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Nuovo taglio dell’Irpef: gli effetti

Nuovo taglio dell'Irpef: il governo è intenzionato a ridurre da tre a due le aliquote Irpef a partire dal 2025. L’effetto è un aumento del netto in busta paga, ma questa volta l’esecutivo vuole privilegiare i redditi medio alti, quelli che partono da 50mila euro. Sarà proprio così, vediamo.

di The Wam

Febbraio 2024

Nuovo taglio dell’Irpef, il governo è al lavoro per ridurre le aliquote da tre a due con l’effetto di aumentare l’importo dei redditi e delle buste paga. Questa volta dovrebbe essere privilegiati i redditi medio alti, quelli cioè da 50.000 euro in su. Ma è proprio così? Vediamo nel dettaglio. (scopri le ultime notizie su bonus, Rdc e assegno unico, su Invalidità e Legge 104, sui mutui, sul fisco, sulle offerte di lavoro e i concorsi attivi. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Nuovo taglio dell’Irpef, a chi conviene

Il governo ha introdotto una riduzione delle aliquote Irpef da quattro a tre nel 2024, accorpando la fascia del 25% a quella del 23%. Questa modifica, che ha un costo di 4 miliardi di euro, si traduce in un beneficio di 260 euro all’anno per i contribuenti. La mossa è strategica e mira a una più ampia riforma fiscale in arrivo. L’obiettivo finale resta la flat tax, l’aliquota unica. Ma il passaggio intermedio, per il 2025, prevede la riduzione da tre a due delle aliquote fiscali.

L’Impatto sui redditi medio alti

L’ulteriore taglio delle fasce potrebbe avere, nelle intenzioni del governo, effetti positivi soprattutto sulla classe di reddito medio-alta, in particolare per chi guadagna intorno ai 50.000 euro.

In passato, le modifiche all’Irpef hanno penalizzato questa fascia di reddito, introducendo una franchigia sulle detrazioni di 260 euro. Un provvedimento che ha escluso questi contribuenti dal godere pienamente dei benefici della riduzione delle tasse. Con il nuovo taglio, l’obiettivo è di riequilibrare la situazione, favorendo chi ha redditi superiori alla media.

Dettagli e considerazioni

C’è da dire che, per chi guadagna più di 50.000 euro, i vantaggi del taglio Irpef del 2024 potrebbero ridursi notevolmente, fino ad annullarsi. La riforma, come detto, sembra indirizzata a correggere le disparità fiscali precedenti, ma sarà determinante verificare come si svilupperanno gli impatti reali.

Cosa ci aspetta nel 2025

Il governo intende dunque ampliare il taglio delle aliquote nel 2025. Una prospettiva che pone le basi per una trasformazione ulteriore dell’Irpef, con conseguenze dirette sui redditi dei cittadini.

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Ma servono le risorse

Per realizzare il nuovo taglio dell’Irpef, il governo deve affrontare però superare un ostacolo: trovare le risorse necessarie. La riforma fiscale introduce il concetto di “autofinanziamento”. In pratica, si prevede che le entrate generate da certe misure fiscali vengano accumulate in un fondo. Questo fondo serve poi a coprire le spese per altre iniziative, come appunto il taglio dell’Irpef.

La cancellazione dell’Ace

Un esempio di come si alimenta questo fondo è la cancellazione dell’Ace, l’Aiuto alla Crescita Economica. Si tratta di un’agevolazione fiscale introdotta un decennio fa, finalizzata a incentivare la capitalizzazione delle aziende. Con la sua eliminazione, il fondo per il taglio dell’Irpef può contare su una dote iniziale di 3,5 miliardi di euro per il 2025, e successivamente su circa 2,7 miliardi di euro annui a partire dal 2026.

Il concordato preventivo per le Partite Iva

In aggiunta ai fondi derivanti dalla cancellazione dell’Ace, il governo prevede di attingere risorse anche dal concordato preventivo per le Partite Iva. Questa misura punta a recuperare gettito per le casse dello Stato, fornendo così ulteriori fondi per il taglio delle tasse. Un strategia dunque che ha un obiettivo preciso: bilanciare le uscite con entrate supplementari, assicurando che la riforma fiscale sia sostenibile nel lungo termine.

Dove si possono trovare i fondi

Con il concordato preventivo si prevedeva di raccogliere circa 1,8 miliardi di euro.

Inizialmente, per accedere a questa misura, era necessario ottenere un voto di almeno “8” negli Isa (Indicatori sintetici di affidabilità fiscale). Si pensava che le Partite Iva con un voto inferiore avrebbero aumentato le loro dichiarazioni per raggiungere il punteggio richiesto, generando così più gettito per lo Stato.

Dopo il passaggio parlamentare, però, il requisito del voto minimo è stato eliminato. Una modifica che potrebbe portare a un aumento del gettito statale, ma le cifre precise saranno note solo dopo il 15 ottobre, data ultima per accettare o rifiutare la proposta del Fisco.

