Così il pastore evangelico mi ha violentata. Riti, regole e schiave del sesso

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Rapporti sessuali per compiacerlo. Una lista di “prescelte” che doveva soddisfare tutti i suoi desideri. La minaccia di malattie mortali e di una vendetta divina se avessero osato disobbedire al santone. Regole precise che isolavano delle ragazzine dal resto del mondo. E vietavano incontri con coetanei che non frequentavano la comunità. Un contesto sociale, di solito sinonimo di sicurezza, quello di famiglia o amici, trasformato in una prigione dalla quale è impossibile sottrarsi. Per paura di essere giudicati o isolati. Lui, “l’angelo”, così si faceva chiamare, aveva l’ultima parola su tutto e tutti. Lo ha raccontato nella sua deposizione una delle vittime nel processo per riduzione in schiavitù e violenza sessuale aggravata a un pastore della chiesa evangelica libera di Sant’Andrea di Conza. Oggi l’uomo, G.C., ha 83 anni.

Violenze sessuali del pastore evangelico: la vittima racconta

Nell’udienza – a porte chiuse – la ragazza ha raccontato il primo incontro con l’imputato e le regole che ha rispettato per ventitré anni. Prima di trovare il coraggio di dire basta. E sfuggire, proprio da quella prigione che le ha impedito davvero di crescere, di scoprire cosa fosse il mondo là fuori. Lontano da quelle carezze indesiderate, da quegli obblighi imposti dall’uomo contro il quale oggi ha puntato il dito.

La ragazzina ha raccontato di un viaggio a Reggio Emilia in compagnia del pastore evangelico. Una fermata in autogrill per andare in bagno. Lui che la sorprende alle spalle e inizia a toccarla. Lei che non trova il coraggio di denunciare e poi, subisce in silenzio, per tanti anni ancora.

Mai un rapporto sessuale completo. Lo ha ripetuto più volte. Nessuna penetrazione, ma palpate alle quali non riusciva a sottrarsi. Strappate negli anni più belli, quelli dell’adolescenza. Non ricorda quante siano state, così ha risposto all’avvocato di lui, il legale Giovanna Perna. Ma erano tante, tante davvero. Questo lo ha ribadito al procuratore, Rosario Cantelmo, e al suo di avvocato. Il legale, Danilo Iacobacci.

Molestie sessuali del pastore evangelico: le regole della comunità

Il pastore evangelico aveva l’ultima parola su tutto. Un regolamento stringente. A partire dall’abbigliamento: niente pantaloni o gonne sopra il ginocchio. Divieto – per le ragazze – di guardare le televisione, intrattenere rapporti di amicizia con ragazzi che non erano stati approvati dal santone, frequentare le scuole superiori. Fino a quando – ha spiegato la ragazza – è stata fatta una deroga per la nipote dell’83enne poi estesa anche alle altre coetanee.

Una gestione della comunità – quella che emerge dalle carte dell’inchiesta – assolutamente patronale. L’uomo – per i magistrati – disponeva del suo ruolo per ottenere non solo favori sessuali. In una deposizione del 2017 si parla auto e case destinate al culto del signore.

Ma le molestie sessuali, è chiaro, sono quelle che hanno alimentato l’indignazione dell’opinione pubblica.

La ragazza le ha confermate: “Se qualcuno si sottraeva, gli venivano intimate morti e sciagure”.

Lui – ha spiegato la testimone – aveva una lista di prescelte. Si faceva accompagnare in viaggi per la comunità. E lì aveva rapporti sessuali con loro. Senza che ci fosse mai un’opposizione.

Comunità evangelica soggiogata dal pastore?

Una costrizione psicologica in grado di soggiogare un’intera comunità. Proprio su questo aspetto si gioca l’accusa più importante del processo. I giudici Luigi Buono e Giulio Argenio, affiancati dalla giuria popolare, dovranno chiarire se davvero sia plausibile che quell’uomo, con il suo carisma, abbia plagiato un’intera comunità. Al punto da permettere che fossero tollerate, perfino date per scontate, le violenze sessuali o il pagamento dell’obolo. Ricostruzioni che per l’avvocato che assiste l’83enne, il legale Giovanna Perna, non si reggono. Ha evidenziato, infatti, come larga parte dell’inchiesta si basi sulle dichiarazioni delle vittime e su qualche referto medico, senza che ci siano accertamenti circostanziati per provare quelle parole.

Dall’altro lato c’è l’avvocato che assiste le due donne sentite oggi in aula. Il legale Danilo Iacobacci che, grazie a una opposizione, che ha evitato l’archiviazione dell’inchiesta e ha convinto la Procura a processare l’83enne. Per un reato, la riduzione in schiavitù, che prevede una pena dagli otto ai vent’anni e che da queste parti non si contestava da un po’. Donne trasformate in concubine. Come quel passo della Bibbia che lui – ha raccontato la ragazza – citava spesso, forse per giustificare il suo comportamento. Ora in aula si ritroverà di fronte le stesse donne. Non più disposte a subire in silenzio.

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