Hirpus in fabula: la mia arte ai tempi del lupo…

lupo pellegrino capobianco
5' di lettura

Oggi ho ascoltato Pellegrino Capobianco, archeologo classico e illustratore avellinese. Il trentacinquenne spiega com’è nata la sua avventura da illustratore e racconta dei suoi progetti. Tra cui la mostra #Hirpusinfabula, L’arte ai tempi del lupo.

Innanzitutto, Pellegrino si presenta. “Ho 35 anni – inizia l’intervista – e sono irpino da sette generazioni. Vivo e lavoro ad Avellino, la mia città natale. Sono un archeologo classico, specializzato in Etruscologia e Antichità italiche. Con esperienza pluriennale nell’ambito della comunicazione, promozione e valorizzazione del patrimonio artistico italiano. La mia attività lavorativa mira a combinare in modo creativo le mie conoscenze accademiche con quelle pittoriche. Realizzando così opere artistiche e didattiche per musei e istituzioni culturali”.

“Così è nata la mia avventura da illustratore”

“Non mi definirei un illustratore nel senso stretto del termine -continua- .Piuttosto, una persona creativa che è sempre pronta a nuove sfide per sollecitare il mio ingegno.

Non a caso, è nata proprio così questa avventura artistica che dura ormai da ben dieci anni. Insomma, per pur caso, mi sono avvicinato al mondo del racconto per immagini. Nel 2009, una scrittrice ravennate – giunta ad Avellino per essere premiata in occasione della rassegna “Le Notti ritrovate” – s’innamora di una mia opera in esposizione collettiva presso la sala rossa del Carcere Borbonico. Difatti, mi contatta in privato, dopo aver chiesto i recapiti all’organizzatrice dell’evento, Tina Rigione. E mi chiede l’immagine di quel quadro che aveva visto per la copertina del suo successivo romanzo. Io accetto.

La scrittrice – ora mia cara amica – Ornella Fiorentini, dopo alcuni mesi mi lancia una nuova sfida. Mi chiede una nuova immagine, questa volta da realizzare ex novo. In più, delle tavole illustrate da aggiungere a ogni capitolo di un noir inedito a cui stava lavorando. Di conseguenza, mi
spedisce la bozza del suo scritto e io prendo in mano le redini della nuova sfida.

Ecco, da quel momento è iniziata la mia avventura come illustratore e continua tutt’oggi. Nel tempo si è affinata la tecnica. Ho approfondito e cercato di conoscere il mondo delle illustrazioni e i suoi maggiori esponenti, rendendomi conto di non essere davanti a un’arte minore. Ma al contrario, di essere al cospetto di un’alta e complessa forma di espressione artistica dei nostri tempi. Inoltre, non sono mancati progetti e idee che ho messo in cantiere e ho realizzato. Divenendo, così, da illustratore di altri scrittori a “illustr-autore” di me stesso. È il caso, ad esempio, dell’albo illustrato “Genesis”, tabula Fati editore. Un volume in bianco e nero, dove si affida alla sola forza del segno grafico e della parola, l’intento di rappresentazione e indagine del mio universo creativo. Un effettivo “Grimorium” moderno”, spiega Pellegrino.

I lavori e i progetti

“Le modalità con cui nascono i miei progetti -dice-sono varie. In passato era il mondo onirico a fornirmi materiale per le elaborazioni artistico-pittorico. Tuttavia, col passare del tempo, ho iniziato ad apprezzare anche le sollecitazioni diurne, decisamente più luminose e meno cupe di una mia passata produzione artistica.

Di sicuro – continua – c’è un principio che accomuna tutte le varie modalità: la memoria. Non bisogna farsi sfuggire l’idea. Occorre fissarla subito, senza temporeggiare ulteriormente. Ecco perché ho sempre le tasche piene di mozziconi di matita e quaderni bianchi sparsi per casa. Oppure foglietti di carta su cui appuntare. Una volta fissata l’idea inizia il suo sviluppo. Studio, ricerca, le mille bozze e prove fino a quando infine si giunge all’immagine – pittorica o digitale – sulla quale potrei lavorare all’infinito senza mai trovarvi una soluzione finale.

I miei lavori più importanti? Sono sempre innamorato degli ultimi lavori che definirei sempre quelli più importanti. Anche se si trattassero di libriccini con poche illustrazioni. Questa volta però, posso dire che le installazioni realizzate per la nuova sezione “Irpinia. Memoria ed evoluzione” del Museo Irpino siano tra i miei lavori più rappresentativi.

Il Museo Irpino -che dallo scorso 2 luglio ha aperto al pubblico tre nuove sezioni- ospita alcuni miei lavori. Lavori in cui l’archeologo Pellegrino Capobianco incontra l’illustratore Crinos -dimenticavo… questo è il mio pseudonimo da artista- e a braccetto realizzano qualcosa che mi
rappresenta pienamente.

L’installazione dal titolo “Arrivano i romani”

Le installazioni parlano del passato a un visitatore moderno con un linguaggio visivo universale. Una dedicata all’età eneolitica, s’ispira al passo della morte di Enkidu. Tratto dal più antico poema
epico della storia, l’epopea di Gilgamesh. L’installazione dal titolo “Arrivano i romani”, narra per immagini la lotta tra Hirpini e Romani. Infine, il “Pellegrino a Montevergine” è un’installazione evocativa che impreziosisce la Sala del Medioevo”, afferma.

La mostra #Hirpusinfabula

“Nel frattempo, in questo periodo, sono intento a promuovere una mostra dal titolo #Hirpusinfabula, L’arte ai tempi del Lupo. La mostra è il risultato di un lungo progetto di ricerca, studio e rivisitazione di alcune delle immagini a me più care e rappresentative del patrimonio storico-artistico irpino. Dallo Xoanon della Mefite alla tavola lignea della Madonna di San Guglielmo. E ancora, dal San Nicola di Bari di Francesco Solimena a “La stanza da letto di una donna pompeiana”. Dal “Re di Bronzo” -ritratto di Carlo II d’Asburgo- di Cosimo Fanzago alle
immagini dei briganti. Concludendo, con un omaggio -non meno importante – al mondo dello sport. Si tratta di una raccolta di circa illustrazioni, realizzate con una tecnica mista in cui prevale quella ad acquerello. Le immagini si uniformano grazie ad alcune soluzioni tecniche ed estetiche, creando un racconto visivo che si svolge dall’età preromana ai giorni nostri.

In ognuna di loro fa incursione l’immagine del lupo irpino con tutta la carica simbolica, culturale, antropologica e religiosa che da sempre lo connota. La mostra -inaugurata ad Avellino nel 2017 presso il circolo della stampa- oggi fa tappa al Palazzo Ducale di Bisaccia. È aperta al pubblico dal 2 al 30 settembre 2019, secondo gli orari del Museo Archeologico.

Tra i miei progetti futuri – conclude l’archeologo – c’è sicuramente quello di rendere questa mostra itinerante, ospitata da altri volenterosi musei irpini. Colgo l’occasione per invitarli a contattarmi per creare insieme un eventuale calendario espositivo”.

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