Per le Partite Iva non sempre conviene la flat tax

Per le Partite Iva non sempre conviene la flat tax: in diversi casi conviene restare nel regime ordinario Irpef. Vediamo quando, quali sono i limiti e cosa bisogna verificare bene prima di scegliere la tassa piatta o quella graduale.

6' di lettura

Per le Partite Iva non sempre conviene la flat tax, la scelta del regime forfettario non sempre è la più vantaggiosa. In questo post spieghiamo perché. (scopri le ultime notizie sul fisco e sulle tasse e poi leggi su Telegram tutte le news sui pagamenti dell’Inps. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp e nel gruppo Facebook. Seguici anche su su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

INDICE

Per le Partite Iva non sempre conviene la flat tax: imposte
Per le Partite Iva non sempre conviene la flat tax: contributi
Per le Partite Iva non sempre conviene la flat tax: ecco quando
Per le Partite Iva non sempre conviene la flat tax: situazione familiare
Per le Partite Iva non sempre conviene la flat tax: single

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Come sai la legge di Bilancio 2023 ha aumentato il limite per accedere alla tassa piatta, la flat tax. La soglia è stata elevata da 65mila e 85mila euro di ricavi/compensi in un anno. Fino a quella cifra la tassazione sarà solo del 15 per cento.

Ma è davvero conveniente per tutti? Ricordiamo che il regime forfettario è rivolto a persone fisiche esercenti attività d’impresa o di lavoro autonomo.

Verifichiamo nel dettaglio i vantaggi e le controindicazioni.

Su questo argomento potrebbe interessarti un post che spiega quali Partite Iva non hanno l’obbligo della fatturazione elettronica; in un altro articolo abbiamo spiegato nei dettagli come funziona la Partita Iva con la flat tax imposta dal governo Meloni.

Per le Partite Iva non sempre conviene la flat tax: imposte

Per capire fino in fondo se questa agevolazione è davvero conveniente per chi utilizza il regime forfettario, partiamo da quelle che sono le imposte da pagare.

Rientrano quasi sempre nel regime forfettario le Partite Iva che svolgono un’attività di impresa o professionale.

Scopri la pagina dedicata al fisco e alle tasse.

Se un lavoratore somma sia lavoro autonomo, sia reddito d’impresa dovrà versare:

  • un’imposta sostitutiva Irpef;
  • le addizionali regionali e comunali del 15 per cento.

Questo accade se si avrà una base imponibile non superiore a 40mila euro, uguale alla differenza tra reddito di impresa e di lavoro autonomo nel 2023 e il reddito d’impresa e di lavoro autonomo, d’importo più alto, dichiarato negli anni che vanno dal 2020 e il 2022.

Per i contribuenti che iniziano quest’anno una nuova attività, l’imposta sarà ridotta al 5 per cento.

È pacifico che l’aliquota sia molto più bassa rispetto a quella Irpef, che è del 23 per cento per redditi fino a 15mila euro e poi sale gradualmente:

  • 25 per cento fino a 28mila euro;
  • 35 per cento per redditi imponibili tra 28.001 a 50.000 euro;
  • 43 per cento per redditi imponibili superiori a 50mila euro.

Ovviamente a queste aliquote si aggiungono anche le addizionali regionali e comunali. Variano tra zona a zona e in base al reddito.

Due esempi:

  • nel Lazio oscilla tra il 2,73 e il 3,33 per cento;
  • in Lombardia oscilla tra l’1,23 e l’1,72 per cento.

Nei casi che abbiamo descritto il regime forfettario è decisamente conveniente.

Per le Partite Iva non sempre conviene la flat tax: contributi

E dunque chi aderisce al regime forfettario non dovrà pagare le addizionali Irpef e Irap ed è escluso dal regime Iva. Può anche beneficiare dello sconto del 35 per cento sui contributi Inps.

Eppure, nonostante gli indubbi vantaggi della tassa piatta, in alcuni casi potrebbe essere preferibile non aderire a questa agevolazione.

Soprattutto per una questione di detrazioni e deduzioni Irpef.

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Per le Partite Iva non sempre conviene la flat tax: ecco quando

Bastano due conti per capire che chi ha redditi più bassi o sostiene dei costi molto alti il regime forfettario non è più conveniente rispetto al sistema ordinario Irpef (quello a scaglioni, per capirci).

Per quale motivo? Conta molto la modalità di calcolo del reddito da tassare, ovvero forfettario o analitico (dipende ovviamente dal regime che si applica).

Il contribuente in regime forfettario per determinare il reddito deve applicare all’ammontare complessivo di ricavi e compensi il coefficiente di redditività.

Questo coefficiente cambia, dipende infatti dal codice Ateco relativo all’attività lavorativa che si svolge. 

Non si tiene dunque conto dei costi che sono stati sostenuti.

Come funziona invece nel regime Irpef? In questo caso viene calcolata la differenza tra i ricavi e i compensi e le spese che sono state sostenute.

Una grande differenza. Non la sola.

Il contribuente che sceglie il regime forfettario non avrà la possibilità di dedurre dal proprio reddito neppure gli oneri per le spese che sono sostenute nel nucleo familiare, come (tra l’altro):

  • spese sanitarie; 
  • gli interessi sui mutui per l’acquisto dell’abitazione principale.

Non si potrà neppure usufruire delle detrazioni che sono in genere previste per l’attività professionale.

Per le Partite Iva non sempre conviene la flat tax: situazione familiare

Bisogna considerare anche un altro aspetto, non certo secondario: la situazione personale e familiare del contribuente. Potrebbe infatti incidere in modo sostanziale sulla convenienza o meno del regime forfettario.

Infatti se non si aderisce al regime Irpef, non si ha diritto alle eventuali detrazioni per i figli a carico. Un aspetto che da solo potrebbe ridurre i vantaggi della tassazione agevolata.

Questa considerazione è valida in particolare per i nuclei familiari dove l’unico reddito è rappresentato dal contribuente in regime forfettario.

La questione cambia se nella famiglia i redditi in entrata sono due e uno soltanto è in regime forfettario. In questo caso, infatti, tutte le detrazioni potrebbero essere applicate al reddito non forfettario. Ma a una sola condizione: deve anche rappresentare il reddito più alto in ambito familiare.

Nell’immagine una penna e e una calcolatrice: per le Partite Iva non sempre conviene la flat tax

Per le Partite Iva non sempre conviene la flat tax: single

Questa differenza non può essere applicata ai contribuenti che sono single e accedono al regime forfettario. Infatti, se non ci sono figli a carico, comunque non si potrebbe beneficiare delle detrazioni Irpef. In questo caso non c’è discussione: la tassa piatta è notevolmente più conveniente.

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