Oms: l’Italia arriverà presto a 4mila contagi al giorno

Il professore aggiunto dell'Oms, Ranieri Guerra, ha pochi dubbi: arrivare a mille casi ci vuole tempo, ma poi si raggiungono in fretta i 2mila e i 4mila, lo abbiamo visto a marzo. Il 90 per cento dei casi è asintomatico: «Cosa sarebbe accaduto le persone infette avessero potuto circolare liberamente?» Il rischio è che il contagio si diffonda di nuovo ad anziani e persone fragili.

Oms: l'Italia arriverà presto a 4mila contagi al giorno
3' di lettura

Arriveremo a 4mila casi al giorno, come in Francia e in Spagna. Ha pochi dubbi il professor Ranieri Guerra, professore aggiunto dell’Organizzazione mondiale della Sanità.

«Raggiungeremo presto quella cifra, stiamo assistendo a un aumento dei positivi e una accelerazione conseguente dei tempi di moltiplicazione».

Una crescita esponenziale, da una settimana all’altra. La stessa traiettoria seguita in Francia e Spagna, nella nazioni più simili a noi nella diffusione del contagi, nel numero di morti e nell’applicazione del lockdown.

I numeri raddoppiano, lo abbiamo visto a marzo

Guerra non è preoccupato «per la gravità clinica di questi nuovi positivi», il problema è che queste persone fanno circolare il virus «aumentando le possibilità di contagio per soggetti più fragili».

Poi ha ribadito: «Arrivare a mille serve tempo, ma poi a salire a duemila al giorno e infine a quattromila si fa in fretta. L’epidemia funziona così, lo avevamo visto a marzo».

Quasi tutti asintomatici

In Campania il dato di ieri è particolare e significativo: su 138 nuovi contagi gli asintomatici sono 133.

Cosa significa? Che il virus è meno letale? E’ possibile, ma non è detto. Gli esperti hanno verificato una carica virale più bassa nel virus in queste settimane, il che si traduce in patologie molto attenuate. Non è stato verificato nessun mutamento genetico del coronavirus. Più probabile invece un adattamento del virus rispetto all’ospite: prolungare l’esistenza del contagiato garantisce al virus anche la sua sopravvivenza. E’ stato invece accertato che i contagiati in Croazia o Bangladesh hanno una carica virale molto maggiore e il virus provoca malattie più severe, a volte letali.

Cosa sarebbe accaduto se tutti circolavano senza controllo

La presenza di tanti asintomatici tra i giovani ha spinto De Luca a dichiarare: «Dobbiamo continuare con assoluto rigore in questo lavoro di ricerca e isolamento dei positivi, finché non si esaurirà l’onda dei rientri, anche se questo comporta un enorme lavoro aggiuntivo, con rientri anticipati del personale, a carico del nostro sistema sanitario. Immaginiamo quello che sarebbe successo, in termini di diffusione del contagio, se decine di giovani del tutto privi di sintomi, avessero potuto rientrare liberamente ecircolare senza controllo sul nostro territorio».

Cosa farà il virus in autunno

Ma cosa potrebbe accedere in autunno? Quella è la stagione in cui i virus si diffondono con maggiore facilità anche perché si confondono con i sintomi influenzali e il raffreddore (che è un coronavirus). Si vive di più al chiuso e il virus resiste meglio alle temperature fredde. Sarà importante rispettare le norme di distanziamento sociali e l’utilizzo delle mascherine.

Per fare una zona rossa deve esplodere un territorio

L’incubo lockdown viene comunque rigettato dal governo. Il ministro della sanità, Roberto Speranza, continua a dichiarare: «Un paese civile deve garantire la possibilità ai suoi ragazzi di frequentare le scuole. E quindi l’anno scolastico inizierà regolarmente».

E sul lockdown: «Per fare una zona rossa deve esplodere un territorio. E non lo vedo. Vedo invece una diffusione e non un’esplosione. Siamo in fase di convivenza col virus, prendendoci dei rischi, il tasso zero contagi non esiste. Per azzerarlo sarebbe stato necessario un lockdown di altri 3, 4 mesi. Dobbiamo controllarlo evitando rischi inutili, come quello delle discoteche».

E la Sardegna dice no

Intanto la Sardegna si sta dimostrando uno dei maggiori punti di contagio di questa nuova ondata. Tanti turisti infettati che poi ritornano a casa. Il governo sta sollecitando a più riprese il governatore dell’isola per convincerlo a effettuare i tamponi su tutte le persone che si apprestano a lasciare le località balneari isolane (anche per evitare un viaggio su traghetti affollati). Ma per ora non è stata raggiunta nessuna intesa. Agli amministratori regionali sardi la soluzione non convince. Chissà perché.

Eppure una buona percentuale dei nuovi contagiati in tutta la Penisola (e in particolare in Campania e nel Lazio), riguarda turisti che rientrano da un periodo di vacanze in Sardegna (che ha superato e non di poco i rientri infetti da Spagna, Malta, Grecia e Croazia).

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