Opzione tutti, in pensione a 62 anni: quanto si perde

Opzione tutti, in pensione a 62 anni con il sistema contributivo: è la proposta del governo, ma non piace ai sindacati, vediamo quanto si perde. Opzione tutti ricalca Opzione donna, garantisce una flessibilità in uscita ma penalizza chi ha iniziato a lavorare prima del 1996. Governo al lavoro sulla pensione di garanzia per chi ha carriere intermittenti.

4' di lettura

Da Opzione donna a Opzione tutti, in pensione a 62 anni con il sistema contributivo. Oggi faccia a faccia tra il governo, che propone questa riforma, e i sindacati che sono contrari. L’incontro è fissato per oggi alle 16,30. Una trattativa non semplice. Mario Draghi è convinto che quella deve essere la soluzione.

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E per almeno due motivi:

  • garantisce una uscita anticipata a tutti i lavoratori
  • e la misura strutturale è sostenibile e garantirà la stabilità del sistema pensionistico anche per il futuro.

Opzione tutti, in pensione a 62 anni: quanto si perde

Il punto è però quanto si perde con l’Opzione tutti, in pensione a 62 anni?

Il metro di paragone, la misura di riferimento, non può che essere Opzione donna (che è stata appena prorogata). Entrambe hanno in comune il calcolo dell’assegno pensionistico effettuato interamente con il contributivo (e non con il sistema misto per chi ha iniziato a versare contributi prima del 1996).

Ed entrambe consentono una uscita anticipata per milioni di lavoratori. Il che consente di sostituire in modo adeguato Quota 100 senza dissanguare le casse dello Stato e senza mettere a repentaglio le pensioni di domani.

Ma quanto si perde?

Un calcolo preciso e per tutti non è semplice, anche perché la decurtazione dipende dalla storia contributiva di ogni singolo lavoratore. In pratica, rispetto alle diverse evoluzioni di una carriera la penalizzazione può essere o assai limitata o molto consistente.

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Opzione tutti, in pensione a 62 anni: Opzione donna

Per Opzione donna, che ha una impostazione molto simile a Opzione tutti, il valore medio della penalizzazione è valutato in questo modo

  • 6% per la lavoratrici dipendenti;
  • 13% per le lavoratrici autonome.

Questi calcoli sono un po meno penalizzanti rispetto ad altre simulazioni. Molto probabilmente perché il conto è stato fatto sulle lavoratrici che hanno aderito a Opzione donna negli ultimi anni. E, come sapete, quella opzione non è stata presa in considerazione dalla lavoratrici che rischiavano di perdere molto di più.

Opzione tutti, in pensione a 62 anni: tra qualche anno non ci perde nessuno

In realtà comunque, con il trascorrere degli anni, la quota retributiva diventerà sempre più esigua. Tra 8, 10 anni, infatti, tutti i neo pensionati avranno solo il calcolo contributivo (perché avranno iniziato a lavorare quasi tutti dopo il 1996, da quando cioè è stato escluso il retributivo).

Cosa chiedono invece i sindacati? Una uscita anticipata che non preveda delle decurtazioni dell’assegno.

Opzione tutti, in pensione a 62 anni: l’alternativa

Che è facile a dirsi, molto meno a farsi: i costi sono onerosi e comunque l’intero sistema pensionistico rischierebbe di scricchiolare.

Sarebbe meglio, piuttosto, trovare una soluzione intermedia. Come quella che ha suggerito il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico. Ma anche questa non piace ai sindacati.

Cosa propone il presidente dell’Ente previdenziale?

È prevista una liquidazione della sola quota contributiva a 62, 63 anni, fino alla maturazione della pensione piena, che scatterà all’età di vecchiaia (67 anni).

Potrebbe essere la scelta mediana per non penalizzare chi ha iniziato a versare contributi prima del 1996.

Opzione tutti, in pensione a 62 anni: pensione di garanzia

Ma la flessibilità in uscita è solo uno dei temi della riforma delle pensioni. Al centro della discussione ci sarà il destino previdenziale dei giovani e la possibile definizione di una pensione di garanzia, dedicata a chi ha avuto delle carriere lavorative intermittenti e che potrebbe essere il vero penalizzato del sistema contributivo (si prende in proporzione a quanto si è versato).

I sindacati premono anche per definire dei correttivi alla legge di Bilancio per i lavoratori precoci e per la tabella delle categoria che sono state ammesse alla nuova Ape sociale, l’accompagnamento alla pensione che è riservato a disoccupati, fragili e lavoratori che sono stati impegnati in mansioni gravose e usuranti.

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