Vittoria: ora il Pd in Irpinia deve cambiare tutto


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“Rimettiamoci in cammino”. Franco Vittoria sintetizza così la sua elezione alla direzione nazionale del Pd. E quella frase vuol dire molto, soprattutto se pronunciata da un ex segretario provinciale. Un segretario che, dieci anni fa, aveva già avviato un profondo rinnovamento del partito in Irpinia. Con una inedita apertura all’esterno (ricordate Franco Arminio delegato al turismo?). Quel rimettiamoci in cammino mette in chiaro una cosa: il Pd irpino, dopo quella stagione e la successiva restaurazione, si è fermato. Bloccato. Chiuso. Rintanato a difendere rendite di posizione. Un arroccamento che ha ampliato la distanza con i cittadini. Ha scavato un solco profondo tra le stanze e la realtà.

“L’affermazione dei 5Stelle – dichiara Vittoria – alle ultime elezioni comunali non ha insegnato nulla. Nel partito c’è qualcuno che si è chiesto: cos’è accaduto? Perché gli elettori hanno fatto quella scelta? Nessuno si è domandato se sono mancate le idee, la visione, se la classe dirigente si è dimostrata inadeguata. Nessuno si è messo in discussione. E’ venuto meno anche il concetto dello stare insieme, di costruire una comunità che trae la sua forza proprio dalle differenze. L’autoreferenzialità, le porte sbarrate, hanno costretto tanti, anche persone con interessi, competenze e capacità, a scegliere altre strade. O a rinunciare al dibattito pubblico”.

Vittoria: ora il Pd in Irpinia deve cambiare tutto
Franco Vittoria

Al Pd irpino serve una scossa, una frattura netta

Beh, siamo alla vigilia del voto, non ci sembra che la situazione sia cambiata…

“C’è bisogno di una frattura netta, di una scossa. E la consapevolezza che ci troviamo di fronte a una sfida difficile, storica. Per anni sono rimasto lontano dal partito in provincia. E diciamolo: sono stato isolato. Ora non so dire se questa mia elezione possa avere un significato per qualcuno. Di certo sono sempre stato coerente con le mie idee. Ho portato Zingaretti in Irpinia quando era al suo primo mandato come governatore del Lazio. Sono in contatto con Bettini da almeno dieci anni. E ho sempre sostenuto quell’idea di partito plurale, aperto, presente sui territori, impegnato nello studio e nella ricerca di modelli in continuo divenire, costruito nelle piazze, anche quelle virtuali, a contatto diretto con i cittadini, per raccogliere sollecitazioni, proposte. Per costruire una vera comunità. Che non ha paura delle differenze, ma che anzi le affronta, ne discute, è capace di trarne una sintesi”.

Nel partito servono regole certe, chi si autocandida non le rispetta

Sì, ok. Ma al momento al comune di Avellino ci potrebbe essere: il candidato del Pd (e del centrosinistra), Gianluca Festa, esponente del Pd, e Luca Cipriano, che pesca comunque nella stessa area. Non proprio una sintesi…

“Un partito deve avere delle regole certe. Chi sta dentro queste regole avrà onori e oneri. Qualcuno deve comprendere che la comunità partito è una cosa seria. E deve essere rispettata. Se siamo arrivati a questo punto, a questa parcellizzazione, ci sono evidentemente delle responsabilità. E sono gravi. Penso che le prossime elezioni potrebbero invece essere un primo passo verso quell’unità nelle differenze che dovrebbe essere il punto di partenza del nostro agire politico. Che si apra un dibattito franco, aperto, pubblico, sul voto. Si coinvolga la cittadinanza, si decida insieme. Chi non è dentro questo percorso, e si autocandida con l’autoprogramma, beh, si esclude da solo… Avellino ha bisogno di un’azione di governo capace e in grado di guardare avanti, di ridiventare un riferimento in questa provincia, di riconquistare la sua centralità come capoluogo”.

Da dove si inizia?

“Nei prossimi giorni, ne ho già parlato con il segretario provinciale, avvierò un giro nei circoli e sui territori. Dobbiamo tornare ad ascoltare, elaborare, anche in maniera scientifica, e dare risposte. In questi anni non ci siamo posti neppure le domande. Bisogna avere l’umiltà di capire. Dobbiamo contrastare le leadership demagogiche, abbiamo la necessità di imporre un modello diverso, quello del leader di una comunità”.

E poi?

“Bisogna sperimentare, stare al passo con una innovazione che impone cambiamenti continui e veloci. Cogliere i mutamenti dialogando con pezzi di società”.

Vittoria: ora il Pd in Irpinia deve cambiare tutto
Nicola Zingaretti

Con Zingaretti è tornata la politica

Con Zingaretti questo percorso è possibile?

“Nel suo primo discorso da segretario ho sentito finalmente parlare di politica, nel senso più alto del termine. Può rappresentare un cambiamento radicale all’intero del Pd, un nuovo corso. Certo, l’impresa è titanica. Ma bisogna scommettere sulla capacità di cambiare, facendo ricerca, trasformando il partito in un laboratorio. Oltre ai circoli, che hanno e dovranno sempre avere una valenza come presidio territoriale, bisogna guardare al mondo della rete, organizzare agorà virtuali. E anche lì, comprendere e interagire con mondi che in questo momento non riusciamo a raggiungere. Anche perché percepiscono la nostra proposta politica come stanca, vecchia, logorata”.

Cosa significa cambio radicale?

“Lo ha spiegato Zingaretti. Voltare pagina non significa soltanto avere delle facce nuove. Bisogna rimetterci in moto e mettere al centro del nostro dibattito la persona, creare spazi, luoghi, dove è possibile partecipare. Ricucire quel sentimento, quella passione che s’è smarrita. La politica deve vivere di idee, uscire dalla cronaca, non ragionare per semplificazioni, per slogan. Ma elaborare progetti. Ho apprezzato anche il passaggio di Zingaretti sulla necessità di una vera rappresentanza femminile, perché le donne in politica sono un argine importante nella difesa dei diritti. Il Pd non deve avere timori di appoggiare cause importanti, anche se sulla carta sono cause perse”.

Non possiamo lasciare soli gli operai della Novolegno

Tipo?

“Non possiamo lasciare soli davanti al padrone i 117 operai licenziati dalla Novolegno. Proprio non possiamo. Dobbiamo intervenire, chiedere un confronto, cercare una soluzione. Questo è il compito del Pd, di un Pd che non lascia soli i cittadini e i territori. Bisogna anche guardare al mondo ambientalista, i verdi, le associazioni”.

A proposito di ambiente, cosa pensi della proposta di un traforo sotto il Partenio…

“Non sono d’accordo. Penso che questa provincia abbia bisogno d’altro. Neppure per una questione di costi, ma proprio di opportunità. Alle nostre comunità non serve altro cemento, ma risorse immateriali e innovazione. La difesa dell’ambiente è un punto fermo, anche perché proprio la natura, l’ambiente, la produzione agricola, le tradizioni, sono un punto di forza di questa terra, di queste cento irpinie che racconto da anni. Meno cemento, più bellezza”.

Vittoria: ora il Pd in Irpinia deve cambiare tutto

Insieme a te è stato eletto anche Toni Ricciardi, faceva parte della tua segreteria…

“Sì, e sono davvero felice per la sua elezione. Nel partito spesso è mancata questa condivisione, questa solidarietà. E i successi altrui vissuti a dir poco con fastidio. Penso che voltare pagina significhi anche mettere fine a questi atteggiamenti”.

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