Omicidio di Orazio De Paola, fermato un uomo: sospettato di essere il killer

Il pregiudicato della Valle Caudina è sospettato di aver ucciso il 58enne a colpi di pistola. I militari li hanno bloccato su un'auto in compagnia di altre persone.

Fermato un uomo nell'indagine sull'omicidio di Orazio De Paola
Fermato un uomo nell'indagine sull'omicidio di Orazio De Paola
3' di lettura

I carabinieri della comando provinciale di Avellino hanno fermato un uomo che, in auto con altre persone, si dirigeva in direzione di Roma. E’ sospettato di essere l’assassino di Orazio De Paola, 58 anni, freddato questa mattina a San Martino Valle Caudina (Avellino), in via Castagneto.

Il killer ha aspettato la vittima dove non c’era via di fuga e gli ha sparato cinque colpi con una pistola di piccolo calibro. Quattro in rapida successione, un quinto alla testa quando era a terra agonizzante.

L’omicidio si è consumato in una porzione di via Castagneto, una sorte di corte, non lontana dal centro di San Martino Valle Caudina, ma riparata da occhi indiscreti. Una via che si biforca verso il cimitero o in direzione di un vicolo cieco.

Un posto ideale per ammazzare qualcuno. L’assassino probabilmente lo sapeva, De Paola probabilmente non se l’aspettava. ll killer ha sparato da distanza ravvicinata, un metro e mezzo due al massimo. 

Ammazzato con cinque colpi

La vittima era a bordo della sua bicicletta elettrica quando ha incrociato l’uomo che l’ha ucciso. De Paola probabilmente conosceva il suo assassino. I carabinieri hanno sequestrato il cellulare del 58enne e ascoltato alcune persone che abitano a ridosso di via Castagneto. Non è escluso che proprio da quelle dichiarazioni e dal contenuto del telefonino della vittima, siano arrivati elementi determinanti per identificare il giovane pregiudicato fermato in auto, residente a San Martino Valle Caudina.

Diverse sono state le perquisizioni compiute dai carabinieri del comando provinciale di Avellino, guidati dal colonnello Massimo Cagnazzo, venuto in paese col procuratore facente funzione, Vincenzo D’Onofrio, e col sostituito, Roberto Patscot.

Indagine dell’Anfimafia di Napoli

L’indagine è coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli (Pm di turno Giuliano Caputo). Sia per le modalità dell’esecuzione, sia soprattutto per lo spessore della vittima. Considerato per anni un elemento di spicco del clan Pagnozzi, un gruppo criminale nato in provincia di Avellino ma capace di ramificarsi anche a Roma e tessere alleanze con famiglie potenti, come i Senese o i Casalesi.

De Paola, dopo anni da sorvegliato speciale, era un uomo praticamente libero. Dopo aver schivato, con una assoluzione piena, una indagine di omicidio, quello Michelangelo Marro, ucciso da un commando armato di mitra e fucili a pompa nella sua villa di Cervinara il 13 febbraio del 1999.

A dicembre del 2019, l’avvocato di De Paola, Dario Vannetiello, storico legale del clan Pagnozzi, era riuscito a ottenere un risultato insperato in Cassazione: niente più misura di prevenzione per il 58enne, i giudici non lo ritenevano più pericoloso.

In un primo tempo, alla luce del passato della vittima, è venuto naturale pensare che l’omicidio fosse maturato in contesti di criminalità organizzata. Che quello che, per anni, è stato considerato un fedelissimo del boss Mimì Pagnozzi, fosse diventato il bersaglio di qualcuno venuto da fuori. Un gruppo che aveva bisogno di una morte eccellente per manifestare la propria forza.

La pistola personale e “locale”

Le modalità dell’omicidio, però, lasciano spazio ad altre ipotesi. Il fatto che il killer abbia agito da solo, a piedi, decidendo di ammazzare De Paola in quella che poteva considerarsi casa sua, San Martino Valle Caudina, suggerisce che a motivare l’assassino sia stato altro. Forse la vendetta, la rabbia ceca che superava la paura. Quella di sfidare un intoccabile. Ora sarà proprio il ragazzo fermato, se si tratta davvero dell’omicida, offrire la sua versione dei fatti. Quando sarà interrogato dai carabinieri del nucleo investigativo di Avellino, diretti dal capitano Quintino Russo. Nei prossimi giorni il medico legale, Lamberto Pianese, eseguirà l’autopsia. Gli investigatori sapevano di dover far presto per evitare il rischio di vendette innescate dalla morte del boss.

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