Il Pd aspetta il congresso: i candidati alle regionali sono già 15

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Ora nel Pd irpino tutti vogliono il congresso subito, il commissariamento, una riorganizzazione del partito. In realtà in pochi si auspicano un reale e concreto e profondo rinnovamento dei democratici irpini. L’obiettivo non dichiarato delle fazioni in guerra sono le regionali del prossimo anno. La battaglia campale è per la conquista di una candidatura. Ci puntano in tanti, dalla D’Amelio a De Luca, da De Caro (soprattutto se cade il governo nazionale), a Petitto. In tutto sono già una quindicina, in Irpinia, i personaggi che aspirano a uno scranno di Palazzo Santa Lucia.

Una lotta intestina che punta solo e soltanto alla gestione del potere, ed evidenzia tutti i limiti di una visione individuale del Pd. Un atteggiamento che ha ridotto il partito in macerie, trasformato via Tagliamento in un bunker e contribuito ad allontanare tanti iscritti ai dem che o hanno stracciato la tessera, o – come per esempio alle comunali – hanno deciso di votare (o candidarsi con) Festa e Santoro, fregandosene delle indicazioni e del simbolo del partito.

Da Roma trapelano le prime notizie. Il congresso provinciale sarà convocato alla prima riunione utile del direttivo nazionale. Il segretario Zingaretti conosce molto bene la situazione avellinese, e sembrerebbe propenso ad affrontarla con decisione, senza dare spazio a quelle rendite di posizione che si trascinano da decenni. Ma queste sono le intenzioni. Qui il commissario si troverà di fronte il solito muro di gomma. Composto da esponenti che hanno perso due elezioni comunali di fila nel capoluogo e in provincia ridotto il Pd a terza forza, dopo 5Stelle e Lega. Ma che comunque ritengono di essere gli unici e veri rappresentanti – in eterno – del verbo democratico.

Ma non solo. E’ un partito che non esiste più sui territori: i circoli aperti si contano sulle dita di una mano. C’è un tesseramento a dir poco opaco e una distanza sempre più evidente tra una realtà in continuo divenire e un partito che è ostaggio di piccole ambizioni.

La cosa peggiore che possa capitare nel prossimo congresso è una lotta all’ultimo sangue tra fazioni contrapposte per la conquista della segreteria e delle candidature alla regionali. Servirebbe al contrario un congresso capace di riannodare i fili, di far diventare forza anche le idee e le posizioni contrapposte, capace di studiare strategie e in grado di trovare nuove parole e nuovi argomenti su cui costruire un consenso vero.

Basta un dato per capire lo stato del Pd in provincia di Avellino. L’ultima assemblea programmatica del partito risale a dodici anni fa (segretario Franco Vittoria), da allora – sembra incredibile – i vertici di via Tagliamento non hanno sentito l’esigenza di discutere di temi, di affrontare questioni e di comunicarle. Un vuoto di idee e progetti, riempito dall’ambizioni di gruppi e gruppetti interessati a conquistare poltrone, poltroncine, sedie e sgabelli.

Bisognerebbe trovare il coraggio di rimettere tutto in gioco. Di attivare un tesseramento vero, fatto da persone in carne e ossa. Di aprire il partito ad associazioni, magari ad altre forze di centrosinistra. E per le candidature alle regionali, affidarsi alle primarie (organizzate come si deve), e consentire ai candidati di battere il territorio per farsi conoscere e far conoscere le proprie idee. Oltre naturalmente a riaprire i circoli e spalancare le porte di via Tagliamento.

Sarà possibile? Forse, ma non riusciamo a non essere pessimisti.

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