Pensione anticipata: come calcolo quanto mi spetta?

Pensione anticipata: come si calcola l'assegno mensile? Ecco la guida completa, in base ai vari sistemi di calcolo.

6' di lettura

Pensione anticipata: quanto mi spetta di assegno mensile? Requisiti e calcoli per l’importo: ecco una comoda guida per saperne di più (scopri le ultime notizie e poi leggi su Telegram tutte le news sulle pensioni e sulla previdenza. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

Pensione anticipata: opzioni

La pensione anticipata permette al lavoratore di uscire prima dal mondo del lavoro rispetto all’età necessaria per accedere alla pensione di vecchiaia (67 anni).

Ad oggi, le opzioni di pensione anticipata sono tre.

La pensione anticipata ordinaria (42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini; 41 anni e 10 mesi per le donne); la pensione anticipata contributiva (minimo 20 anni di contributi, 64 anni di età e un trattamento previdenziale pari a 2,8 volte l’assegno sociale) e Quota 100, in vigore fino al 31 dicembre 2021 e sostituita da Quota 102 (minimo 38 anni di contributi e 62 anni di età).

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Pensione anticipata: sistema interamente retributivo

La pensione anticipata può essere calcolata col sistema interamente retributivo, per i periodi fino al 31 dicembre 2011. Vale solo per chi vanta 18 anni di contributi prima del 31 dicembre 1995. Un sistema di calcolo destinato a svanire nei prossimi anni.

Il calcolo retribuito tiene conto di due quote. Quota A è per l’anzianità maturata fino al 31 dicembre 1992; Quota B è per l’anzianità maturata dal 1° gennaio 1993 in poi.

Per calcolare la Quota A vengono utilizzate regole diverse in base alla gestione di previdenza trattata, sia per il rendimento applicato a ogni anno di contributi, che per la determinazione della retribuzione di riferimento per il calcolo della pensione. Nel regime AGO (Assicurazione generale obbligatoria) il rendimento di ogni anno contributivo è pari a 2.

Per quanto concerne la retribuzione pensionabile, questa va ricercata in periodi di tempo che variano in base alla gestione previdenziale. Consideriamo gli ultimi 5 anni nel regime generale e nella gestione dei dirigenti; gli ultimi 10 anni per i lavoratori autonomi; gli ultimi 12 mesi per telefonici e autoferrotranvieri; il doppio degli ultimi 6 mesi per gli elettrici e l’ultima retribuzione costituita dagli elementi fissi e continuativi per i dipendenti pubblici.

Il calcolo della Quota B vede criteri armonizzati per le diverse gestioni: fino al 31 dicembre 1994 è uguale alla Quota A; per le contribuzioni versate dal 1995 in poi è pari al 2% all’anno in tutte le gestioni. Per quanto riguarda la retribuzione pensionabile, chi ha un’anzianità contributiva di almeno 15 anni, entro il 31 dicembre 1992, deve considerare gli ultimi 10 anni (15 per gli autonomi) di retribuzione o reddito.

Con un’anzianità contributiva inferiore ai 15 anni, entro il 31 dicembre 1992, il periodo di ricerca si ottiene sommando il precedente periodo di Quota A e l’anzianità contributiva successiva fino al momento del pensionamento.

Pensione anticipata: calcolo contributivo

Il calcolo contributivo è utilizzato da chi ha contributi versati esclusivamente dal 31 dicembre 1995 in poi, ma anche da chi opta per Opzione Donna o per la totalizzazione per la riunione gratuita dei contributi.

Il calcolo contributivo della pensione anticipata si struttura sul montante contributivo (la somma dei contributi accreditati nella gestione rivalutati in base al tasso di capitalizzazione) e sull’età del lavoratore, necessaria a individuare il coefficiente di trasformazione, che trasforma il montante contributivo in assegno pensionistico.

Per i lavoratori dipendenti il montante contributivo è costituito dalla somma dei contributi versati ogni anno, pari al 33% della retribuzione imponibile o accreditabile. Per i lavoratori autonomi, invece, l’aliquota attuale è del 24% sul reddito imponibile. Per la gestione separata vale il 33% per i soggetti ad aliquota piena assicurati esclusivamente alla gestione INPS; il 25% per i professionisti con partita Iva assicurati alla gestione INPS e il 24% per chi è iscritto ad altra gestione previdenziale o già pensionato.

Per esempio, il lavoratore dipendente accantona annualmente il 33% del proprio stipendio (il 23,81% è a carico dell’azienda per cui lavora, il 9,19% a suo carico). Con una fascia di retribuzione superiore ai 47.379 euro all’anno, il 10,19% è a carico del dipendente.

Per i lavoratori autonomi l’aliquota è fissata al 24% per gli artigiani (sale al 25% per quote di reddito comprese tra 47.379 e 78.956 euro all’anno), al 24,09% per i commercianti fino al 47.379 euro all’anno di reddito (25,09% sulla quota compresa tra i 47.379 e 78.965 euro annui).

L’età, invece, è compresa in una fascia che va da un minimo di 57 anni e un massimo di 71 anni. Per le età inferiori o superiori si prendono come riferimento i coefficienti previsti per i limiti di 57 o 71 anni.

Alla data del pensionamento, al montante contributivo si applica il coefficiente di conversione che varia all’aumentare dell’età. Per chi chiede la rendita a 57 anni, il coefficiente è pari al 4,186%. Per chi intende andare in pensione a 65 anni, il coefficiente è di 5,220%, mentre per chi arriva ai 67 anni il coefficiente è pari al 5,575%.

Facciamo l’esempio di un lavoratore che va in pensione con 67 anni di età e 300mila euro di importo accumulato, avrà diritto a una pensione di 16.725 euro all’anno, pari a circa 1.286 euro al mese, ritenute IRPEF escluse.

Pensione anticipata: calcolo misto

Il calcolo misto, che tiene conto del calcolo retributivo fino al 31 dicembre 2015 e di quello contributivo, per coloro che, al 31 dicembre 1995, hanno maturato meno di 18 anni di contribuzione.

Il calcolo è suddiviso in 3 quote:

  • quota A per l’anzianità maturata fino al 31 dicembre 1992;
  • quota B per l’anzianità contributiva maturata dall’1.1.93 al 31 dicembre 1995;
  • quota C per l’anzianità contributiva maturata dall’1.1.96.

Le quote A e B sono assoggettate al calcolo retributivo, mentre la quota C è assoggettata al calcolo contributivo.

Con l’avvento della Legge Fornero, ai lavoratori ai quali si applicava il calcolo retributivo, si applica il calcolo contributivo a partire dal 1° gennaio 2012.

Ai lavoratori si applica una clausola di salvaguardia: l’importo in pagamento deve essere individuato in quello inferiore che risulta da confronto tra la pensione mista Fornero e la pensione ottenuta valutando la contribuzione esistente col sistema retributivo.

Pensione anticipata
Pensione anticipata: come si calcola l’assegno mensile?

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