Oxfam: il coronavirus ha arricchito i miliardari italiani

Oxfam, così coronavirus ha arricchito i miliardari italiani: in 36 hanno intascato altri 45.7 miliardi mentre il resto del Paese è sprofondato in una crisi gravissima. Il divario di salario e di istruzione si è ancora di più ampliato nel nostro Paese. E i giovani hanno sempre più difficoltà a trovare un posto di lavoro.

6' di lettura

Con la pandemia i miliardari italiani sono diventati ancora più ricchi. Da marzo hanno aggiunto oltre 47.7 miliardi in cassa. Come se ognuno dei 6 milioni di italiani in povertà si ritrovasse 7.500 euro in tasca.

Il dato è stato diffuso dal nuovo report di Oxfam, in occasione dell’apertura del World Economic Forum di Davos, che si svolge in forma virtuale.

Quanto deve lavorare un’infermiera?

Nell’analisi di Oxfam, oggi una infermiera italiana dovrebbe lavorare 127 anni (!), per guadagnare quanto un amministratore delegato in un anno.

«In Italia – scrive Oxfam – , la pandemia ha potentemente rivelato, esacerbandoli, gli ampi divari preesistenti lungo dimensioni fondamentali del benessere come la salute, l’accesso a un’istruzione di qualità, la disponibilità di una abitazione adeguata, il grado di riconoscimento da parte della collettività, dimensioni imprescindibili per una vita dignitosa e libera da disagio per ciascuno». «Vecchie vulnerabilità – si legge nel report – si sono acuite e sommate a nuove fragilità con conseguenze allarmanti per il benessere dei cittadini, l’inclusione e la coesione sociale».

L’indagine in tutta Italia

L’indagine è stata condotta tra novembre e dicembre 2020 tra gli operatori dei Community Center animati da Oxfam, dalla Diaconia Valdese e da altri partner a Torino, Milano, Bologna, Empoli, Prato, Firenze, Campi Bisenzio, Arezzo, Napoli e Catania. Luoghi di ascolto e supporto per tutti i cittadini che si trovano in una situazione di difficoltà.

Uno squilibrio economico enorme

«Anche prima dell’abbattersi della pandemia sul nostro Paese, l’Italia era profondamente disuguale – continua il report -, contrassegnata da ampi squilibri nella distribuzione della ricchezza nazionale aumentati negli ultimi 20 anni. A metà 2019 – secondo gli ultimi dati disponibili – il top-10% (in termini patrimoniali) della popolazione italiana possedeva oltre 6 volte la ricchezza della metà più povera della popolazione».

Il 40% degli italiani in difficoltà finanziarie

«Allo scoppio dell’emergenza sanitaria – prosegue Oxfam – il grado di resilienza economica delle famiglie italiane era estremamente diversificato, con poco più del 40% degli italiani in condizioni di povertà finanziaria, ovvero senza risparmi accumulati sufficienti per vivere, in assenza di reddito o altre entrate, sopra la soglia di povertà relativa per oltre tre mesi».

Sono circa 10 milioni gli italiani più poveri, con un valore medio del risparmio non superiore a 400 euro, che non avevano nessun cuscinetto finanziario per resistere autonomamente allo shock pandemico.

La crisi nelle famiglie

«Secondo la Banca d’Italia – si legge -, durante il primo lockdown di marzo metà delle famiglie italiane dichiarava di aver subito una contrazione del proprio reddito ed il 15% di aver visto dimezzarsi le proprie entrate, con solo il 20% dei lavoratori autonomi che non aveva subito contraccolpi. A fine estate nel 20% delle famiglie con figli minori di 14 anni uno o tutti e due i genitori aveva ridotto l’orario lavorativo o rinunciato al lavoro per accudirli».

«Mentre il 30% dichiarava di non disporre di risorse sufficienti per far fronte a spese essenziali nemmeno per un mese, in assenza di altre entrate. In questo contesto, le misure di sostegno pubblico al reddito, al lavoro e alle famiglie emanate nel corso del 2020 dal Governo hanno contribuito ad attenuare gli impatti della crisi e a ridurre moderatamente i divari retributivi e reddituali».

Le misure di emergenza sono state un tampone utile

Oxfam rivela che le misure di emergenza abbiano determinato una riduzione di 1,7% della disuguaglianza dei redditi da lavoro di 1,1% di quella dei redditi disponibili equivalenti delle famiglie italiane, oltre ad attenuare la crescita dell’incidenza della povertà.

