Opzione Donna 2022 e 2023 a confronto: tutte le novità

Opzione Donna 2022 e 2023: cosa cambierà a partire dal 1° gennaio 2023? Ecco tutte le novità previste nella legge di bilancio.

5' di lettura

Opzione Donna 2022 e 2023: cosa cambia tra le due misure dopo la proroga? Ecco tutte le novità alle quali si pensa in questi giorni (scopri le ultime notizie e poi leggi su Telegram tutte le news sulle pensioni e sulla previdenza. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

Indice:

Opzione Donna 2022 e 2023: quali novità ipotizzate?

Il futuro di Opzione Donna è molto incerto. In questo momento si pensa, per esempio, a una proroga della misura esistente. Ma, in questi giorni, sono anche circolate ipotesi differenti e spesso discordanti. Questo articolo le riepiloga.

Una soluzione, per Opzione Donna 2023, si avvicina molto all’Ape Sociale, tutelando particolari categorie.

Cosa cambierà tra Opzione Donna 2022 e 2023? Per avere accesso alla misura previdenziale dedicata alle donne lavoratrici, secondo questa soluzione, non basterà più soddisfare, esclusivamente, i requisiti anagrafici e contributivi.

Se fino ad oggi sono bastati 58 anni (alle lavoratrici dipendenti) o 59 anni (lavoratrici autonome) oltre a 35 anni di contributi, a partire dal 2023, Opzione Donna sarà accessibile soltanto alle lavoratrici caregiver, alle lavoratrici con un’invalidità riconosciuta pari o superiore al 74% e alle donne licenziate o dipendenti di aziende in crisi.

Cambia anche il requisito anagrafico, dal 2023 legato al quoziente figli: potranno andare in pensione a 58 anni le donne lavoratrici con 2 o più figli; a 59 anni quelle con un solo figlio, a 60 anni chi non ha figli. Mentre rimane invariata l’anzianità contributiva a 35 anni.

In questo modo la platea di potenziali pensionate con Opzione Donna si stringerà drasticamente a sole 3.000 unità, con oltre 14.000 escluse. Probabilmente il Governo Meloni farà un mezzo passo indietro per favorire l’uscita a più lavoratrici, rendendo Opzione Donna 2023 meno penalizzante. O almeno si spera.

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Legge di Bilancio 2023: ecco quali saranno le novità

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Opzione Donna 2022 e 2023: modifiche penalizzanti

Abbiamo visto cosa potrebbe cambiare tra Opzione Donna 2022 e 2023, che passa dall’essere un’opzione libera, accessibile a tutte le lavoratrici dipendenti e autonome in possesso dei requisiti anagrafici e contributivi, a una forma previdenziale piuttosto limitata.

Opzione Donna si trasformerebbe in una sorta di Ape Sociale, con ancora più restrizioni, perché consentita soltanto alle donne lavoratrici caregiver, invalide, dipendenti di aziende in crisi o senza lavoro.

Dimentichiamoci com’era Opzione Donna: una misura previdenziale con molti punti deboli (ricalcolo dell’assegno con il sistema contributivo e finestra mobile di 12 mesi per le dipendenti e 18 mesi per le autonome) e, quindi, piuttosto penalizzante per chi l’accettava, ma comunque libera e accessibile una volta compiuti 58 o 59 anni di età e maturato 35 anni di contributi.  

Già poco utilizzata fino al 2022, Opzione Donna dal 2023 rischia di essere messa ancora più da parte dalle lavoratrici, considerato che verrà ristretta la platea delle potenziali beneficiarie.

La legge di bilancio ha trasformato una misura libera, in una misura vincolata alla condizione soggettiva della lavoratrice.

Opzione Donna 2022 e 2023
Opzione Donna 2022 e 2023: cosa cambierà?

Cosa cambierà tra Opzione Donna 2022 e 2023?

Ma cosa cambierà, nello specifico, tra Opzione Donna 2022 e 2023? Mentre prima bisognava esclusivamente rispettare requisiti anagrafici e contributivi, dal 1° gennaio 2023 per accedere a Opzione Donna sarebbe obbligatorio possedere uno di questi requisiti:

  • svolgere assistenza, da almeno 6 mesi, al coniuge o a un parente di primo grado convivente con disabilità grave (Legge 104, articolo 3, comma 3), oppure un parente o un affine entro il secondo grado nel caso in cui i genitori o il coniuge della persona con disabilità grave abbiano compiuto 70 anni, sono affetti da patologie invalidanti o sono a loro volta deceduti o mancanti;
  • essere stati riconosciuti, dalle competenti commissioni mediche, invalidi civili con una percentuale pari o superiore al 74%;
  • aver perso il lavoro per licenziamento o essere dipendente di imprese in crisi, per le quali è attivo un tavolo di confronto per la gestione della crisi aziendale presso la struttura per la crisi di impresa.

Rimarrebbe invariati il requisito contributivo (35 anni, ma senza possibilità di cumulare gratuitamente la contribuzione versata in diverse gestioni previdenziali), il ricalcolo dell’assegno con il sistema contributivo, le finestre mobile di 12 e 18 mesi.

La prima finestra di decorrenza utile per le lavoratrici autonome, che hanno maturato i requisiti nel 2022, sarà il 1° agosto 2023, mentre per le lavoratrici dipendenti è il 1° febbraio 2023.

Chi matura i requisiti a dicembre 2022, potrà andare in pensione con Opzione Donna il 1° gennaio 2024 (dipendenti) e il 1° luglio 2024 (autonome).

Chi ha maturato o maturerà i requisiti entro il 31 dicembre 2022 potrà andare in pensione con la “vecchia” Opzione Donna (58/59 anni di età + 35 di contributi). La misura rinnovata, infatti, entrerà in vigore dal 1° gennaio 2023.

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