Di quanto aumenta la busta paga

Al momento, un contribuente con un reddito leggermente superiore ai 50.000 euro è soggetto a un’aliquota del 43%, considerata eccessiva dall’esecutivo. La percezione è che senza una riduzione della pressione fiscale, il Paese non potrà progredire in modo efficace.

Le possibili modifiche alle aliquote

Il governo sta considerando diverse opzioni per alleggerire il carico fiscale sui redditi medio-alti:

  1. Ridurre l’aliquota massima del 43% o spostarla su livelli di reddito più elevati.
  2. Riorganizzare le aliquote esistenti, avvicinando o accorpando le prime due (23% e 35%) e lasciando il 43% per redditi oltre una certa soglia (ad esempio, 70-80.000 euro).
  3. Un’altra opzione potrebbe essere quella di fondere la seconda e la terza aliquota, abbassando la terza e aumentando leggermente la seconda, magari intorno al 38-40%.

Considerazioni sull’equità e le detrazioni

Per mantenere l’equità del sistema fiscale, potrebbero essere necessari nuovi meccanismi di taglio alle detrazioni per i redditi più alti. Queste modifiche potrebbero tradursi in un aumento di diverse centinaia di euro all’anno nelle buste paga di coloro che guadagnano oltre 28.000 euro annui. Tuttavia, queste operazioni potrebbero essere onerose per le casse dello Stato. Al momento le risorse necessarie non sono disponibili, i prossimi mesi saranno fondamentali per capire se l’esecutivo ha trovato l’equilibrio economico necessario per portare avanti il progetto di riforma fiscale.

Nuovo taglio dell'Irpef: gli effetti
Nell’immagine un contribuente sorride perché ha saputo che con il nuovo taglio dell’Irpef avrà un aumento del netto in busta paga.

FAQ (domande e risposte)

Come influisce il nuovo taglio dell’Irpef sui redditi medio alti?

Il nuovo taglio dell’Irpef è pensato per favorire principalmente i redditi medio alti, cioè coloro che guadagnano intorno ai 50.000 euro annui. Inizialmente, le modifiche all’Irpef avevano penalizzato questa fascia di reddito introducendo una franchigia sulle detrazioni di 260 euro, escludendoli così dai benefici della riduzione delle tasse. Con il nuovo taglio, il governo mira a riequilibrare questa situazione, riducendo il carico fiscale per questi contribuenti.

Qual è il costo per il governo del taglio dell’Irpef 2024?

Il costo per il governo del taglio dell’Irpef nel 2024 è di 4 miliardi di euro. Questa spesa è stata sostenuta per ridurre le aliquote fiscali da quattro a tre, con un beneficio diretto di 260 euro annui per i contribuenti.

Che effetto ha la riforma Irpef sulle aliquote fiscali?

La riforma Irpef ha comportato una riduzione delle aliquote fiscali, passando da quattro a tre. Ciò è stato realizzato accorpando l’aliquota del 25% con quella del 23%. L’effetto di questa riforma è stato quello di semplificare il sistema fiscale e di fornire un beneficio immediato ai contribuenti.

Da dove provengono i fondi per il nuovo taglio dell’Irpef?

I fondi per il nuovo taglio dell’Irpef provengono da un meccanismo di autofinanziamento, in cui le misure che generano gettito fiscale alimentano un fondo per coprire le spese di altre iniziative, come il taglio dell’Irpef stesso. Parte di questi fondi proviene dalla cancellazione dell’Ace, che ha generato 3,5 miliardi di euro per il 2025 e circa 2,7 miliardi annui a partire dal 2026. Altre risorse sono attese dal concordato preventivo per le Partite Iva, che potrebbe portare ulteriori 1,8 miliardi di euro.

Qual è l’obiettivo del governo per le aliquote Irpef dopo il 2025?

Dopo il 2025, l’obiettivo del governo è quello di implementare un sistema Irpef con solo due aliquote, con l’intenzione di proteggere e favorire i contribuenti nella fascia di reddito medio-alto. Ciò potrebbe includere la riduzione dell’aliquota massima del 43% o il suo spostamento su livelli di reddito più elevati, oltre a un riarrangiamento delle aliquote esistenti.

Come il nuovo taglio dell’Irpef impatta la busta paga sopra 28mila euro?

Il nuovo taglio dell’Irpef potrebbe comportare un incremento significativo nelle buste paga di coloro che guadagnano oltre 28.000 euro annui. A seconda delle modifiche finali alle aliquote e detrazioni, i contribuenti in questa fascia di reddito potrebbero vedere un aumento di diverse centinaia di euro all’anno. Tuttavia, tali modifiche richiedono risorse finanziarie sostanziali che al momento non sono disponibili, quindi l’attuazione di queste modifiche è in attesa.

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