«Tuttavia – continua l’organizzazione – questa moderata riduzione delle disparità è stata accompagnata da un calo dei redditi per una quota ampia della popolazione meno abbiente. Inoltre tale riduzione delle disuguaglianze non è l’effetto di un intervento strutturale ma esclusivamente di misure compensative che hanno semmai bisogno di essere mantenute fino a un pieno recupero dell’economia».

Basso grado di scolarizzazione e conoscenze digitali

«Gli operatori dei nostri Community Center hanno rilevato un forte peggioramento delle condizioni economiche e del profilo occupazionale dei propri utenti. Lavoro assente, perduto o congelato, vecchie povertà e nuovo impoverimento, l’acuirsi del disagio abitativo, le vulnerabilità educative e formative, confermano l’istantanea di un Paese in forte sofferenza – ha dichiarato Roberto Barbieri, direttore generale di Oxfam Italia -. Durante il lockdown e oltre – spiega – molte persone sono state sempre più escluse, di fatto, dai servizi di bassa soglia e dall’accesso ai trasferimenti emergenziali, a causa di una pubblica amministrazione spesso impotente nel far fronte alla mole crescente dei bisogni e a un’informazione carente o inadeguata»

«Il basso grado di scolarizzazione e alfabetizzazione digitale dei cittadini più fragili – aggiunge – ha contribuito a scoraggiarli dall’affrontare le complessità procedurali. A questo si aggiunge una scarsa consapevolezza dei propri diritti in materia di lavoro e protezione sociale».

Oxfam propone un’agenda per il nostro Paese nella lotta alle disuguaglianze.

«Per affrontare le vulnerabilità crescenti a seguito dell’impatto della pandemia è necessario adottare politiche che possano incidere sulle cause strutturali, che alimentano i divari economici e sociali. Gli ambiti di azione sono molteplici».

La necessità di cambiare il welfare

«La crisi che stiamo attraversando – scrive l’associazione – rafforza la necessità di un sistema di welfare che distingua fra i rischi di disoccupazione associati all’ordinario andamento del mercato del lavoro, e rischi di disoccupazione straordinari dovuti a gravi crisi sistemiche e che contempli misure di protezione da rischi di disoccupazione ordinaria per i lavoratori autonomi e non standard».

In secondo luogo Oxfam propone di ridare potere al lavoro: «Al netto delle misure compensative a carico del welfare state, sono necessari interventi predistributivi, che limitino la svalutazione del fattore lavoro e escludano il ricorso a forme contrattuali atipiche e poco remunerate, anche attraverso l’innalzamento dei salari minimi. Va inoltre rafforzata la partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese»

In terzo luogo, Oxfam indica di rafforzare la portata redistributiva del sistema nazionale di imposte e trasferimenti: «Sul fronte delle politiche impositive, il carico fiscale va spostato dal lavoro e dai consumi su ricchezza e redditi da capitale. L’annunciata riforma della tassazione dei redditi delle persone fisiche deve prevedere un ampliamento della base imponibile e potenziamento della progressività».

In quarto luogo, come proposta per un’agenda di lotta contro le disuguaglianze, Oxfam chiede di investire in un’istruzione pubblica di qualità e nel contrasto alla povertà educativa: «Va incrementata la spesa pubblica per l’istruzione, per cui l’Italia è tristemente fanalino di coda nel confronto internazionale. Proposte strutturali per contrastare la povertà educativa – scrive l’organizzazione – dovrebbero inoltre contemplare: il miglioramento delle strutture scolastiche e una migliore gestione del tempo scuola, un incentivo all’innovazione didattica e pedagogica, il rafforzamento dell’istruzione professionale, la creazione di zone di educazione prioritaria tra le aree a maggior incidenza di abbandono precoce, il potenziamento delle comunità educanti (reti di istituti scolastici e altre realtà educative/formative territoriali extrascolastiche)».

Più mobilità intergenerazionale

Oxfam chiede infine di favorire la mobilità intergenerazionale: «Il grado di istruzione, le condizioni economiche, lo status sociale e occupazionale mostrano in Italia una forte persistenza nel passaggio generazionale. Per favorire maggiore uguaglianza di opportunità, va considerata, – conclude Oxfam – oltre al miglioramento delle condizioni di accesso all’istruzione di qualità, l’opportunità di una dote universale per i giovani e il rafforzamento del grado di concorrenza nei settori meno competitivi in cui il premio di background sociale a parità di istruzione è più persistente».

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