Operaio sepolto dalla frana a Montella: sciolta la riserva

Operaio sepolto dalla frana a Montella: fissato l'inizio del processo


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Si tornerà in aula il prossimo 28 giugno, di fronte al giudice Lucio Galeota, per il processo sulla morte del cinquantenne di Contrada (Av), Raffaele Musto, operaio deceduto sul posto di lavoro il 3 maggio del 2016 nel comune altirpino di Montella. Musto era impegnato nel cantiere mobile, il località Baruso, quando è stato travolto da una frana mentre lavorava a uno scavo di collegamento di un depuratore.

Sono finiti a processo le società Bulfaro srl e Fioretti srl, oltre al datore di lavoro di Musto, il legale rappresentante della ditta che doveva eseguire gli interventi appaltati al Comune e il dirigente comunale e coordinatore in materia di sicurezza dei lavori.

Gli imputati sono accusati di omicidio colposo come responsabili del servizio di prevenzione e protezione, perché obbligati a sovrintendere e vigilare sull’osservanza delle prescrizioni da parte di Musto così come previsto nel piano operativo di sicurezza.

I dettagli dell’indagine sulla morte di Raffaele Musto

Questa mattina la difesa degli imputati ha eccepito come la dichiarazione del magistrato di indifferibilità dell’accertamento tecnico, del 20 maggio 2016, in relazione alla riserva di incidente probatorio, abbia pregiudicato i diritti di difesa garantiti dai comma 4 e 5 dell’art. 360. Poiché l’inizio delle operazione dichiarate non differibili è stato fissato dai consulenti tecnici circa un mese dopo così da violare quanto disposto dall’articolo preso in considerazione.

Eccezione che è stata rigettata. Il giudice ha accolto l’opposizione del Pm e dell’avvocato di parte civile, Valentina Musto, che rappresenta la sorella della vittima. La signora continua a chiedere giustizia per il fratello morto. Il Pm ha tenuto conto dello stato dei luoghi che era in continua mutazione e rischiava di essere modificato come evidenziato in udienza attraverso foto che sono state acquisite. Non può – ha chiarito l’avvocato di parte civile – ritenersi inutilizzabile un accertamento soltanto considerando che le operazioni siano state iniziate a distanza di un mese, anche perché il sopralluogo è avvenuto già il 19 maggio 2016 e su quella relazione il magistrato del PM si è determinato.

L’indagine si era avvalsa dei rilievi effettuati dai carabinieri della stazione di Montella, diretti dal luogotenente Stefano Nazzaro, e della relazione redatta dall’ingegnere Alessandro Lima coadiuvato dall’ingegnere Carmine Marinelli, dal geologo Giovanni Auriemma e dal medico legale Elena Picciocchi.

Gli imputati sono rappresentati, fra gli altri, dagli avvocati Tirella Carmela, Nello Pizza, Giuseppe Saccone (sostituito oggi in aula dall’avvocato Alfonso Laudonia, Donatello Cimadomo, Paolo Lorusso, Simone Castellano e Paolo Cillis.

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