I genitori di Paola Gaglione. «Nessuna omofobia e Michele è innocente»

I genitori di Michele Gaglione, il giovane che avrebbe causato la morte della sorella per la sua relazione con un trans, rompono il silenzio, per difendere il figlio («non c'è stata nessuna aggressione»), e ribadire che erano contrari alla relazione della figlia con Ciro non per questioni sessuali, ma «perché quella persona era poco affidabile».

I genitori di Paola Gaglione. «Nessuna omofobia e Michele è innocente»
I genitori di Paola Gaglione la ragazza che sarebbe stata uccisa dal fratello per il suo rapporto conj un trans rompono il silenzio: Michele è innocente e non c'è omofobia.


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Una famiglia distrutta, la figlia, Maria Paola Gaglione, morta, il fratello Michele Antonio in carcere, con l’accusa di aver provocato la morte della sorella, e dietro tutto questo l’ombra dell’omofobia più totale. Hanno scelto il silenzio fino a oggi. Hanno rinunciato a telecamere e microfoni. Hanno vissuto nell’intimità il loro dolore.

Oggi hanno scritto una lettera, parole misurate, per raccontare la loro verità, i loro sentimenti, l’altra faccia di una storia che ha sconcertato il Paese. Per dire soprattutto una cosa: «Siamo certi dell’innocenza di nostro figlio Michele, non abbiamo mai creduto all’ipotesi dell’aggressione».

Quella notte terribile

Michele Antonio Maglione è stato arrestato per aver provocato la morte di sua sorella Maria Paola, che era sullo scooter con Ciro Migliore, l’amore della sua vita, un ragazzo trans con il quale era fidanzata da tre anni. Il dramma si è consumato a Caivano, Ciro e Paola stavano per raggiungere Acerra, Michele ha incrociato Paola e Ciro, li ha inseguiti con il ciclomotore e tamponati: il motorino è finito fuori strada, Paola è morta sul colpo.

Questa ricostruzione è confermata da Ciro e ritenuta credibile dagli inquirenti. I genitori dell’indagato sostengono si sia trattato di un incidente.

Abbiamo scelto il silenzio per piangere Paola

«Abbiamo scelto – hanno scritto – di vivere in silenzio la perdita della nostra Paola perché questa tragedia ci ha lasciato senza parole e perché vogliamo stringerci in famiglia come sempre ci è accaduto nei dolori e nelle avversità. Abbiamo scelto il silenzio per piangere Paola, con la dignità e l’amore che abbiamo provato a donarle da quando è nata. Nessun processo o sentenza potrà guarire la nostra ferita».

Michele è innocente, mai creduto all’aggressione

«Tuttavia – continua la famiglia Gaglione – desideriamo far arrivare alla Magistratura e alle forze dell’ordine il nostro grazie per quanto stanno facendo in questi giorni. Siamo certi dell’innocenza di nostro figlio Michele. Non abbiamo mai creduto all’ipotesi dell’aggressione e non ci crederemo mai perché conosciamo Michele e il suo amore per Paola».

Non c’è nessuna omofobia

«Desideriamo esprimere – continuano – il nostro più forte dissenso per le frasi omofobe attribuite a noi e a nostro figlio. Nella nostra famiglia, umile e cristiana, non c’è spazio per l’odio verso il prossimo e a maggior ragione non c’è spazio per l’odio o la discriminazione per motivi sessuali».

Preoccupati per la persona e non perché era un trans

«Eravamo preoccupati per Paola – continua la lettera -, ma non per le sue scelte sentimentali o sessuali. Sentivamo il pericolo di una frequentazione con una persona, ad avviso di noi genitori, poco affidabile. La nostra critica era alla persona, mai all’orientamento sessuale. Il tempo dirà se le nostre erano preoccupazioni fondate».

Rispettate le nostre lacrime

«Adesso – il testo si conclude così – chiediamo solo di rispettare le nostre lacrime, il nostro dolore e il nostro silenzio. Ci scusiamo vivamente e umilmente con i giornalisti e le televisioni che ci hanno contattato in queste ore, anche a loro va il nostro grazie. Per il resto ci affidiamo ai Magistrati, pienamente rispettosi del loro lavoro».

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