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Pensione a 61 anni con quota flessibile: come funzionerebbe

Pensione a 61 anni con quota flessibile: come funzionerebbe? Tante le soluzioni al vaglio del nuovo Governo, a convincere di più sarebbe la formula 61 anni con quota flessibile.

di Carmine Roca

Ottobre 2022

Pensione a 61 anni con quota flessibile: come funzionerebbe la proposta del nuovo Governo? Ne parliamo in questo approfondimento (scopri le ultime notizie e poi leggi su Telegram tutte le news sulle pensioni e sulla previdenza. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

Indice

Riforma delle pensioni: il tempo scorre

La riforma delle pensioni è uno dei punti cardine del programma del nuovo Governo. Sicuramente uno dei più impellenti, da risolvere entro fine anno.

Senza un intervento deciso da parte del nuovo esecutivo, dal 1° gennaio 2023 si tornerebbe alla Legge Fornero come unica soluzione alternativa alla pensione di vecchiaia.

Sono “in scadenza” entro fine 2022 tre opzioni previdenziali anticipate: Opzione Donna, l’Ape Sociale e soprattutto Quota 102.

Le proposte, come spiegato in diversi nostri approfondimenti sul tema, non mancano: a mancare, piuttosto, sono il tempo e le risorse economiche a disposizione.

Scopri la pagina dedicata a tutti i tipi di pensioni, sociali e previdenziali.

Nel corso della campagna elettorale, la Lega ha battuto forte su Quota 41 per tutti: l’uscita dal mondo del lavoro con 41 anni di contributi versati, a prescindere dall’età anagrafica del lavoratore o della lavoratrice.

L’idea del partito di Matteo Salvini convince a metà: è caldeggiata dai sindacati, ma costerebbe troppo allo Stato (circa 4 miliardi nel 2023, intorno ai 9 miliardi per entrare a regime).

Si è pensato anche a Quota 41 per tutti, ma con tetto di età: uscita con 41 anni di contributi, ma con almeno 60 o 61 anni di età. Da qui l’alternativa più praticabile: pensione a 61 anni con quota flessibile. Di cosa si tratta? Ne parliamo nei prossimi paragrafi.

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Pensione a 61 anni con quota flessibile e Quota 102 flessibile

Vi abbiamo spiegato che intervenire sulle pensioni in tempi rapidi è fondamentale per evitare il ritorno alla Legge Fornero, osteggiata dalla maggioranza dei partiti e soprattutto dal Centro-Destra.

Se Quota 41 per tutti non convince appieno considerati i costi di esecuzione, l’alternativa potrebbe essere a portata di mano: si chiama Quota 102, ma più flessibile.

Ad oggi la soluzione introdotta dal Governo Draghi dopo 3 anni di Quota 100 prevede l’uscita dal mondo del lavoro con 64 anni di età e 38 anni di contributi. Una misura, dunque, rigida, accessibile soltanto a una platea ristretta di beneficiari.

In tanti si sono chiesti che senso abbia consentire l’accesso a Quota 102 a chi ha 64 anni e 38 di contributi e vietarlo a chi ha 63 anni e 39 di contributi, o ancora a chi ha compiuto 62 anni e versato 40 anni di contributi?

E allora Quota 102 potrebbe essere smussata e resa più flessibile. Si potrà andare in pensione sommando gli anni di età con gli anni di contributi, a patto che il totale sia sempre 102.

Ad esempio potrebbe essere sfruttata dai lavoratori o dalle lavoratrici che hanno compiuto 61 anni di età e versato 41 anni di contributi, oppure da chi ha 65 anni e ha maturato 37 anni di contributi o ancora da chi ha 63 anni di età e 39 di contributi.

La proposta convince per due motivi: eviterebbe il ritorno alla Legge Fornero (42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini; 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne) e non comprometterebbe l’equilibrio dei conti pubblici.

Pensione a 61 anni con quota flessibile
Pensione a 61 anni con quota flessibile: come funzionerebbe?

Pensione a 61 anni con quota flessibile: come funzionerebbe?

Pensione a 61 anni con quota flessibile: come funzionerebbe? Negli ultimi anni il sistema delle quote è stato molto utilizzato, basti pensare a Quota 100 (62 anni e 38 di contributi) o a Quota 102. Ma si è trattato sempre di soluzioni per nulla flessibili e spesso penalizzanti.

La quota flessibile favorirebbe un ricambio generazionale di lavoratori, frenato dalla Legge Fornero: il numero di lavoratori con più di 60 anni di età è cresciuto sensibilmente negli ultimi anni. Sono quasi un milione e mezzo i lavoratori di età compresa tra i 61 e i 66 anni di età.

La nomina di Marina Calderone, ex presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro, a Ministra del Lavoro potrebbe favorire l’adozione di una pensione a 61 anni con quota flessibile, ipotesi elaborata, qualche mese fa, dalla Fondazione dei consulenti del lavoro.

Si potrebbe accedere alla pensione a 61 anni con quota flessibile, a patto di aver maturato almeno 35 anni di contributi e di raggiungere Quota 100 sommando l’età ai contributi (ad esempio 61 anni di età e 39 di contributi).

Questa misura, però, potrebbe prevedere delle penalizzazioni per evitare un grosso esborso economico da parte dello Stato.

Le alternative sono: ricalcolare, anche solo parzialmente, l’assegno della pensione con il sistema contributivo (ma l’idea non piace ai sindacati), oppure ridurre l’assegno per ogni anno di anticipo.

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