Uccide la convivente. L’avvocatessa: non lo difendo

Omicidio a Pordenone. In 24 ore e a cavallo della giornata contro la violenza sulle donne tre donne sono state accoltellate a morte. L'ultimo omicidio la notte scorsa: Anna Laurenti, 32 anni, è stata ammazzata dal convivente con numerosi fendenti al collo. L'uomo ha finto un furto, poi è crollato davanti ai poliziotti. L'avvocatessa di fiducia si è rifiutata di difenderlo.

Uccide la convivente. L'avvocatessa: non lo difendo
Omicidio a Pordenone: Aurelia Laurenti di 32 anni è stata massacrata con diverse coltellate al collo dal convivente era madre di due bambini piccoli.
4' di lettura

Ha massacrato a coltellate la compagna, madre di due bimbi di 8 e 3 anni, poi con le mani sporche di sangue è andato in questura: è entrato un ladro in casa ho cercato di fermarlo e ha ucciso Aurelia. Aurelia Laurenti aveva 32 anni, i poliziotti l’hanno trovata sul letto di casa, il collo dilaniato da decine di fendenti. E’ accaduto in via Martin Luther King, a Riveredo sul Piano, in provincia di Pordenone.

La versione dell’uomo, Giuseppe Forciniti, 33 anni, ha retto il tempo di un breve interrogatorio: poi ha ammesso tutto. E’ stato lui ad ammazzare la convivente. Poi ha chiamato il suo avvocato, Rossana Rovere, già presidente dell’Ordine degli avvocati della provincia di Pordenone, impegnata in prima fila contro la violenza sulle donne, che ha rifiutato l’incarico. Forciniti è in stato di fermo, nei suoi confronti è stato ipotizzato il reato di omicidio volontario pluriaggravato.

Tre femminicidi in meno di due giorni

Tre femminicidi in meno di due giorni, e proprio a cavallo della giornata contro la violenza sulle donne. Tutte uccise a coltellate. Sempre dagli uomini con i quali avevano una relazione.

Sul luogo del delitto il pubblico ministero Federico Facchin e il medico legale, che ha effettuato un primo esame esterno del cadavere. Nelle prossime ore sarà eseguita l’autopia che fornirà ulteriori dettagli sull’omicidio.

All’omicidio, per fortuna, non hanno assistito i bambini. Erano dai nonni materni, in un altro paese.

In questura con le mani insanguinate

L’assassino si è presentato in questura a Pordenone poco prima dell’una di notte. Era visibilmente sconvolto. Ha raccontato del ladro, della colluttazione, di Aurelia uccisa. Una versione stramba e quelle ferite da taglio alle mani hanno suscitato più di un sospetto. Sono bastate poche domande, richieste di chiarimenti, di dettagli, per far crollare Giuseppe Forciniti. Ha ammesso tutto. Ha avuto una lite con Aurelia Laurenti. Una lite che è finita nel modo più drammatico. Con l’omicidio della convivente, la madre dei suoi bambini.

La scientifica nell’appartamento

L’abitazione dove è stata uccisa Aurelia Laurenti è ora sotto sequestro. Al lavoro ci sono i tecnici dell’Ert (Esperti Ricerca Tracce) dell’Unità Analisi Crimine Violento del Gabinetto Interprovinciale della Polizia Scientifica di Padova. Sono alla ricerca di elementi che aiutino a ricostruire nei dettagli cosa è accaduto la scorsa notte in quell’appartamento.

Aurelia era una ragazza solare

«La vittima di questo brutale omicidio – ha dichiarato all’Ansa il sindaco di San Quirino, in provincia di Pordenone, Gianni Giugovaz, che conosce i genitori di Aurelia Laurenti – era una ragazza solare che amava visceralmente i propri figli».

«Stiamo parlando – ha aggiunto – di famiglie di lavoratori, gente umile nel senso genuino e nobile del termine. Aurelia Laurenti si era spostata a Roveredo alcuni anni fa ma continuava a frequentare la nostra comunità proprio perché portava dai nonni i figli».

«Non so nemmeno quali parole usare – ha continuato il sindaco -: che cosa si può dire a un padre che ha perso la propria figlia in circostanze così brutali? L’unica riflessione che mi sento di fare riguarda la terribile coincidenza del femminicidio con la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, che si celebrava proprio ieri. Dobbiamo tutti fare di più, perché il fenomeno è drammaticamente vicino a noi, come questo omicidio ci testimonia. La nostra comunità stamani non si dà pace per l’omicidio di Aurelia».

Una tragedia immane

«Una tragedia immane – ha dichiarato il sindaco di Roveredo in Piano, Paolo Nadal –, che non possiamo spiegarci. Come istituzioni non avevamo notizia di alcun tipo di problema. Siamo attoniti e addolorati».

«Secondo quanto ho potuto ricostruire dai miei collaboratori – ha continuato il primo cittadino -, la coppia si era stabilita in città nel 2013: avevano scelto di vivere nel quartiere che nei primi anni Duemila ha ospitato i militari della Base Usaf di Aviano e che poi era stato riconvertito. Ripeto: nessuna segnalazione di rapporti anomali, nemmeno dai Servizi sociali. La coppia aveva due bambini piccoli e mi sembrava doveroso che le docenti lo sapessero per prime, per preparare psicologicamente i compagni di classe. Il clima da noi oggi è surreale».

Non difendo l’omicida

Come detto l’avvocatessa Rossana Rovere, che il presunto omicida, Giuseppe Forciniti, aveva scelto a proprio difensore, ha rinunciato all’incarico. La legale, da sempre impegnata nella difesa dei diritti delle donne, ha così commentato: «Non sono serena, non posso accettare l’incarico. L’indagato mi conosceva e ha indicato me quando gli è stato chiesto chi dovesse patrocinare la sua difesa, ma non posso accettare l’incarico. In questi minuti si sta procedendo a indicare l’avvocato d’ufficio: io non posso assumere le difese di quest’uomo, dopo una vita e una carriera spese a promuovere la tutela dei diritti delle donne».

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