Quando posso andare in pensione nel 2022: la tabella

Quando posso andare in pensione nel 2022? Soluzioni e requisiti. Ecco una tabella semplificatrice per saperne di più.

9' di lettura

Quando posso andare in pensione nel 2022? Vediamo insieme possibilità e requisiti per l’anno in corso (scopri le ultime notizie e poi leggi su Telegram tutte le news sulle pensioni e sulla previdenza. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

Indice

Quando posso andare in pensione nel 2022? La tabella

Quando posso andare in pensione nel 2022? Quali sono le soluzioni a disposizione e con quali requisiti accedervi? Sono gli interrogativi di chi è ormai prossimo a uscire dal mondo del lavoro dopo anni di onorata carriera.

Ecco subito una tabella che descrive nei minimi termini come e quando è possibile andare in pensione nel 2022.

MISUREREQUISITINOTE
Pensione di vecchiaia67 anni di età e almeno 20 di contributiPer chi ha versato contributi dal 1996 in poi è necessario maturare un assegno di almeno 1,5 volte l’importo dell’assegno sociale
Pensione anticipata ordinaria42 anni e 10 mesi di contributi (uomini), 41 anni e 10 mesi di contributi (donne) 
Quota 10062 anni di età e 38 di contributiÈ possibile accedervi soltanto fino al 31 dicembre 2022, a chi ha maturato i requisiti entro il 2021
Quota 10264 anni di età e 38 di contributiDovrebbe essere abolita entro fine anno, vi si potrà accedere entro il 31 dicembre 2023
Opzione Donna58 anni di età (dipendenti), 59 anni di età (autonome) con 35 di contributiÈ stata appena prorogata per il 2023
Ape Sociale63 anni di età e un’anzianità contributiva dai 30 ai 36 anniÈ accessibile solo a determinate categorie di lavoratori. È stata appena prorogata per il 2023
Quota 41 per lavoratori precoci41 anni di contributi, di cui almeno uno versato prima dei 19 anni di etàÈ accessibile solo a determinate categorie di lavoratori
Pensione per lavori precociUn minimo di 61 anni e 7 mesi di età, con 35 di contributiÈ diretta a chi svolge lavori faticosi, in determinate condizioni o in orari notturni. Segue il sistema delle quote
Pensione anticipata contributiva64 anni di età e 20 di contributi, tutti versati dal 1996 in poiÈ necessario maturare un assegno che sia 2,8 volte l’importo dell’assegno sociale
Pensione di vecchiaia contributiva71 anni di età e almeno 5 di contributi, tutti versati dal 1996 in poi 
IsopensioneSpetta a chi entro 7 anni matura i requisiti per andare in pensioneSpetta soltanto ai dipendenti di grandi aziende, con almeno 15 impiegati e previo accordo con i sindacati
Contratto di espansioneEsodo anticipato fino a 5 anni dei lavoratori con assegno ponte a carico dei datori di lavoro 
Quando posso andare in pensione nel 2022? La tabella con le misure previdenziali in vigore

Come visto, oltre alla pensione di vecchiaia, che è la soluzione classica, vi sono diverse misure anticipate che tengono conto soltanto degli anni di contributi o che permettono l’uscita con un’età inferiore ai 67 anni previsti per la pensione di vecchiaia.

Nei prossimi paragrafi entreremo nel dettaglio dell’articolo e risponderemo alla domanda: quando posso andare in pensione nel 2022?

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Quando posso andare in pensione nel 2022: pensione di vecchiaia

Quando posso andare in pensione nel 2022? La prima possibilità è data dalla pensione di vecchiaia: per l’anno in corso e almeno fino al 31 dicembre 2024, i requisiti per accedervi sono fissati a 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi versati.

Per maturare i 20 anni di contributi è possibile cumulare in modo gratuito i contributi versati:

  • in tutte le gestioni INPS o nelle casse professionali;
  • i contributi versati in Paesi dell’Unione Europea o nei Paesi extra Unione Europea legati all’Italia da una convenzione internazionale;
  • i contributi figurativi per maternità, disoccupazione o servizio militare;
  • i contributi che derivano dal riscatto della laurea.

L’unico paletto previsto per la pensione di vecchiaia lo devono rispettare i lavoratori che hanno versato tutti i contributi dal 1° gennaio 1996 e che rientrano nel regime contributivo puro.

Per loro è necessario che l’assegno maturato sia almeno 1,5 volte l’importo dell’assegno sociale, nel 2022 fissato a 468,10 euro.

Quando posso andare in pensione nel 2022? Pensioni anticipate

Chi ha maturato 42 anni e 10 mesi (uomini) o 41 anni e 10 mesi (donne) può accedere alla pensione anticipata ordinaria, a prescindere dall’età anagrafica.

Altrimenti è sempre possibile accedere a Quota 100 o Quota 102. Anche se non è più in vigore, chi ha maturato i requisiti anagrafico-contributivi (62 anni di età e 38 di contributi) entro il 31 dicembre 2021, fino a fine anno può fare domanda per andare in pensione con Quota 100.

La misura è stata sostituita da Quota 102 (64 anni e 38 di contributi): questa rimarrà in vigore fino al 31 dicembre 2022 e potrà essere sfruttata entro tutto il 2023, da chi soddisfa i requisiti entro l’anno in corso.

Un’altra soluzione anticipata è Opzione Donna. La misura dedicata esclusivamente alle lavoratrici, permette di andare in pensione con 58 anni di età (dipendenti) o 59 anni di età (autonome) e 35 anni di contributi.

