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Opzione donna prima e dopo il 31 dicembre: chi ci guadagna?

Opzione Donna 2022 e 2023: quali sono le differenze e chi ci guadagnerà se venisse modificata la misura? Scopriamolo insieme.

di Carmine Roca

Dicembre 2022

Opzione Donna 2022 e 2023: quali sono le differenze e chi ci guadagna? (scopri le ultime notizie e poi leggi su Telegram tutte le news sulle pensioni e sulla previdenza. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

Indice

Opzione Donna 2022 e 2023: quali sono le differenze?

Tra Opzione Donna 2022 e 2023 ci saranno sicuramente delle differenze, introdotte con la legge di bilancio prossima all’approvazione.

Fino al 31 dicembre 2022, i requisiti per accedere a Opzione Donna saranno:

Dal 1° gennaio 2023, in attesa dell’ufficialità da parte del Governo Meloni, i requisiti di Opzione Donna potrebbero essere i seguenti:

Nelle scorse settimane si sono succedute indiscrezioni su possibili modifiche dei requisiti, che il Governo potrebbe introdurre limitando la platea delle potenziali beneficiarie.

Scopri la pagina dedicata all’opportunità di Opzione Donna per andare in pensione anticipata.

Parliamo del requisito anagrafico legato al numero dei figli. Sarebbe stata prevista l’uscita a 58 anni per le donne con due figli, a 59 anni per le donne con un figlio e a 60 anni per le donne senza figli.

Inoltre era stato pensato di limitare Opzione Donna 2023 soltanto ad alcune categorie di lavoratrici:

Ad oggi nulla è ancora ufficiale. L’unico requisito di Opzione Donna 2022 e 2023 confermato dovrebbe essere quello contributivo (35 anni di contributi). Entro il 31 dicembre 2022 ne sapremo di più.

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Opzione Donna 2022 e 2023: quale pensione a 58 anni?

Abbiamo visto quali sono i requisiti di Opzione Donna 2022 e 2023 e cosa potrebbe cambiare dal 1° gennaio 2023.

La misura dedicata alle lavoratrici dovrebbe essere ancora accessibile con 35 anni di contributi, ma potrebbe variare il requisito anagrafico con l’asticella alzata a 60 anni, rispetto a 58-59 anni attuali.

Chi ci guadagnerebbe? Proviamo a fare alcuni esempi di calcolo della pensione con Opzione Donna 2022 e 2023.

In entrambi i casi il sistema utilizzato sarà il contributivo, particolarmente penalizzante rispetto al sistema misto (ancor di più rispetto al retributivo), poiché si rischiano tagli sull’assegno fino al 25%-30%.

Con Opzione Donna si va in pensione con 58 anni di età (o 59 anni per le autonome) e 35 di contributi. Prendiamo come esempio una lavoratrice dipendente, che guadagna 30.000 euro lordi l’anno.

Per conoscere l’importo del suo assegno dovremo individuare il montante contributivo: il 33% di ogni anno di retribuzione viene accantonato in un “paniere” che determinerà l’importo sul quale influisce il coefficiente di trasformazione.

Nel nostro caso il montante contributivo sarà di 346.500 euro, mentre il coefficiente di trasformazione, a 58 anni, è di 4,289%. Quindi il 4,289% di 346.500 euro dà come risultato 14.861 euro, l’importo lordo di un anno di pensione, pari a 1.143 euro lordi al mese, circa 850 euro netti al mese.

Con una retribuzione di 25.000 euro, l’assegno scende drasticamente a 12.400 euro lordi l’anno, circa 950 euro lordi al mese, pari a 700 euro netti al mese. Con 28.000 euro lordi l’anno, la pensione lorda annua è di 13.870 euro lordi, circa 800 euro netti al mese.

Opzione Donna 2022 e 2023
Opzione Donna 2022 e 2023: nella foto una donna a lavoro.

Opzione Donna 2022 e 2023: quale pensione a 60 anni?

Cosa cambia tra Opzione Donna 2022 e 2023? Se il requisito anagrafico fosse portato a 60 anni, confermando i 35 anni di contributi versati, l’importo della pensione sarà leggermente più alto.

Anche perché dal 1° gennaio 2023 cambiano i coefficienti di trasformazione e ne abbiamo parlato in questo approfondimento.

Facciamo un esempio. Prendiamo una lavoratrice di 60 anni, che guadagna 30.000 euro lordi l’anno. Il coefficiente di trasformazione sarà del 4,615%, su un montante contributivo di 346.500 euro. La sua pensione lorda annua è di circa 16.000 euro lordi, circa 1.000 euro netti al mese, pressappoco 150 euro in più rispetto a Opzione Donna con 58 anni di età.

Se abbassassimo la retribuzione annua a 25.000 euro, maturerebbe una pensione di 13.325 euro lordi l’anno, circa 800 euro al mese. Mentre con una retribuzione lorda annua di 28.000 euro, matura una pensione di circa 15.000 euro lordi l’anno, circa 900-950 euro netti al mese.

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