Le parole di Papa Francesco al mondo: “Perché avete paura?”

Il Papa ha benedetto la città di Roma e tutto il mondo

3' di lettura

Oggi, 27 marzo 2020, è stato un giorno storico: il Papa ha benedetto la città di Roma e tutto il mondo in una celebrazione straordinaria, proposta dal Pontefice stesso per alleviare il dolore che il virus sta spargendo nel mondo. (Qui il link alla diretta con tutte le notizie sul Coronavirus. La foto di copertina è tratta da Repubblica)

La benedizione “urbi et orbi” viene data 2 volte all’anno, a Natale e a Pasqua, e in casi eccezionali, come quando viene eletto un nuovo Papa. Vista la straordinarietà dei tempi che stiamo vivendo, Francesco ha deciso di stare vicino ai fedeli facendo uno strappo alla regola.

Alla fine della funzione è stata concessa anche l’indulgenza plenaria, ossia l’assoluzione dei peccati, a tutti i fedeli connessi a seguirla, qualunque fosse mezzo.

Poco dopo le 18:00 il Santo Padre sale lentamente le scale del sagrato della Basilica di San Pietro, in una piazza vuota. Ad attenderlo c’è il monsignor Guido Marini, l’unica altra persona autorizzata ad essere presente.

Al centro della piazza è stato allestita una struttura coperta con al centro una sedia, che rimarrà vuota. Quando infatti Francesco prende la parola lo fa in piedi, così resta fino alla fine della sua meditazione.

Il suo discorso è preceduto dalla lettura cantata del Vangelo secondo Marco 4, 35-41. Il passo non è certamente stato scelto senza attenzione.

L’episodio scelto dal Nuovo Testamento è infatti quello in cui Gesù è in barca con i suoi discepoli. All’improvviso imperversa la tempesta e cominciano ad imbarcare acqua. Gesù dorme a poppa della barca senza preoccuparsi, nel trambusto generale. Allora gli apostoli svegliano il maestro e gli chiedono perché non si importa della loro condizione. Il Salvatore si sveglia, fa cessare il vento e calma il mare. Poi dice ai discepoli «Perché avete paura? Non avete ancora fede?».

Da questa esortazione alla fede parte quindi la meditazione del Papa, che ben presto si scaglia verso le “malattie” che affliggevano l’uomo ben prima del virus: l’indifferenza e l’egoismo.

Proprio l’impossibilità di andare oltre i limiti del proprio ego non è conciliabile con la salvezza di Dio, e con la risposta ai tempi che viviamo. L’unico modo per superare queste difficoltà è stare insieme e avere fede.

L’invito è fare un passo indietro, mettersi da parte e contribuire tutti per il bene di tutti, dimenticando gli egoismi personali.

La voce del Pontefice è ferma è decisa, lenta e accorata.

Dopo l’invito all’unione dei popoli del mondo in questi momenti angoscianti, il Papa ha ringraziato tutti coloro che stanno continuando a lavorare per garantire i servizi essenziali: dalle forze dell’ordine, ai medici, agli infermieri, agli addetti alle pulizie.

Il discorso a questo punto si interrompe e il Papa con il Monsignor Marini si avvia prima verso l’icona della madonna bizantina “Salus populi romani” e poi verso il Crocifisso di San Marcello per “L’antifona alla croce”.

Sia il crocifisso che l’icona sono stati riposizionati per l’occasione. Anche i sei bracieri che hanno illuminato la piazza, vuota e bagnata da una pioggia insistente, sono stati aggiunti appositamente per la funzione.

La celebrazione continua quindi all’interno della Basilica. Alla fine dei canti, c’è l’orazione.

Dopo qualche minuto di raccoglimento rompe il silenzio il cardinale Angelo Comastri, che annuncia la Benedizione urbi et orbi, con annessa l’indulgenza plenaria:

Il Santo Padre Francesco
a tutti quelli che ricevono
la benedizione eucaristica
anche a mezzo della radio,
della televisione
e delle altre tecnologie di comunicazione,
concede
l’indulgenza plenaria
nella forma
stabilita dalla Chiesa.

Papa Francesco a questo punto prende l’ostensorio a due mani e si dirige sulla soglia della basilica. Dà quindi la benedizione con il Santissimo Sacramento rivolgendosi ad ogni lato della piazza come ad abbracciare il mondo.

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