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Partite IVA, cos’è il patto con il fisco

Partite IVA, cos'è il patto con il fisco, ovvero il concordato preventivo che 5 milioni di autonomi e imprese dovranno firmare entro il 15 ottobre per evitare di finire in una sorta di black list ed essere sottoposti a controlli stringenti e continua dall’Agenzia delle Entrate.

di The Wam

Marzo 2024

Partite IVA, cos’è il patto con il fisco, ovvero il concordato preventivo che sarà proposto a 2,7 milioni di Partite Iva e imprese con redditi fino a 5 milioni di euro. Il patto dovrà essere firmato o rifiutato entro il 15 ottobre. Chi non firma entra in una black list e sarà sottoposto a controlli più frequenti e severi. (scopri le ultime notizie su bonus, Rdc e assegno unico, su Invalidità e Legge 104, sui mutui, sul fisco, sulle offerte di lavoro e i concorsi attivi. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Partite IVA, simulazioni e black list

Le simulazioni sul nuovo concordato preventivo biennale stanno offrendo uno spaccato di cosa potrebbe significare per le partite IVA e le imprese italiane. Un esempio riguarda un ristoratore che si appresta a dichiarare un reddito di 15.460 euro nella sua prossima dichiarazione dei redditi. Le stime del Fisco sono invece diverse, per essere in regola il commerciante dovrebbe dichiarare 39.365 euro. Questa situazione tipo serve a illustrare concretamente le possibili implicazioni della scelta tra accettare o declinare l’offerta del fisco.

Analisi dell’esempio del ristoratore

Il caso del ristoratore getta luce sulle dinamiche del concordato:

Implicazioni del rifiuto

Il rifiuto del concordato preventivo non è quindi una decisione da prendere alla leggera, poiché porta direttamente all’inserimento nella black list. Si lancia in pratica un segnale al fisco: il contribuente potrebbe essere a rischio di non conformità. E di fatto si aumenta la probabilità di controlli fiscali mirati e meticolosi.

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Le novità del concordato

La riforma fiscale offre quindi alle partite IVA la possibilità di allinearsi alle aspettative del fisco entro un arco temporale di due anni. L’obiettivo è raggiungere il punteggio massimo negli Isa, ovvero gli Indicatori Sintetici di Affidabilità, che rappresentano una sorta di pagella fiscale per le attività commerciali.

Una misura inclusiva

Ogni partita IVA, indipendentemente dalla sua attuale posizione nei confronti del fisco, ha l’opportunità di migliorare la propria affidabilità fiscale. Anche coloro che attualmente presentano un punteggio inferiore possono ambire al massimo riconoscimento attraverso gli Isa, purché seguano le linee guida e i tempi stabiliti dal concordato.

Queste novità può rappresentare anche un’occasione di crescita per le partite IVA, che si vedono offrire una chance concreta di riallinearsi alle aspettative del fisco, migliorando di conseguenza la loro reputazione e le possibilità di successo nel mercato.

Partite IVA, come funziona il voto

Il sistema di valutazione degli Isa, o Indicatori Sintetici di Affidabilità, è un elemento chiave nel nuovo concordato preventivo per le partite IVA. Funzionano come una pagella per le imprese e le partite IVA, valutando il loro grado di affidabilità fiscale. Si prevede che il voto massimo, un 10, debba essere raggiunto in due fasi: una metà entro il 2025 e l’altra metà entro il 2026.

L’esempio del ristoratore

Per illustrare meglio il concetto, torniamo al caso del ristoratore. Deve incrementare il suo reddito dichiarato di 24.000 euro in due anni, dividendo questo aumento in due tranche di 12.000 euro ciascuna. Inizia con un reddito di 15.400 euro e deve arrivare a 39.400 euro entro il 2026.

Altri scenari

Un ulteriore esempio è dato da professionisti come ragionieri o consulenti del lavoro. Potrebbero vedere un incremento proposto dal fisco per il loro reddito dichiarato, al fine di raggiungere il voto desiderato negli Isa.

Per chi parte da più in basso

Il sistema degli Isa prevede maggiori difficoltà per coloro che partono con voti più bassi. Ad esempio, una partita IVA con una valutazione iniziale di 2 o 3 dovrà intraprendere sforzi maggiori per adeguarsi alle aspettative del fisco. Questo processo fornisce però un’opportunità preziosa per migliorare la propria reputazione fiscale e beneficiare delle agevolazioni previste per chi raggiunge il punteggio massimo.

