Partita Iva e costi: come si può ottenere una previsione precisa di quanto pagherai per apertura, imposte e spese di gestione? Ne parliamo insieme in questo approfondimento - Scopri le ultime notizie su bonus e agevolazioni Inps. Entra nei nostri gruppi WhatsApp e Telegram.
Partita Iva e costi: spese di apertura
Partita Iva e costi: per avviare un’attività come libero professionista è necessario inoltrare una richiesta per via telematica, collegandosi al sito web dell’Agenzia delle Entrate.
La procedura non richiede spese iniziali di alcun genere.
Caso diverso invece per l’apertura di una partita Iva per attività di ditta individuale, ovvero per gli artigiani e i commercianti.
In questo caso bisogna presentare una “Comunicazione Unica d’Impresa” (ancora una volta per via telematica, tramite il portale dell’Agenzia delle Entrate).
Il documento serve per assolvere a una serie di incombenze, ovvero:
- effettuare l’iscrizione al Registro Imprese o all’Albo professionale;
- aprire effettivamente la Partita Iva, specificando Codice Ateco e regime fiscale;
- effettuare l’iscrizione all’Inps, alla Gestione Artigiani e Commercianti;
- aprire la posizione Inail (se richiesto).
Il costo della pratica è di 100 euro, ma può aumentare sensibilmente se ci si rivolge a un professionista per la compilazione.
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Come calcolare tasse e contributi
Dopo aver visto a quanto ammontano le spese di apertura, veniamo ora al fulcro del discorso “partita Iva e costi”.
Parliamo, nello specifico, dei costi di gestione dovuti a imposte e contributi previdenziali.
Partiamo dalle imposte: l’importo di queste ultime variano a seconda del regime fiscale scelto al momento dell’apertura della partita Iva.
Il regime forfettario è quello che offre la tassazione più vantaggiosa con un’unica imposta sostitutiva applicata sul reddito imponibile, con aliquota pari al 5% per i primi cinque anni e al 15% dal sesto in poi.
Se nel caso dei titolari di regime ordinario o semplificato, il reddito imponibile si calcola sommando le fatture in entrata e sottraendo le spese deducibili, per i forfettari si sottrae dal fatturato lordo una cifra forfettaria, appunto.
La seconda tipologia di costi che i titolari di Partita IVA sono chiamati a sostenere annualmente è quella relativa ai contributi previdenziali.
Questi ultimi seguono le regole stabilite dalle singole Casse o Gestioni, in particolare:
- Ditte individuali con contributi minimi, obbligatori a prescindere dal reddito prodotto, pari a 3.836 euro per artigiani e a 3.850 euro per commercianti. I contributi variabili, invece, vanno versati solo in caso di superamento della soglia di reddito minima (15.953 euro) e si calcolano sulla sola parte eccedente, con aliquota al 24% per gli artigiani o al 24,09% per i commercianti.
- Professioni senza cassa versano solo contributi proporzionali al reddito con aliquota al 25,72%;
- Professioni con cassa (ovvero quelle che richiedono l’iscrizione a un albo/ordine e all’ente previdenziale di riferimento) versano contributi stabiliti dagli specifici regolamenti che indicano aliquote ed eventuali agevolazioni per i nuovi iscritti o i lavoratori in difficoltà.
Speriamo di aver fatto un po’ di chiarezza, ma se hai ancora dubbi su partita iva e costi non esitare a scriverci su Instagram.
