Obiezione di coscienza: ci risiamo! Lavorate in Poste

Cosa succederebbe se, al contrario e per ipotesi, tutti la pensassero come la Collega di Pordenone? O come il medico contrario all'aborto? O come l'ingegnere obiettore rispetto al ponte tra Scilla e Cariddi?

2' di lettura

È di ieri la notizia che un avvocato di Pordenone ha rinunciato alla Difesa di un presunto assassino: “Ha il diritto di essere assistito, ma non posso essere io a farlo. La mia storia me lo impedisce”. Così avrebbe risposto l’avvocato alla nomina diretta da parte dell’arrestato. Con tanti saluti!

Non è un gesto eroico

Dopo “l’eroico gesto“, secondo le cronache nazionali, il telefonino è diventato di fuoco: “Avvocato, anche se non la conosco vorrei ringraziarla per il suo gesto coraggioso”. E ancora: “Grazie per avere rinunciato alla difesa di Giuseppe Forciniti“, il 33enne che qualche notte fa avrebbe ucciso a coltellate la compagna Aurelia Laurenti, 32 anni, nel loro appartamento di Roveredo in Piano (Pordenone).

Bah, mi sbaglierò, ma qui di “scelte coraggiose” e “gesti eroici” non se ne vede nemmeno l’ombra. Anzi!

Dietro questa decisione si dipana tutta la carica mistificatrice della comune vulgata secondo la quale il difensore è sodale, correo. Aiuta i colpevoli, ingrassa gli assassini e favorisce i delinquenti.

L’avvocato, al pari di tutti i professionisti, non deve e NON PUÒ obiettare.

La sua partecipazione al processo è istituita come necessaria per garantire il rispetto delle regole, permettere la raccolta della “prova contraria” e, infine, ricordare al giudice la lettura che dei fatti ne dà il proprio cliente.

Adempiuto il mandato, verificata l’equità processuale, valutatane la connotazione “giusta”, il suo ruolo si esaurisce. Per dare spazio alla decisione. Di cui risponde solo e soltanto il Giudice, con la propria coscienza e sotto l’imperio della Legge.

Virate verso altri mari

Nessun professionista, d’altro canto, può sottrarsi ai suoi doveri.

Il medico, come l’avvocato, il notaio, lo psicoterapeuta o il farmacista, per arrivare al commercialista passando per l’ingegnere o l’architetto. Nessuno può liberarsi, obiettando. E l’abiura morale va stigmatizzata, disapprovata con fermezza. Per una semplicissima ragione: senza di loro non si può, essendo gli unici ad avere la cassetta degli attrezzi per operare.

Cosa succederebbe se, al contrario e per ipotesi, tutti la pensassero come la Collega di Pordenone? O come il medico contrario all’aborto? O come l’ingegnere obiettore rispetto al ponte tra Scilla e Cariddi? Chi potrebbe espletare quella stessa funzione? Nessuno! Loro e solo loro. Noi e solo noi.

La conseguenza sarebbe il diniego di difesa; l’impossibilità di abortire; la mancata costruzione del ponte sullo stretto (anche se poco cambierebbe, sotto quest’ultimo più specifico tema).

La responsabilità delle scelte è cosa gravosa, comprendo. Ma se non ce la si sente, si potrebbe sempre virare verso mari meno burrascosi. Alle Poste, per esempio.

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