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Part time prima della pensione per aiutare i nuovi assunti

Scopri come funziona il part time prima della pensione per aiutare l’inserimento lavorativo dei giovani.

di The Wam

Settembre 2023

Part time prima della pensione per facilitare l’inserimento al lavoro dei nuovi assunti: l’altra faccia della “staffetta generazionale” immaginata dal governo Meloni. Chi è prossimo alla pensione lavorerebbe la metà percependo gli stessi contributi previdenziali. Ma c’è una condizione: in cambio il datore di lavoro deve assumere un dipendente con meno di 35 anni. (scopri le ultime notizie sulle pensioni e su Invalidità e Legge 104. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Dalla pensione anticipata al part time

Chi si trova dunque a due, tre anni dalla pensione di vecchiaia, piuttosto che anticipare l’uscita, potrebbe dimezzare l’orario di lavoro (solo su base volontaria) e facilitare l’inserimento di giovani appena assunti.

Il lavoratore prossimo alla pensione resterebbe quindi alle dipendenze dell’azienda. Cosa avrebbe in cambio? Metà stipendio, metà pensione e la contribuzione piena che avrà dunque incidenza sul suo futuro assegno pensionistico pieno.

Insomma, un mezzo pensionamento anticipato.

La proposta è stata formulata in Senato dalla ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Elvira Calderone ed ha raccolto molti consensi all’interno della maggioranza.

Part time prima della pensione: conviene?

La misura potrebbe avere una sua convenienza per i lavoratori prossimi alla pensione che decidono di aderire al part time che accompagna alla pensione.

Per diversi motivi:

Part time prima della pensione: motivi della scelta

Perché il governo sembra orientato a proporre questa forma di staffetta generazionale?

Il motivo è facilmente intuibile: i lavoratori senior che hanno un bagaglio elevato di competenze ed esperienza avrebbero il tempo necessario per trasferire le proprie conoscenze ai lavoratori giovani, così da facilitare il ricambio generazionale.

Ma non solo: la staffetta generazionale è un tema fondamentale per la previdenza: il calo demografico e l’elevata disoccupazione giovanile (che oscilla intorno al 23%) potrebbero mettere a rischio l’equilibrio del sistema.

Rispetto a un trattamento simile già previsto, ci sono diverse differenze e non sarà solo a carico del datore di lavoro. Nella nuova configurazione, l’INPS verserà l’importo della pensione, mentre lo stipendio (dimezzato) sarà a carico dell’azienda.

In questo modo il “prepensionamento con lavoro part time” potrebbe essere più conveniente per tutti.

In particolare se si ricordano gli incentivi alle assunzioni dei giovani.

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Pacchetto pensione per i giovani

Questa è una delle misure immaginate dal governo nel pacchetto complessivo di proposte che va sotto il nome di «pensione ai giovani»

Saranno comprese anche:

Per il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è questo il tema centrale da affrontare per qualsiasi ipotesi di riforma strutturale del sistema previdenziale.

Ovvero: non si può prescindere dall’equilibrio dei conti nel medio e lungo termine prima di affrontare un discorso che riguardi il presente.

E per oggi o per i prossimi mesi? Si va verso un valzer di riconferme.

Quota 103: servono 300 milioni per il 2024

Quota 103, che consente il pensionamento con 41 anni di contributi e 62 anni di età, servono circa 300 milioni di euro per il 2024. Il pacchetto pensioni ha a disposizione al momento non più di un miliardo e mezzo: Quota 103 sarà confermata.

Tuttavia, l’esecutivo sta cercando risorse per la prossima legge di bilancio. Molti interventi sono a rischio in questa fase. Le risorse sono limitate: difficile andare oltre qualche proroga.

Superare la Legge Fornero

Superare la Legge Fornero è diventata una priorità. Al momento, con la scadenza di Quota 103 alla fine dell’anno, e quindi da gennaio 2024, si ritornerebbe alla legge Fornero: pensione a 67 anni di età con almeno 20 anni di contributi.

L’ipotesi Quota 41, che prevede con 41 anni di contributi e a qualsiasi età, è stata accantonata perché troppo costosa. L’unica soluzione è dunque la riconferma di Quota 103, soluzione adottata dal governo precedente guidato da Mario Draghi.

Perché la riforma delle pensioni è urgente?

L’Italia si trova di fronte a una sfida. La spesa per le pensioni raggiungerà il 16,2% del Pil tra il 2023 e il 2024. Un aumento rispetto al 15,6% del 2022. Tuttavia, le proiezioni indicano che dal 2042 al 2070 questa percentuale inizierà a diminuire, grazie all’applicazione del calcolo contributivo e alla progressiva uscita delle generazioni del baby boom.

I conti in bilico per Quota 100

Quota 100 ha avuto un impatto significativo sul sistema pensionistico italiano. Questa misura, insieme ad altre introdotte tra il 2019 e il 2023, ha portato a un aumento della spesa pensionistica, che nel 2020 ha toccato il 16,9%.

