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Opzione Donna, niente ritorno al passato: come funziona

Ultime notizie su Opzione Donna: bocciate le mozioni dell'opposizione, rimane tutto uguale. Ecco gli attuali requisiti per andare in pensione con Opzione Donna.

di Carmine Roca

Maggio 2023

Quali sono le ultime notizie su Opzione Donna? Chiariamo subito: non è previsto un ritorno al passato. Ecco cosa accadrà (scopri le ultime notizie e poi leggi su Telegram tutte le news sulle pensioni e sulla previdenza. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

Indice

Quali sono le ultime notizie su Opzione Donna? Mozioni bocciate

Le ultime notizie su Opzione Donna sono un duro colpo per chi avrebbe voluto un ripristino delle vecchie modalità di accesso alla prestazione anticipata, modificate con l’ultima legge di bilancio.

Sono state bocciate tutte le mozioni presentate dall’opposizione alla Camera.

Approvata soltanto la mozione della maggioranza (164 voti favorevoli, 106 contrari) che prevede l’introduzione di “specifiche iniziative per contrastare il divario pensionistico di genere, attestato dai dati sull’andamento delle pensioni erogate dall’INPS”.

Il governo si impegna a “individuare, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, forme di flessibilità di accesso per le donne al trattamento pensionistico e/o di anticipo pensionistico”. Inoltre, l’attuale esecutivo sarà chiamato a “studiare formule innovative per integrare le prestazioni lavorative con i tempi di vita e di cura”.

Insomma solo promesse a medio-lungo termine, nulla di nuovo (e di buono) all’orizzonte. E soprattutto nessun ritorno al passato, tanto sperato, per Opzione Donna, che rimane accessibile a una risicata platea di beneficiarie rispetto alla maggiore apertura in vigore fino al 2022.

Dopo essersi visto respingere le mozioni presentate, la deputata del Movimento 5 Stelle, Chiara Appendino, ex Sindaco di Torino, ha esternato la sua rabbia, “frutto del tradimento compiuto da Governo e maggioranza. È stata creata un’aspettativa, con l’impegno a prorogare Opzione Donna e poi quest’aspettativa è stata uccisa. Meloni e compagnia si definiscono patrioti, sì, ma dell’incoerenza”.

Scopri la pagina dedicata all’opportunità di Opzione Donna per andare in pensione anticipata.

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Ultime notizie su Opzione Donna: confermati gli attuali parametri

Abbiamo visto, nei precedenti paragrafi, quali sono le ultime notizie su Opzione Donna e come l’assemblea di Montecitorio abbia discusso e bocciato le mozioni presentate da PD e Movimento 5 Stelle, che puntavano al ritorno alle regole in vigore fino al 31 dicembre 2022.

L’accesso a Opzione Donna rimane vincolato a diversi criteri. In primo luogo la condizione di fragilità: la misura anticipata è accessibile soltanto alle lavoratrici licenziate o dipendenti di aziende in crisi; alle caregiver che da almeno 6 mesi assistono il coniuge o un familiare entro il secondo grado di parentela, con disabilità grave e alle lavoratrici con un’invalidità pari o superiore al 74%.

Rimarranno immutati anche i requisiti contributivi (35 anni di contributi) e anagrafici:

Ultime notizie su Opzione Donna
Ultime notizie su Opzione Donna: in foto una donna arrabbiata.

Ultime notizie su Opzione Donna: com’era fino al 2022

Fino al 31 dicembre 2022, Opzione Donna era riservata a tutte le lavoratrici, dipendente o autonome, in possesso di 35 anni di contributi.

L’unica differenza riguardava l’età di uscita: 58 anni per le lavoratrici dipendenti e 59 anni per le lavoratrici autonome.

Anche la decorrenza della pensione (il pagamento del primo assegno) mutava (e muta ancora) in base alla categoria lavorativa: 12 mesi di attesa per le dipendenti; 18 mesi di attesa per le lavoratrici autonome; dal 1° settembre al 1° novembre 2023 per le dipendenti del comparto scuola.

Era già in vigore ed è rimasto attivo il ricalcolo dell’assegno con il sistema contributivo: significa che anche i contributi versati prima del 1996 concorrono al calcolo della pensione allo stesso modo dei contributi versati dal 1996 in poi.

Da qui, il drastico taglio dell’importo dell’assegno previdenziale, fino a un massimo del 30% rispetto agli assegni calcolati col sistema misto.

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