La soluzione è stata prorogata anche per il 2023, in ogni caso chi ha maturato i requisiti nel 2021, può accedervi nell’anno in corso. Ricordiamo che il calcolo dell’assegno avviene col sistema contributivo, quindi è particolarmente penalizzante in termini economici (taglio sull’importo del 20-25%).

Quando posso andare in pensione nel 2022: categorie tutelate

Esistono, poi, soluzioni anticipate indicate per categorie di lavoratori tutelate dallo Stato: parliamo dell’Ape Sociale, di Quota 41 per lavoratori precoci e della pensione per lavori usuranti.

Iniziamo dall’Ape Sociale, prorogata per il 2023. Vi si può accedere a 63 anni di età, con un’anzianità contributiva dai 30 ai 36 anni. È un anticipo pensionistico che accompagna il lavoratore o la lavoratrice fino all’età pensionabile (67 anni). Il suo importo è pari alla quota di pensione maturata dal richiedente e comunque non può essere superiore a 1.500 euro al mese.

Possono accedervi i disoccupati per licenziamento o dimissioni, i caregiver assistono da almeno 6 mesi il coniuge o un familiare entro il secondo grado di parentela con handicap grave, i lavoratori con una riduzione della capacità lavorativa pari o superiore al 74% (per tutti loro sono richiesti 30 anni di contributi) e gli addetti alle mansioni gravose (36 anni di contributi, ad eccezione dei lavoratori edili, 32 anni).

C’è poi la categoria dei lavoratori precoci: per loro è in vigore Quota 41, che la Lega vorrebbe adottare per tutti i lavoratori (ipotesi remota, se ne riparlerà tra un paio di anni).

I lavoratori precoci sono coloro che hanno versato almeno un anno di contributi prima dei 19 anni: con 41 anni di contributi possono andare in pensione. Ma la misura non è accessibile a tutti: spetta solo alle stesse categorie dell’Ape Sociale.

Alle due soluzioni si aggiunge la pensione per lavori usuranti, ovvero quelle professioni che richiedono particolari sforzi fisici compiuti in determinati contesti o in turni di notte.

Questa pensione segue il sistema delle quote. Con Quota 97,6, possono andare in pensione i lavoratori dipendenti che hanno compiuto 61 anni e 7 mesi di età e versato 35 anni di contributi. Per gli autonomi c’è Quota 98,6 (62 anni e 7 mesi di età e 35 di contributi).

Anche chi svolge lavori notturni può andare in pensione con questa misura previdenziale. Con Quota 98,6 spetta ai lavoratori dipendenti di 62 anni e 7 mesi, con 35 di contributi, che hanno svolto dai 72 ai 78 turni di notte in un anno, mentre con Quota 99,6 spetta ai lavoratori autonomi con gli stessi turni di notte e ai lavoratori dipendenti, che hanno svolto dai 64 ai 71 turni di notte in un anno.

Infine, con Quota 100,6, via libera ai lavoratori autonomi, con 64 anni e 7 mesi di età, 35 di contributi e dai 64 ai 71 turni di notte effettuati durante l’anno.

Quando posso andare in pensione nel 2022: pensioni col sistema contributivo

Il nostro sistema previdenziale prevede due formule dedicate soltanto a chi ha versato anni di contributi dal 1996 in poi e rientra nel sistema contributivo puro.

La pensione anticipata contributiva, accessibile con 64 anni di età e 20 di contributi, a patto che tutti siano stati versati dal 1996 in poi e che l’assegno maturato sia almeno 2,8 volte l’importo dell’assegno sociale.

Per quanto riguarda la pensione di vecchiaia contributiva, questa spetta a chi ha compiuto 71 anni di età e ha versato almeno 5 anni di contributi dal 1996 in poi.

Quando posso andare in pensione nel 2022
Quando posso andare in pensione nel 2022? Soluzioni e requisiti.

Quando posso andare in pensione nel 2022: Isopensione e contratto di espansione

Quando posso andare in pensione nel 2022? Rimangono le ultime due misure, simili tra loro: l’Isopensione e il contratto di espansione.

L’Isopensione è fruibile nelle grandi aziende (con più di 15 lavoratori dipendenti), che sono interessate ad anticipare la pensione a una parte del personale in servizio.

La misura spetta ai lavoratori che entro 7 anni raggiungeranno i requisiti per la pensione di vecchiaia. La Legge di Bilancio del 2021 ha confermato l’Isopensione almeno fino al 2023, ma ricordiamo che per accedervi è necessario un accordo di esodo tra l’azienda e le organizzazioni sindacali.

Inoltre parliamo di una misura piuttosto costosa per il datore di lavoro, che dovrà anticipare l’assegno pensionistico e i contributi al lavoratore, fino all’età per la pensione.

Il contratto di espansione, invece, è stato introdotto dal decreto Crescita del 2019 e successivamente ampliato. Arriva in soccorso delle aziende che hanno intenzione di riorganizzare il personale in servizio.

Sempre tramite l’accordo con le rappresentanze sindacali il contratto di espansione comprende la cassa integrazione e l’esodo anticipato fino a 5 anni dei lavoratori con assegno ponte a carico del datore di lavoro; un piano di formazione e riqualificazione per chi rimane in servizio e un piano di assunzioni che agevoli il turnover tra vecchi e nuovi lavoratori.

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