame, ora la guardia di finanza ha applicato un nuovo provvedimento a carico dell’imprenditore.

Taccone, nuove sequestro

Il gip, Marcello Rotondi, ha autorizzato un sequestro da oltre 1 milione e novecentomila euro (1.962.991 euro). Chiesto dal procuratore, Vincenzo D’Onofrio, che da oltre tre anni indaga su Taccone ed è deciso ad andare fino in fondo alla questione.

Qualche settimana fa la guardia di finanza di Avellino (guidata dal colonnello Gennaro Ottaiano), aveva eseguito sequestri per oltre quattro milioni e mezzo di euro (fra soldi e beni come preziosi quadri) a carico di Taccone e altri quattro indagati. Accusati di aver concorso in una serie di reati tributari che coinvolgevano sia una clinica gestita dall’imprenditore che proprio la squadra biancoverde che poi non riuscì a iscriversi in Serie B.

Sequestri a Taccone: ricorsi accolti

I giudici di Avellino (presidente Lucio Galeota, a latere Gennaro Lezzi ed Elena di Bartolomeo) avevano annullato il sequestro più grande, da quasi due milioni, e rideterminato la cifra relativa agli altri provvedimenti. Nello specifico sono stati dissequestrati 2 milioni e 550mila euro.

Gli avvocati, Luigi Petrillo e Innocenzo Massaro, nel loro ricorso hanno evidenziato come parte dei debiti contestati erano in corso di pagamento, alcune fatture non erano state detratte e ritenevano infondate le contestazioni relative al credito di imposta (si tratta, in sostanza, di un credito che un contribuente vanta nei confronti dello Stato). Ora, proprio su quest’ultimo aspetto, la Procura ha chiesto e ottenuto il nuovo sequestro.

Le accuse

Gli inquirenti (Procuratore aggiunto Vincenzo D’Onofrio, Pm Teresa Venezia e Fabio Massimo del Mauro) contestano alcuni reati tributari, come l’inserimento di fatture inesistenti nella dichiarazione dell’iva e dei redditi, per un periodo dal 2015 al 2017. Una ricostruzione smontata dalla difesa.

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