Nonostante tutto, il governo ha ritenuto necessario prorogare ancora Quota 103, anche se i costi nel medio e lungo periodo sono eccessivi. Per mantenere questa opzione servirebbero ben 6 miliardi fino al 2040.

Nel video sotto realizzato dal Sole24Ore, vediamo come funziona oggi l’Isopensione, una forma di staffetta generazionale.

Contributivo: in pensione a 75 anni

Oggi si contano 755 mila pensionati che beneficiano del regime contributivo puro. Questo significa che il loro assegno pensionistico è calcolato esclusivamente sui contributi accumulati durante la loro carriera lavorativa.

Guardando alle previsioni per i futuri pensionati, ovvero i lavoratori attualmente sotto i 35 anni, se dovessero lavorare fino al 2057, si prevede un pensionamento attorno ai 74 anni (esattamente 73,6 anni). Con questa prospettiva, si stima che l’importo della loro pensione sarà di 1.577 euro lordi al mese (pari a 1.099 euro netti, dopo le tasse), corrispondente a 3,1 volte l’assegno sociale.

Situazione dei lavoratori in partita Iva

Il sistema previsto per i lavoratori in partita Iva presenta delle peculiarità. Questi, mantenendo la loro attività fino al 2057 e ritirandosi all’età di 73,6 anni, avrebbero una pensione di circa 1.650 euro lordi al mese. Tuttavia, questa cifra, se confrontata con l’assegno sociale, evidenzia le diseguaglianze presenti nel nostro sistema pensionistico, particolarmente sfavorevole per chi ha redditi più bassi.

Problemi demografici e futuro delle pensioni

Il contesto demografico attuale e il passaggio al sistema contributivo puro sollevano preoccupazioni riguardo alla sostenibilità delle pensioni future. I giovani, in particolare quelli sotto i 35 anni, potrebbero trovarsi ad affrontare grandi sfide, tra cui pensioni meno generose e l’obbligo di lavorare per periodi più lunghi rispetto alle generazioni passate. È una situazione che necessita di soluzioni sostenibili per evitare disparità eccessive tra le generazioni.

Part time prima della pensione per aiutare i nuovi assunti
Nella foto un operaio anziano fornisci consigli a un giovane collega.

FAQ (domande e risposte)

Come funzionerà il part-time prima della pensione?

Il governo Meloni ha introdotto l’idea della “staffetta generazionale”, con la possibilità di accedere al part-time prima della pensione per favorire l’inserimento lavorativo dei nuovi assunti. Questo permetterà ai lavoratori che sono a due o tre anni dalla pensione di vecchiaia di dimezzare il loro orario di lavoro su base volontaria. Tuttavia, lavoreranno a metà orario ma percepiranno gli stessi contributi previdenziali, garantendo così una continuità nel calcolo della loro pensione. In cambio di ciò, il datore di lavoro deve assumere un giovane di età inferiore ai 35 anni.

Quali sono i vantaggi per il lavoratore che accede al part-time prima della pensione?

I lavoratori che scelgono questa opzione avrebbero diversi benefici:

  1. Riceverebbero un assegno pieno alla pensione all’età di 67 anni senza subire decurtazioni previste da altre opzioni come Quota 103 o Opzione donna.
  2. Questa misura fornirebbe un “distacco soft” dal lavoro, facilitando così una transizione più morbida verso la pensione.

Perché questa misura rientra nel “pacchetto giovani”?

La misura del part-time prima della pensione mira a favorire l’inserimento lavorativo dei giovani. Ciò facilita il trasferimento di competenze dai lavoratori senior ai giovani e agevola il ricambio generazionale. Questo è essenziale date le attuali sfide demografiche e l’elevata disoccupazione giovanile, che si attesta intorno al 23%.

Perché il governo ha deciso di prorogare Quota 103?

Prorogare Quota 103 è una scelta fatta per bilanciare le risorse disponibili e le necessità del sistema pensionistico. Data la necessità di 300 milioni di euro nel 2024 per Quota 103 e considerando che il governo ha a disposizione non più di 1,5 miliardi per il pacchetto pensioni, la proroga di Quota 103 sembra una soluzione necessaria per garantire stabilità e sostenibilità.

A quanto potrebbero ammontare le pensioni future per i contributivi puri?

Per i lavoratori che percepiscono pensioni con il regime contributivo puro, cioè basate solo sui contributi versati, le proiezioni indicano che chi si ritira quasi a 74 anni nel 2057 riceverebbe una pensione di 1.577 euro lordi mensili. I lavoratori in partita Iva riceverebbero, nelle stesse condizioni, 1.650 euro lordi al mese.

Quali provvedimenti dovrebbe contenere il pacchetto giovani per le pensioni che verranno?

Il “pacchetto giovani” introdotto dal governo Meloni comprende misure come agevolazioni significative per il riscatto della laurea, inclusi altri corsi di formazione professionale, e l’adesione facilitata e conveniente a una pensione complementare. Queste misure sono state create per garantire un equilibrio dei conti nel medio e lungo termine, fornendo soluzioni sostenibili per le future generazioni pensionate.

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