Ospedale Moscati, i malati di Oncologia trattati come pacchi postali

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Il Moscati come un ospedale da guerra. Ci va giù duro il sindacato Nursind di Avellino nel descrivere la situazione della Città ospedaliera. Ed elenca una serie di presunti disservizi all’interno della struttura sanitaria avellinese. A cominciare dal pronto soccorso.

In questi ultimi due giorni – si legge in una nota – abbiamo notato un sovraffollamento di pazienti nelle varie sale mediche che mette a rischio la sicurezza delle cure prestate agli utenti. Addirittura ieri pomeriggio – continua la nota – sono terminati letti e barelle dove poter visitare i pazienti.

Un paziente trasportato dal 118, proprio per questo motivo, è stato visitato su una sedia. Ci è stato segnalato che lo stesso paziente ha avuto una sincope ed è caduto sul pavimento rimediando dei punti di sutura. Il pronto soccorso del Moscati sembra sempre più un ospedale da guerra, dove a pagarne le conseguenze sono i cittadini e gli operatori sanitari”.

“La nostra Organizzazione sindacale, con il segretario provinciale, Romina Iannuzzi e il segretario aziendale Michele Rosapane, segnala poi un’altra criticità che si sta registrando da mesi nell’azienda Ospedaliera Moscati e che ha come vittime della disorganizzazione aziendale i malati oncologici”.

“Al pronto soccorso del Moscati – continua il Nursind – si registra ormai quotidianamente l’accettazione di questi pazienti a causa di una rete oncologica del tutto assente. Alcuni di loro vengono inviati direttamente dall’ambulatorio di oncologia in pronto soccorso ad esempio per effettuare delle emotrasfusioni di sangue oppure a causa degli effetti collaterali delle chemioterapie.  Mentre in altre aziende d’Italia nei day hospital di oncologia le complicazioni delle malattie oncologiche vengono trattate sempre nel reparto, al Moscati di Avellino i pazienti oncologici vengono inviati come pacchi postali dall’ambulatorio di oncologia al pronto soccorso anche solo per eseguire una trasfusione”.

“Questi pazienti – aggiunge il Nursind – dovrebbero avere un percorso operativo che li tuteli e che sia dedicato esclusivamente a loro, la loro presenza nel pronto soccorso per effettuare prestazioni da day hospital è la fotografia di un sistema sanitario regionale fallimentare, di una rete oncologica territoriale e aziendale carente”.

“Chiediamo a questa direzione generale – concludono – di mettere mano a un organizzazione aziendale almeno precaria, o che si adottino provvedimenti urgenti per risolvere questi disservizi. In caso contrario ci vedremo costretti a una mobilitazione con inevitabili esposti agli organi competenti”.

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