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La Paranza dei bambini dello scrittore Roberto Saviano vince l’Orso d’oro al prestigioso festival di Berlino per la migliore sceneggiatura. Ecco di seguito la recensione del nostro critico cinematografico Alfonso Perugini, il nostro Pungiglione.

Gomorra il film e Gomorra la serie offrono una sorta di spin-off al nuovo film ispirato all’opera di Roberto Saviano. La semplicità del realismo de “La paranza dei bambini” è a tratti sconcertante. Davvero succede anche questo a Napoli? La risposta è: purtroppo si. Nel caratteristico quartiere della Stella, meglio noto come “Rione Sanità”, un gruppo di adolescenti per sognare un paio di Nike, una maglietta firmata e il bacio acerbo di una reginetta di bellezza, si infilano nel vortice senza ritorno della criminalità organizzata.

Ecco i voti:

Regia 8

Sceneggiatura 8

Fotografia 8

Montaggio 8

Soundtrack: 7

Costumi: 6

Scenografia: 6

Make-up: 6

La Paranza dei bambini: oltre le sparatorie

Tuttavia il copione già visto nella serie pure co-diretta da Giovannesi va oltre le sparatorie e il regista si sofferma su un lato più umano che accende la scintilla del crimine. Cosa è allora che accende le faide tra le cosche? La realtà della cronaca ci ha mostrato per esempio l’inizio della “Faida di San Luca” in Calabria, iniziata per un banale scherzo tra ragazzini durante il Carnevale del 1991 e tuttora in corso. Ecco, Claudio Giovannesi mette in evidenza questo nonostante il finale aperto ma intuibile.

Locandina de La Paranza dei Bambini
Locandina La Paranza dei Bambini

Tra gli attori, quasi tutti non professionisti, spicca la prova del Maestro Renato Carpentieri: lui che è originario di Savignano Irpino, modula perfettamente il suo accento dell’alta valle del Cervaro a quello del quartiere Ponticelli di Napoli. È praticamente l’unico non napoletano del cast, ma riesce a essere ugualmente autentico e credibile.

Il minimalismo de “La Paranza dei Bambini”

Sul lato tecnico la pellicola si presenta minimale ma efficace, con la fotografia di Daniele Ciprì (che si conferma essere uno dei DP migliori del lotto italiano) e la colonna sonora che mescola brani di neomelodici semi-sconosciuti a cime della musica mondiale come i Daft Punk.

Il montaggio di Trepiccione ricorda molto quello di Marco Spoletini in “Gomorra”, quasi a ricalcare una sorta di sequel del film del 2006 di Matteo Garrone.

Avellino, picchiato da un ubriaco nel centro storico

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