Guadagnare di più ogni anno

Una parte integrante della nuova riforma fiscale riguarda dunque l’aspettativa che, indipendentemente dalla posizione attuale di una partita IVA nei confronti del fisco, ci sia un incremento annuale dei redditi dichiarati. Questo aumento è previsto non solo come riflesso della crescita economica del Paese ma anche come un impegno verso una maggiore trasparenza e contribuzione fiscale.

Incrementi previsti

Per il 2024, è stato stabilito un aumento provvisorio dello 0,6% sui redditi da dichiarare, mentre per il 2025, l’incremento previsto è dell’1,1%. Questi aggiustamenti sono pensati per tenere conto dell’andamento economico e garantire che le partite IVA contribuiscano in modo proporzionale alla loro crescita finanziaria.

Esempio pratico

Consideriamo il caso di un negozio di abbigliamento che, avendo già ottenuto un voto di 10 negli Isa, deve comunque adeguarsi a queste nuove aspettative di crescita. Se il negozio ha dichiarato un reddito di 444.000 euro, l’anno successivo dovrà aumentare questa cifra del previsto 0,6%, seguito da un ulteriore 1,1% l’anno dopo.

Obiettivo a lungo termine

L’obiettivo di queste misure è duplice: da un lato, assicurare che ogni partita IVA contribuisca equamente al sistema fiscale, riflettendo onestamente la propria crescita economica; dall’altro, incentivare una cultura di affidabilità e trasparenza tra le imprese e il fisco. Questo impegno verso un incremento costante dei redditi dichiarati è fondamentale per costruire un rapporto di fiducia reciproca e per sostenere le infrastrutture e i servizi finanziati attraverso le tasse.

Partite IVA, cos'è il patto con il fisco
Nell’immagine un ufficio sottoposto a un controllo fiscale per non aver siglato il patto con il fisco.

FAQ (domande e risposte)

Cosa prevede il concordato preventivo per le Partite IVA?

Il concordato preventivo propone una nuova forma di accordo tra il fisco e circa 2,7 milioni di partite IVA e imprese, con redditi fino a 5 milioni di euro. Questa iniziativa mira a offrire un percorso per allinearsi alle aspettative fiscali, attraverso un meccanismo che prevede l’ottenimento di un voto 10 negli Isa (Indicatori Sintetici di Affidabilità) entro due anni, diviso in due “rate” uguali. Accettare il concordato comporta benefici come moratorie sugli accertamenti e rimborsi di imposta accelerati, mentre il rifiuto porta all’inserimento in una black list, con conseguenti controlli fiscali più stringenti.

Qual è la scadenza per accettare o rifiutare il patto con il fisco?

La scadenza per accettare o rifiutare il patto con il fisco è fissata al 15 ottobre. È una data cruciale per le partite IVA e le imprese coinvolte, poiché determina l’ingresso in un regime di maggiore collaborazione con l’amministrazione fiscale o, viceversa, in un regime di maggiore controllo e scrutinio.

Che conseguenze ha il rifiuto del concordato preventivo per le Partite IVA?

Il rifiuto del concordato preventivo porta all’inserimento della partita IVA in una black list. Questa lista indica le attività sottoposte a controlli fiscali più frequenti e severi, aumentando significativamente la probabilità di accertamenti e verifiche da parte dell’amministrazione fiscale.

Come viene determinato il voto negli Isa per le Partite IVA?

Il voto negli Isa viene determinato in base alla conformità fiscale e alla trasparenza delle partite IVA. Nel contesto del concordato preventivo, le partite IVA hanno l’obiettivo di raggiungere il voto 10, simbolo di massima affidabilità, entro due anni. Questo processo è suddiviso in due fasi, con la necessità di incrementare il proprio punteggio di metà entro il 2025 e di completare l’obiettivo nel 2026.

Quale incremento di reddito è previsto per il 2025 e 2026?

È previsto un incremento del reddito dichiarato dello 0,6% per il 2024 (per la dichiarazione dei redditi 2025) e dell’1,1% per il 2025 (per la dichiarazione dei redditi 2026). Questo aumento riflette l’aspettativa di crescita economica del Paese e la necessità per le partite IVA di contribuire in maniera proporzionale ai loro redditi effettivi.

Come influisce il concordato sul fondo “taglia-tasse”?

Il concordato influisce significativamente sul fondo “taglia-tasse”, un meccanismo finanziario destinato a sostenere le misure della delega fiscale, inclusi i tagli all’IRPEF e altri interventi di riduzione del prelievo fiscale per la classe media. Le risorse accumulate attraverso il concordato contribuiranno direttamente a finanziare queste iniziative, legando il successo del concordato alla capacità del governo di realizzare il prossimo taglio delle tasse.

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