Partito azzerato. Ora Il Pd irpino ha una grande occasione

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La sentenza che ha decapitato i vertici del Pd irpino annullando – perché illegittimo – l’ultimo congresso provinciale (aprile 2018), ha solo anticipato un redde rationem inevitabile tra i dem avellinesi. Soprattutto dopo i veleni della campagna elettorale e la vittoria di Gianluca Festa (Pd), osteggiato ferocemente dal partito che gli aveva contrapposto Luca Cipriano.

A giorni Zingaretti nominerà un commissario, per tentare di ricomporre la frattura (operazione molto complessa), e convocare un nuovo congresso provinciale. Sarà lì, in quella sede, che si disegneranno i nuovi equilibri all’interno del partito in Irpinia. Un’operazione che se prima era molto auspicabile ora è necessaria.

Dovrà essere un “congresso fondante”, inclusivo, aperto. Al di là della questione giudiziaria, in via Tagliamento è necessario spalancare porte e finestre e far entrare salubre aria fresca. Non da oggi, ma da almeno un decennio. Da quando il Pd irpino si è chiuso in quelle stanze, confondendo la politica con la gestione del potere. O meglio: ritenendo che la gestione del potere (su enti, consorzi, candidati), fosse l’unica ragione di vita. E’ accaduto un po’ ovunque, ma in Irpinia con maggiore e ottusa consapevolezza. Il risultato? In provincia di Avellino i primi due partiti sono il Movimento 5Stelle e la Lega. Ma non solo. Il partito ha anche perso ad Avellino, da favorito, le ultime due elezioni amministrative (a soli dodici mesi di distanza), e reso la vita impossibile all’ultimo sindaco targato Pd (con il simbolo), Paolo Foti. Senza dimenticare la presidenza della Provincia.

La sentenza ha azzerato tutto. Forse è la condizioni migliore per ripartire, per misurare le forze in campo, per valutare anche idee, progetti, programmi. Per tornare a parlare di politica e non di enti e candidature. Sotto la guida di un commissario esterno, che magari segua la “linea aperta” imposta dalla segreteria Zingaretti, potrebbe anche verificarsi un ritorno a casa di tanti che negli ultimi anni si sono allontanati da via Tagliamento e di quelli che invece hanno trovato le porte chiuse. Soprattutto giovani, messi in fuga da una gestione del partito anacronistica, parolaia, alimentata da laceranti guerre interne.

Ma dovrà essere un congresso – come ha dichiarato Del Basso De Caro – “fatto di persone in carne e ossa”, con regole semplici e chiare. Anche per evitare umilianti code giudiziarie.

Dopo questa sentenza non ha più diritto di residenza quella frase circolata spesso in campagna elettorale contro Festa, Petitto e De Caro: chi ha scelto di andare contro il partito è fuori dal partito. Anche perché i giudici di Avellino hanno sentenziato che i vertici del Pd (gli stessi che si sono contrapposti alla candidatura di Festa), erano di fatto abusivi, figli di un congresso illegittimo.

Ci auguriamo un congresso vero, anche con posizioni distanti e contrapposte. Ma capace di produrre una sintesi politica in grado di rilanciare un partito che in Irpinia è in agonia. Che ha visto passare il presunto rottamatore Renzi e ora il rinnovatore Zingaretti, senza cambiare mai nulla. Nei nomi, nei gesti, nelle parole, nell’approcciarsi a una realtà in costante e vorticoso mutamento.

Solo qualche giorno fa vi avevamo segnalato quel cartello “Pd occupato”, affisso da mani ignote sulla sede di via Tagliamento. Oggi, alla luce di quella sentenza, chi ha sistemato quel pezzo di cartone forse non aveva torto.

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